LA DENUNCIA

Il direttore della Normale di Pisa: donne discriminate in università, ora basta 

di Alberto Magnani

Vincenzo Barone, direttore della Scuola normale di Pisa (Imagoeconomica)

3' di lettura

«Se promuoviamo una donna, ti vengono a dire che è lì “per altri meriti”. Non lo tollero più». Il direttore della Scuola normale di Pisa, il chimico Vincenzo Barone, conferma al Sole 24 Ore lo j’accuse contenuto nella sua intervista al Quotidiano nazionale. Barone, approdato alla guida della scuola superiore d’eccellenza dopo 40 anni alla Federico II di Napoli, denuncia una discriminazione di genere che avviene su due livelli. Il primo è quello della «ridda di sospetti» scatenati addosso ai candidati sgraditi nei vari concorsi, con un accanimento particolare per quelle di sesso femminile: «Agli uomini viene contestato di essere i portaborse di qualcuno - spiega Barone - Alle donne sempre di essere le amanti, negando loro la dignità intellettuale: una cosa che non sopporto. Siamo arrivati a ricevere lettere anonime, una situazione oltre il livello di guardia». Il secondo livello di discriminazione, spiega Barone, è «più sottile» e riguarda gli equilibri interni alle comunità.

Tradotto: un corpo accademico di soli uomini tenderà a privilegiare candidati uomini, almeno fino a che le differenze di curricula non sono macroscopiche. Ma non è “solo” una questione che colpisce le donne, dice Barone: «Si discrimina anche per motivi di orientamento sessuale - dice -. E in generale tutte le comunità più deboli». In Normale, quando Barone è arrivato nel 2016, la contabilità era sconfortante: 31 uomini e 4 donne. Il direttore ha annunciato come una notizia clamorosa l’arrivo di Annalisa Pastore, «prima donna ordinario alla classe di scienze (le altre due sono di Lettere e Scienze sociali, ndr) in oltre 200 anni di storia».

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Concorsi pubblici? Non li fanno gli algoritmi
Barone ha ricevuto varie obiezioni, a partire da chi fa notare che i «concorsi dovrebbero essere pubblici». Un rilievo ovvio, ma indebolito da un dato di fatto: «I concorsi non sono svolti da algoritmi. E per fortuna - dice Barone - Ci sono elementi di specificità, soprattutto in un contesto come il nostro, che devono essere valutati in maniera più discrezionale». Il problema è quando la «discrezionalità» viene influenzata dal doppio livello di discriminazione che entra in gioco, indirizzando la scelta della commissione verso una scelta che non dà pieno merito ai candidati. «Nel caso delle “voci” sulle donne si parla di un fenomeno volgare e intollerabile - spiega -. Ma forse il secondo meccanismo è anche più subdolo, perché colpisce le comunità deboli senza farsi notare». Neanche la Normale di Pisa, istituto di eccellenza collegato all’Università di Pisa, è immune da un fenomeno che si riproduce su scala maggiore in tutto il mondo accademico italiano.

A Palazzo della Carovana, sede storica dell’istituto, gli “altri” problemi di raccomandazione e nepotismo rimangono sullo sfondo, grazie a criteri di selezione rigidi: «Qui non si fa carriera interna, nel senso che si tende a non promuovere al gradino successivo chi viene da qui . C’è una selezione dall’esterno» precisa Barone, a sua volta reduce da una carriera svolta quasi per intero lontano da Pisa. Lo stesso non è valso, almeno per ora, con la discriminazione di genere. Barone ha fatto approvare due anni fa un regolamento dove si invitano a privilegiare le candidature che «favoriscono la diversità» nella Scuola, attuando una discriminazione positiva che dovrebbe dare i suoi frutti. A tempo debito. Per ora guarda le reazioni suscitate dalla sua denuncia e rileva, soprattutto sui social network, gli stessi germi del «clima di sospetto» che intralcia le carriere accademiche femminili. E non solo. «C’è gente che scrive “Per diventare direttore della Normale, deve essere colluso col potere” - racconta -. Se mi chiedessero cosa ho fatto per essere qui, potrei tirare fuori tutte le carte. Ma come fai a rispondere a un livello così?».

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