a caccia di beni rifugio

Il destino dell’oro dipende dai tassi reali

Il rally del metallo giallo è legato alle politiche accomodanti delle banche centrali e all’attesa di tagli da parte della Fed

di Andrea Gennai


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2' di lettura

Una delle particolarità sui mercati finanziari da inizio anno è stata la riscoperta dei beni rifugio. Il fenomeno è apparso inconsueto visto che gli acquisti sugli asset difensivi sono andati di pari passo al denaro sui segmenti di mercato più rischiosi. Acquisti generalizzati che hanno creato un po’ di disorientamento tra gli investitori. La domanda che serpeggia è se il ritrovato interesse per i beni rifugio, e in particolare l’oro (al top da 6 anni sopra 1.400 dollari l’oncia, con un rialzo del 10% da maggio), è destinato a durare anche per i mesi restanti oppure se è destinata a rientrare. Tutto dipende dalle banche centrali. Se l’orientamento resterà così accomodante, lo scenario per il metallo giallo resta positivo. L’orientamento degli esperti è positivo.

Il ruolo delle banche centrali

«In pochi mesi - spiega Antonio Cesarano, Chief global strategist di Intermonte Sim - siamo passati da uno scenario di normalizzazione delle politiche monetarie a un atteggiamento ancora accomodante. Il mercato ha chiesto, dopo la pesante correzione dell’azionario di fine 2018, e le banche centrali hanno risposto». La Bce sta scaldando i motori per un nuovo Qe mentre gli Usa dovrebbero mettere mano ai tassi con un taglio di 25 punti già a fine luglio oltre al blocco del quantitative tightening, ovvero il blocco in anticipo del taglio del bilancio della Fed.

«In questo scenario - continua Cesarano - l’oro trova un ambiente favorevole. Storicamente ha funzionato in chiave di bene rifugio nei momenti di tensione oltre che come strumento di protezione dall’inflazione. Il primo ruolo si è attenuato negli anni anche in presenza di crisi rilevanti. In assenza di preoccupazioni sull’inflazione, negli ultimi mesi l’oro è salito grazie ai nuovi orientamenti delle banche centrali e soprattutto in attesa di un nuovo Qe. Quest’ultimo non è solo ipotesi di scuola in Europa dopo le parole di Draghi a Sintra lo scorso 18 giugno». C’è un’altra variabile che ha riportato l’oro nei portafogli degli investitori anche istituzionali. La volatilità è drasticamente scesa negli ultimi anni, il metallo giallo è meno soggetto a movimenti violenti come in passato e questo ha attirato l’attenzione di gestori.

ORO

Dollari/oncia

Cresce la domanda fisica

Non bisogna poi dimenticare la dinamica dei tassi reali, al netto dell’inflazione. L’oro non paga cedole e quando i tassi reali arretrano torna di interesse per gli investitori. Il tasso reale Usa decennale è sceso sotto lo 0,3%, ai minimi da oltre 2 anni. Infine cresce la domanda di metallo giallo. «Oggi - conclude Cesarano - l’ammontare di oro fisico legato agli Etf è al top da metà 2013 quando l’oro stava a 1.700 dollari mentre oggi i prezzi sono in area 1.400». Nel primo trimestre, come reso noto dal World Gold Council, la domanda di oro da parte delle banche centrali si è confermata forte, con un aumento di 145,5 tonnellate. Si tratta del valore più elevato da sei anni a questa parte.

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