Copyright

Il diritto d’autore diventa asset digitale su blockchain

Siae avvia il percorso per la gestione del copyright sulla infrastruttura di Algorand basata sulla «proof of stake», più economica e meno energivora

di Pierangelo Soldavini

AP

3' di lettura

Il mercato mondiale della musica ha sofferto l’emergenza pandemica nella componente dal vivo, ma la parte discografica è cresciuta del 7% a 21,6 miliardi di dollari, con un flusso ancora saldamente in mano alla grandi major . Ma qualcosa sta cambiando in prospettiva, almeno per quanto riguarda il diritto d’autore, che in futuro potrebbe tornare nel controllo degli autori. Grazie agli Nft, i”token non fungibili” che stanno rivoluzionando il mondo dell’arte e del collezionismo con quotazioni da capogiro.

L’ultimo caso è il tweet di Jack Dorsey, assegnato per 2,9 milioni di dollari, mentre sul mercato dell’arte anche Damien Hirst vuole giocare con gli Nft con una nuova opera fatta di 10mila immagini, il doppio del puzzle di Beeple che da Christie’s è stato battuto a 69,7 milioni.

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Ora anche i diritti d’autore scelgono la blockchain per guardare a un futuro nel segno della disintermediazione. A fare la prima mossa è la Siae italiana, la sesta società di collecting al mondo, che si è alleata con Algorand sfruttando la sua infrastruttura blockchain per veicolare e gestire il diritto d’autore sotto forma di asset digitali: questa settimana sono stati creati 4 milioni di Nft che rappresenteranno digitalmente i diritti degli oltre 95mila autori associati a Siae.

Roadmap della disintermediazione

Si tratta del primo passo di un percorso che parte dalla creazione di una banca dati decentralizzata, che costituisca un sistema univoco di identificazione degli autori. D’altra parte gli Nft altro non sono che rappresentazioni digitali, gestite sui blockchain, di un asset digitale. Che potrà anche essere fisico: finora sono stati utilizzati per opere d’arte digitali, criptogatti da collezione, video del basket Nba, collectibles.

La Siae ora li utilizza per incorporare i diritti connessi alle opere musicali, in un futuro neanche troppo lontano potranno essere utilizzati per la finanza o il mercato immobiliare.

Il primo passo è la tokenizzazione delle identità digitali degli autori, poi seguirà la digitalizzazione della banca dati delle opere con tutti gli attori con diritto al compenso fino alla gestione del conteggio delle riproduzioni: «Domani potremo fare tutto il percorso inverso dal playcount al pagamento dei diritti in maniera decentralizzata e automatica, semplificando un processo molto complesso - sintetizza Matteo Fedeli, direttore della divisione musica di Siae, artefice del progetto -: è una soluzione che risolve l’information gap attuale facendo emergere il valore per gli utenti finali, in nostro caso gli autori. L’informazione decentralizzata sfrutta un’infrastruttura scalabile che punta a riportare il valore in mano ai detentori dei diritti».

Consenso «proof of stake»

«Il valore aggiunto della blockchain è la trasparenza di tutti i passaggi, la sicurezza che evita manipolazioni e censure, la velocità delle transazioni, i costi ridotti e la semplicità», sottolinea Silvio Micali, docente di informatica al Mit, premio Turing e fondatore di Algorand: «La nostra soluzione ha anche elevata scalabilità, tale da permettere in futuro l’utilizzo per l’emissione e la gestione di beni più complessi, grazie anche alla possibilità di avere smart contract a livello di protocollo, che garantiscono una gestione molto rapida».

A differenza del bitcoin, in cui il meccanismo di consenso è caratterizzato dalla soluzione di complessi problemi crittografici, la cosiddetta “proof of work” che richiede altissima capacità di calcolo ed elevati consumi energetici, la blockchain di Algorand si basa sul proof of stake: con un meccanismo più “democratico” i certificatori del blocco sono scelti casualmente, su base crittografica, tra tutti i nodi della blockchain, vale a dire i possessori di token Algo.

Un sistema che di fatto diventa rapido, efficiente e decisamente meno energivoro. E già pronto anche per utilizzi in altri settori. Così un intermediario come Siae scommette su una visione di disintermediazione, in una logica open, aperta a tutte le altre società di collecting a livello mondiale.

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