A Fermo

Il distretto del cappello punta sul lusso ma serve manodopera

di Michele Romano

  Circa 1.500 gli addetti delle 90 aziende del distretto del cappello

2' di lettura

Da un lato ci sono un solido rimbalzo della produzione e la consapevolezza che il futuro significa ancorarsi al mercato del lusso, dall’altro c’è una cronica mancanza di manodopera specializzata e giovani che guardano controvoglia a un lavoro che richiede una forte manualità.

Il distretto fermano-maceratese del cappello, che assorbe il 70% della produzione italiana ed è il primo a livello europeo, fa i conti con un ricambio generazionale praticamente inesistente: serve un robusto innesto di forze nuove sia tra gli imprenditori-artigiani che tra le maestranze. Ma non manodopera qualsiasi. «Passare da un prodotto medio-fine all’alta gamma, che è il segmento nel quale dobbiamo inserirci, è un salto molto ampio», spiega Paolo Marzialetti, titolare di Paimar e presidente nazionale del settore cappello della Federazione TessiliVari. Tra i circa 1.500 addetti delle 90 aziende del distretto, tutte rigorosamente artigiane e di piccolissime dimensioni, ci sono tante cucitrici che stanno per andare in pensione: «Non possono mollare perché non si trova chi ha la loro stessa manualità».

Loading...

Sulla carta ci sarebbero un centinaio di posti di lavoro, tutti quelli persi da quando è iniziata la pandemia. «La formazione classica e l’intervento delle agenzie interinali, così come i rapporti con gli istituti tecnici non bastano – avverte Marzialetti -: per favorire senza traumi il passaggio generazionale ad ogni livello di responsabilità, che è anche una spinta a una maggiore digitalizzazione sia dei processi produttivi che nella commercializzazione dei cappelli, abbiamo bisogno di formazione continua in-house, all'interno delle aziende e nei laboratori». Anche per sperare che il rimbalzo dei primi mesi di quest'anno si trasformi in crescita strutturale, dopo un 2020 in cui il fatturato è sceso a 80 milioni di euro (-20% rispetto al pre-covid).

Tutto passa per la domanda internazionale e, per le piccole aziende del distretto, nel dare sempre più sostanza alle vendite sulle piattaforme digitali, «agganciandosi ai grandi brand della moda, che ora presidiano con maggiore attenzione questo mercato». Insomma, si è ridotto il mercato dei cappelli di paglia o per quelli finiti e importati, (con Cina e Vietnam principali fornitori ndr.), i cui numeri sono legati ai flussi turistici, «il mercato mondiale pretende di innalzare la qualità del prodotto, di studiare forme di co-branding con aziende dell’abbigliamento e del lusso che scelgono di produrre nel distretto».

Sono le sfide future, che passano anche attraverso l’accordo di collaborazione con l’Ecuador per la fornitura delle campanas, i semilavorati intrecciati in quel paese che nel distretto marchigiano diventano i prestigiosi Panama made-in-Italy, la diffusione del marchio Marche the land of hat che si affianca a quello della Regione Marche 1M Marche Eccellenza Artigiana, la mostra del “Cappellaio pazzo” all'Istituto italiano di cultura di Bruxelles e il disciplinare di produzione per rendere più incisiva l’azione di marketing e promozione del distretto.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti