il censimento istat delle imprese

Il digitale chiave di accesso alla crescita

di Gian Carlo Blangiardo


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(Fotolia)

2' di lettura

La digitalizzazione è sicuramente un aspetto rilevante per la competitività delle imprese, soprattutto in un contesto globale. Nel nostro Paese, a causa dalla prevalenza di unità di piccola dimensione anche nell’industria, le tecnologie digitali, per essere pervasive, devono essere accessibili a unità economiche che sono relativamente poco complesse dal punto di vista organizzativo e con disponibilità limitate di risorse economiche e manageriali.

Le analisi sviluppate dall’Istat mostrano che due terzi delle imprese italiane sono classificabili come “indifferenti” alla digitalizzazione dei processi produttivi, ritenendo l’Ict poco rilevante ai fini della propria attività. Viceversa, sono molto poche (solo il 3%) quelle che possiamo definire “digitali compiute” (alto capitale umano e fisico e alta digitalizzazione). Tra questi due profili estremi emergono ampi segmenti con un potenziale di digitalizzazione da stimolare; ad esempio, le imprese cosiddette “sensibili” (media digitalizzazione, medio-alto capitale) costituiscono un’area di interesse ai fini di una rapida accelerazione della transizione digitale, mentre altri profili, vincolati soprattutto da un basso livello di capitale, mostrano prospettive positive su un orizzonte temporale più ampio.

Un altro aspetto è che il rendimento dell’Ict sembra dipendere in modo cruciale dall’investimento in asset complementari, senza i quali i vantaggi dell’adozione di nuove tecnologie risultano compromessi; il riferimento è alla ridefinizione dei processi organizzativi nell’impresa e alla qualità del capitale umano impiegato. Alla propensione delle imprese verso la digitalizzazione dei processi produttivi concorrono vari fattori di stimolo, endogeni ed esogeni al mercato. Tra quelli avvertiti come più rilevanti per l’attività aziendale nel biennio 2017-2018 figurano agevolazioni, finanziamenti e incentivi fiscali; seguono infrastrutture, connessioni in banda ultra larga e, con percentuali più contenute, un’autonoma strategia di digitalizzazione dell’impresa, inserimento o sviluppo di nuove competenze digitali e una maggiore capacità della pubblica amministrazione di promuovere iniziative digitali. Nel caso delle aziende di grandi dimensioni, assumono rilievo anche elementi “interni”: l’esigenza di definire una strategia digitale e la necessità di assicurare che il personale abbia le competenze necessarie a gestire il processo di digitalizzazione.

Data la rilevanza del tema per lo sviluppo del Paese, l’Istat ha deciso di investire nell’approfondimento della misurazione delle dotazioni e dei comportamenti delle imprese in questo campo, utilizzando il Censimento permanente delle imprese, avviato a maggio e ora in esecuzione. La rilevazione riguarda un ampio campione di imprese (280mila) e, per quanto riguarda la misurazione della transizione digitale, adotta un approccio inedito che focalizza l’attenzione su innovazione, digitalizzazione, piattaforme digitali, competenze digitali. Particolare interesse è posto sulle competenze digitali (livello attuale e da raggiungere), sugli effetti della digitalizzazione per competenze, mansioni e qualifiche, sulle strategie del personale conseguenti all’adozione di tecnologie digitali.

Il tema della propensione alla trasformazione digitale è rilevante e strategico per la crescita, tenuto conto che proprio la scarsa diffusione delle tecnologie dell’informazione e comunicazione è stata spesso indicata come una delle cause della modesta dinamica della produttività osservata negli ultimi due decenni nel sistema economico italiano.

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