Opinioni

Il (dis)ordine della professione contabile

di Marco Maffei

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Il Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili, Massimo Miani è al lavoro con i sindacati per una nuova proposta di suddivisione dell'Albo in settori di specializzazione. La proposta non è nuova e, in passato, il progetto si è arenato più volte a causa della difficoltà di attuazione.
La «professione contabile» è in continuo cambiamento. La sua tradizionale accezione (tenuta dei conti, predisposizione della comunicazione economico-finanziaria, revisione legale) ormai non rende giustizia alla contemporanea configurazione che essa ha assunto, avocando a sé una miriade di contenuti, talvolta difficilmente catalogabili sotto l'originaria etichetta «contabile».
In questo contesto, ben vengano le specializzazioni, soprattutto perché sono richieste dal mercato, ma non è strumento sufficiente alla crescita della professione se, al contempo, non si rivendica anche la loro esclusività.
Il commercialista si contende la scena con figure specialistiche assai «affini», come quella di consulente del lavoro, che può svolgere alcune task in comune. Poi ci sono gli avvocati e gli attuari, che in linea di principio non hanno una formazione contabile, ma possono iscriversi nel registro dei revisori legali dei conti. Ancora, si rintracciano figure tecniche che possono operare nell'area della contabilità, mediante l'appartenenza ad associazioni riconosciute dal Ministero dello Sviluppo Economico, regolamentate dalla normativa in materia di professioni non organizzate.
A tutto ciò va aggiunto che si assiste pure ad un proliferare di elenchi, ove il commercialista, seppur regolarmente iscritto in un albo (previo svolgimento di un tirocinio e sostenimento di un esame), deve registrarsi (dimostrando ulteriori qualificazioni conseguite) per poter esercitare in taluni ambiti che, in linea di principio, proprio l'iscrizione all'albo dovrebbe garantire. Si pensi al revisore dei conti degli enti locali, al manager dell'innovazione, al componente dell'organismo indipendente di valutazione.
Il proliferare di «nuove figure professionali contabili» è stato possibile anche causa della mancanza di una chiara e definita attribuzione di competenze esclusive ai commercialisti.
Lo sviluppo della «professione contabile» è strettamente dipendente dal ruolo dello Stato, che agisce come «creatore» di lavoro/opportunità e consente l'ideazione, il rafforzamento e l'indebolimento di gruppi professionali, intervenendo nei vari settori della vita sociale. Evidentemente, proprio a causa del ruolo giocato dallo Stato, l'affermazione della figura del commercialista si presenta come un percorso in salita.
Rispetto ad altre professioni ordinistiche ben più tutelate, per i commercialisti il processo di professionalizzazione appare incompiuto e non si concluderà con l'introduzione delle specializzazioni. Potrà perfezionarsi soltanto quando i commercialisti otterranno la piena autoregolamentazione della propria attività e del relativo mercato del lavoro, in modo esclusivo. Tutto ciò dovrà transitare gradualmente attraverso l'innalzamento di barriere legali all'ingresso e la promozione di forme di garanzia per il pubblico. Si otterrà così quel riconoscimento sociale da parte degli utilizzatori dei servizi erogati, che potranno riferirsi esclusivamente ad una definita categoria professionale.
È evidente che il processo di professionalizzazione è fortemente condizionato dal panorama politico. Il tema è di particolare attualità se si considera che in uno scenario innovativo, come quello attuale, sono sempre più forti le spinte verso il superamento della tradizionale connotazione burocratico-amministrativa della professione contabile, nella direzione di una configurazione più adatta a fronteggiare le sfide del futuro. Fattori come la digitalizzazione alla base della rivoluzione dell'industria 4.0 e le non più trascurabili pressioni intorno alle questioni ambientali e sociali ridisegnano i confini della relazione impresa-professionista, creando per quest'ultimo occasioni e sfide, che dovranno nel tempo fare nuovo «ordine» sul ruolo della futura professione contabile.

Marco Maffei

Professore Ordinario di Economia Aziendale
Dipartimento di Economia, Management, Istituzioni
Università degli Studi di Napoli “Federico II”


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