autorità francese per la privacy

Il diritto all’oblio non può avere confini nazionali

di Francesca Milano


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(EPA)

2' di lettura

Il diritto all’oblio non può avere confini nazionali né continentali. Questa è l’idea del Cnil, l’autorità francese per la privacy, che ha chiesto a Google la rimozione totale dei contenuti per i quali gli utenti hanno fatto domanda di cancellazione invocando il diritto all’oblio. Secondo il Cnil le rimozioni non possono essere “limitate” ma devono essere globali per salvaguardare il diritto alla privacy delle persone. Questo perché gli utenti esperti di internet potrebbero facilmente aggirare il dominio nazionale di Google in cui avviene il delisting e avere così accesso alle notizie cancellate.

Il Cnil aveva emesso una decisione che nel maggio 2016 chiedendo di deindicizzare i risultati di ricerca su scala globale. Google aveva appellato quella decisione al Consiglio di stato francese che oggi, condividendo i dubbi sull’effettiva competenza dell’autorità francese, ha rimandato la decisione alla Corte di Giustizia Europea che si dovrà esprimere a riguardo.

Secondo la Reuters Google ha sostenuto che «bisogna trovare un equilibrio tra il diritto alla privacy e la libertà di espressione», affermando «che tali rimozioni non vanno al di là dell’Europa e nei Paesi con leggi diverse in materia».

La controversia è sorta nel 2014: dopo una richiesta di cancellazione di contenuti in base al “right to be forgotten”, ossia il diritto a essere dimenticato, Google aveva provveduto all’eliminazione dei risultati della ricerca, ma solo nei suoi siti europei come Google.de in Germania e Google.fr in Francia, sostenendo che la cancellazione totale avrebbe potuto costituire un pericoloso precedente sulla portata territoriale delle leggi nazionali.

«Sin dal 2014 - ha dichiarato Peter Fleischer, consulente globale di privacy di Google - ci siamo impegnati per implementare in modo attento e completo in Europa quanto previsto dalla sentenza sul diritto all’oblio. Negli ultimi 18 mesi, abbiamo difeso l’idea che ciascun Paese debba poter bilanciare libertà di espressione e privacy nel modo che ritiene più opportuno, e non nel modo scelto da un altro Paese. E lo stiamo facendo perché vogliamo assicurarci che le persone abbiano accesso al contenuto che è legale nel loro Paese. Continueremo a sostenere la nostra causa di fronte alla Corte di Giustizia Europea».

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