Attualita

Il digitale come motore del rilancio economico e della occupazione

di Celestina Dominelli

3' di lettura

Che il digitale sia stato un alleato cruciale nel pieno dell’emergenza sanitaria lo dice, con la consueta chiarezza, Emma Marcegaglia che presiede il B20 - il più autorevole tra i gruppi di ingaggio ufficiali istituiti dal G20, riservato alle imprese e alle loro organizzazioni di rappresentanza -, e che ieri ha aperto il Dialogo B20-G20 dedicato alla trasformazione digitale in vista del meeting del G20 su Innovazione e ricerca, di scena a Trieste il 5 e il 6 agosto, al quale parteciperà il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, ospite d’onore all’appuntamento di ieri. «In questo momento - ha spiegato Marcegaglia che ieri ha presieduto anche il Dialogo B20-G20 sul women empowerment (si veda altro articolo) - è chiaro a tutti che la pandemia di Covid-19 ha rafforzato il ruolo fondamentale delle tecnologie digitali come pilastro della resilienza globale. La trasformazione digitale è un motore chiave dello sviluppo economico, una leva fondamentale nella lotta ai cambiamenti climatici, un potente fattore di inclusione sociale, ma anche un enorme vettore di creazione di posti di lavoro». Una leva assai significativa, quindi, ha chiarito ancora la presidente del B20, tanto che «tecnologie come intelligenza artificiale, internet delle cose, cloud e quantum computing, stanno crescendo a livello globale a un ritmo senza precedenti, creando nuove opportunità per governi, aziende, clienti e cittadini».

Non è un caso, quindi, che al digitale sia stato dedicato un pacchetto di risorse significativo nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (il 27% del totale) con un impegno trasversale sulle varie missioni che permea l’impianto dell’intero Recovery Plan. Anche perché, come ha ricordato Maximo Ibarra, che guida la task force Digital Transformation del B20, chiamata a condividere le priorità dell’ecosistema digitale in vista dello snodo della prossima settimana, oltre il 60% del Pil sarà abilitato dal digitale entro il 2022 e il digitale contribuirà a ridurre del 15% la produzione globale di CO2 entro il 2030. Per liberare questo potenziale, però, sono quattro le raccomandazioni di policy da implementare, illustrate ieri da Ibarra e che arriveranno sul tavolo del G20: «Ridurre le disuguaglianze di connessione, promuovere la fiducia nell’ecosistema digitale e investire nelle competenze digitali, sostenere lo sviluppo digitale nel pubblico e nel privato e promuovere una società pronta al digitale e più inclusiva». Consapevoli che è possibile sfruttare strumenti già disponibili. Perché la task force, con un approccio assai pragmatico e per la prima volta in seno ai diversi B20, ha prodotto una “libreria” concreta di casi d’uso a livello mondiale per i servizi digitali, già operativi nel mondo, Italia compresa, e che hanno modificato i processi produttivi nei settori tradizionali, dall’agricoltura all’automotive, dalla sanità all’energia, a conferma di quanto il digitale acceleri la competitività di tutta l’industria.

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Certo, la strada da fare è ancora parecchia. E il ministro Colao non nasconde le difficoltà: «La sfida digitale porta con sé quattro grandi sfide chiave che siamo chiamati ad affrontare. La prima è infrastrutturale - è il suo messaggio - perché ci impegna a migliorare la portata della rete e la qualità della connessione. La seconda riguarda la fiducia e ci esorta a promuovere condizioni paritarie per gli operatori di mercato, rafforzando allo stesso tempo l’equità e la trasparenza per i consumatori. C’è poi una sfida di cooperazione, perché è essenziale trovare il giusto equilibrio tra intervento pubblico e scelte private, al fine di favorire l’innovazione di lungo periodo e la crescita economica. L’ultima, ma non per importanza, è una sfida fondamentale di conoscenza e competenze per una forza lavoro pronta al digitale». E, per affrontarle e vincerle, la presidenza italiana scenderà subito in campo, già all’incontro di Trieste, per cominciare a ridurre il divario, proponendo ricette concrete e non dichiarazioni d’intenti. Perché su un punto tutti gli operatori sono concordi: occorre intervenire subito, aumentando gli investimenti e armonizzando le regole. E senza tralasciare i nodi, come sintetizza il presidente e ceo di Ericsson, Borje Ekholm: «Decisori e leader politici pongano il tema dell’accesso alla connettività al centro dei loro sforzi economici».

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