TECNOLoGIA

Il difficile matrimonio tra automobili e smartphone con Android Auto di Google che fa le bizze

L’integrazione tra device e sistemi di infotainment

di Mario Cianflone

3' di lettura

integrazione auto smartphone. è questo il tema chiave dell’evoluzione dei sistemi di bordo, probabilmente croce e delizia dei costruttori di vetture e che mette in rotta di collisione industria automotive e produttori di device.

Un punto chiave: la sicurezza. Smanettare con lo smartphone mentre si guida è inammissibile, dunque occorrono sistemi che permettano di gestire e integrare il telefonino con la vita di bordo, e la tecnologia in tal senso non manca, ma c’è un ma: è decisamente migliorabile.

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Tutto parte dallo smartphone, che è il dispositivo più evoluto che abbiamo in tasca: è in grado di gestire musica, app di streaming, anche podcast e navigazione stradale Gps, in modo efficiente e spesso di gran lunga migliore rispetto ai sistemi di bordo di marchi blasonati di passaporto tedesco. Per non parlare poi di cose banali come le telefonate in viva voce o più critiche per la sicurezza come la messaggistica (Whatapp su tutti). La soluzione è instaurare un dialogo, una proiezione tra lo smartphone e il sistema di infotainment in modo da replicare sullo schermo dell’auto le app necessarie (e solo quelle ) durante la guida.

Due le tecnologie di base: Android Auto per smatphone equipaggiati con il sistema operativo di Google e Apple CarPlay per gli iPhone. Il funzionamento è simile, ma con alcune differenze. Apple permette l’utilizzo di Google Maps (probabilmente il miglior navigatore esistente anche per la qualità dell’infotraffico) e Waze (app sempre di Google).

Android Auto, invece è chiuso, solo con l’ultima release permette l’utilizzo app di terze parti per la navigazione e fra queste spicca Sygic. CarPlay e Android Auto sono presenti entrambi sulle vetture di ultima generazione (anche Bmw si è arresa e ora usa il suo System 7 compatibile anche con gli smartphone di Google oltre che con quelli della mela). Ci sarebbe anche una terza piattaforma di integrazione, battezzata MirrorLink, ma è ormai uscita dalla scena. E veniamo al nodo centrale: i comandi vocali. Apple Car Play sfrutta Siri mentre Android Auto si appoggia a Google Assistant.

Le perfomance nell’interpretazione dei comandi non sono eccellenti e quelle di Google hanno esibito più di un bug. Per circa 9 mesi, fino allo scorso dicembre, Google era diventato incapace di pronunciare in italiano i messaggi di testo (funzione text to speach) con un risultato comico e irritante. In pratica parlava come Stanlio & Onlio. Google ha impiegato troppo tempo per correggere il baco, creando problemi anche alla rete di assistenza delle case automobilistiche che però non potevano fare nulla salvo sentire, da innocenti, le rimostranze dei clienti. Ecco perché le case auto non amano il software che arriva da fuori senza controllo. Va anche detto che nei prossimi mesi vedremo crescere il ruolo di un altro (e ben funzionante) assistente vocale: Amazon Alexa. Il gigante guidato da Jeff Bezos oltre che sul mercato Oem (primo equipaggiamento) punta sull’aftermarket con Echo Auto, un piccolo device che permette di far salire Alexa anche a bordo di auto vecchie.

L’utilizzo di interfacce per l’integrazione smartphone - auto però non è esente da criticità. In primo luogo in plancia coabitano due sistemi che non dialogano e che lavorano in parallelo. Da una parte, quello di serie, con una grafica spesso attraente, magari pagati fior di soldi, e con assistenti vocali che, soprattutto in italiano, servono poco o nulla (ma in qualche caso agiscono anche su comandi vettura come quelli del clima). Dall’altra, Android Auto e CarPlay, dalla grafica discutibile, rendono ogni auto uguale all’altra, vanificando scelte di stile di interfaccia utente e sviluppo software fatto dalle case auto.

Alcuni brand (Fiat con la 500 elettrica) iniziano a usare il sistema operativo Android Automotive (da non confondere con Android Auto) che offre un’integrazione nativa con lo smartphone e i servizi di Google. Non mancano anche gli approcci radicali e smart come quello di Dacia, che offre la possibilità sulla nuova Sandero di utilizzare il proprio smartphone come display del sistema di bordo.

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