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Il digitale «re» delle Ipo aspettando Uber e Airbnb

di M.Val.

(Afp)

2' di lettura

Spotify non è stato il primo - il 2018 è cominciato con un massimo da tre anni nelle Ipo - e non sarà l’ultimo. Nel secondo trimestre i collocamenti azionari iniziali programmati sono al momento almeno 62, con l’obiettivo di raccogliere 14 miliardi di dollari. Tra i maggiori, alcuni non sono di gruppi hi-tech e parecchi hanno sapore internazionale, quali la controllata statunitense del colosso assicurativo francese Axa - che cerca tre miliardi - e Vrio, «braccio» di AT&T che fornisce Tv satellitare in Brasile, Argentina e Colombia - a caccia di 1,5 miliardi. Ma la frontiera teconologica promette di rimanere tra le più calde.

I terremoti di Borsa non hanno fermato un ritorno della fame di mercato, in particolare di società attive sulla frontiera digitale. Una rapida panoramica annovera società già reduci da filing con la Sec, quali Pluralsight, un «unicorno» - vale a dire gruppo dalla valutazione ultramiliardaria - dedito alla tecnologia per l’istruzione con sede nello Utah. Documentazione che rende potenzialmente imminente uno sbarco è stata presentata anche da DocuSign, nelle firme elettroniche, come da Zuora, nei servizi di fatturazione per abbonamenti. E ancora da Smartsheet, gruppo di cloud collaboration software per il business, e da Pivotal, nelle app sempre via cloud. Sbarchi in Borsa sono inoltre considerati da startup quali Bloom Energy, nelle tecnologie di fuel cell, Survey Monkey, nei sondaggi online, Glassdoor, marketplace per posti di lavoro e assunzioni e Adaptive Insights, nel software per la gestione finanziaria. Spesso, anche in questi casi, in gioco ci sono valutazione miliardarie. Senza contare, all’orizzonte più distante, i 171 “unicorni” ancora incerti sul loro futuro azionario compresi Uber e Airbnb - abbastanza da tener vivi a lungo gli appetiti.

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Se volatilità o correzioni non geleranno i nervi di aziende e investitori, i prossimi mesi promettono così di prendere il testimone da un inizio d’anno già convinto quando si tratta di collocamenti. A fine marzo il grande colpo era stato la quotazione del protsgonista del cloud storage Dropox, capace di un rialzo del 35% nel primo giorno di scambi a 28,48 dollari che ad oggi ha saputo difendere, oscillando sui 30 dollari. Renaissance Capital ha contato in tutto 43 Ipo in tre mesi sulla piazza americana, con una raccolta al massimo da tre anni pari a 15,6 miliardi, superiore ai 10,9 miliardi del trimestre precedente già record da un biennio.

La leadership tecnologica di queste Ipo è stata indiscussa. Nove dei 43 sono stati di società tech, secondi per numero alle spalle del settore sanitario ma in grado di rappresentare ben il 40% della raccolta. Solo due, in aggiunta a Dropbox, sono stati di aziende tech americane, Cardlytics e Zscaler, confermando l’attrazione globale esercitata da Wall Street.

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