ARTIGIANATO

Il distretto del gioiello cresce con l’antica arte orafa calabrese

Sono 211 le aziende della regione che ripropongono la lavorazione tradizionale della Magna Grecia : dal piccolo laboratorio alle imprese che esportano nel mondo

di Donata Marrazzo

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Tradizione e modernità. La progettazione di un gioiello Sacco

Sono 211 le aziende della regione che ripropongono la lavorazione tradizionale della Magna Grecia : dal piccolo laboratorio alle imprese che esportano nel mondo


3' di lettura

La tradizione orafa calabrese parte da molto lontano, almeno dal diadema aureo di Hera Lacinia o dalla Gorgone Alata custodita nel museo archeologico di Crotone, testimonianze dei tesori della Magna Grecia. E le tipiche lavorazioni dell’epoca, come pure quelle romane e le bizantine ancora si tramandano. La tecnica della filigrana, ad esempio, si è mantenuta anche nell’arte orafa popolare, con i gioielli che ornano i costumi tradizionali delle donne di San Giovanni in Fiore e di altri centri della Calabria. Dalla provincia di Cosenza, a Crotone fino allo Stretto, si susseguono laboratori e show-room. Alcuni hanno storie secolari e fama internazionale. Sono 211 le aziende presenti nella regione: 78 nel cosentino, 16 a Catanzaro, 33 a Crotone, 71 a Reggio Calabria, 13 a Vivo Valentia. Nel 2020 solo una ha cessato l’attività. «Non siamo un polo industriale come quello di Vicenza, nei nostri laboratori non esistono catene di montaggio – spiega Michele Affidato, orafo crotonese e responsabile della categoria per Confartigianto - siamo piccole realtà artigianali ispirate dalle origini greche e bizantine della nostra terra». È sua la trasposizione preziosa, in anelli, bracciali e collier, del teorema di Pitagora.

Quello dell’oreficeria è un antico mestiere che affascina i giovani. Lo dimostrano gli aspiranti orafi che frequentano i laboratori dei grandi maestri: gli apprendisti e i tirocinanti di Gerardo Sacco, a Crotone, provengono dalle accademie e dagli istituti professionali che formano i tecnici dell’industria orafa. «È come 100 anni fa, i nostri laboratori sono scuole sempre vive – racconta Viviana Sacco, amministratrice unica dell’azienda di famiglia – ci vogliono almeno 4 anni prima che si possa arrivare al banco dell’oro. Prima si imparano le saldature, le rifiniture, le procedure per la fusione, l’uso di spazzole e pulitrici. Fino a qualche anno fa era un lavoro solo per uomini, ora sta conquistando anche le donne. Ne stiamo formando due, sono meticolose, determinate, concentrate». Ad essere richieste , in particolare, nuove figure professionali, come progettisti in 3D, per coniugare le tecniche del modellismo tradizionale con l'innovazione. La Gerardo Sacco ha al suo interno un settore dedicato. Quaranta dipendenti e due aziende, una per la produzione, l’altra per il commerciale, 200mila pezzi prodotti in un anno tra oro e argento: il fatturato supera i 7 milioni, «ma adesso è dura – spiega l’amministratrice – l'anno era partito bene, con un incremento della produzione del 40%. Il Covid ci ha fermati. Ma resistiamo, uniti. Molti dei nostri dipendenti sono in azienda da più di 40 anni. Il nostro è un progetto di famiglia. E restiamo laboratorio più che fabbrica, perché qui è più importante l’uomo della macchina».

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Nella bottega orafa di Gerardo Sacco, nata negli anni '60, si rinnovano nelle forme originali dei gioielli, i miti, le tradizioni e le leggende della Calabria e della Magna Grecia. Un’intera collezione è dedicata allo “stil novo” di Dante Alighieri. Le sue creazioni sono entrate nella storia del cinema e del teatro: il regista Franco Zeffirelli le ha portate alla Scala con il suo Don Carlo. Raffaella Curie sulle passerelle della moda. Le sue boutique – a Crotone, Lamezia, Reggio Calabria, Salerno e Roma – sono piccoli musei del gioiello. Più filologica la produzione orafa della famiglia Spadafora, che realizza come 300 anni fa jennacche(collane in filigrana tramandate da suocera a nuora), perne (giro di perle per grandi occasioni), spingule (spillone per fissare i copricapi), motrò (spilla da camicia). Giovanbattista, padre di Peppe e Giancarlo (ultima generazione in azienda), si è lasciato ispirare dal Liber Figurarum di Gioacchino di Fiore, trasformando in gioielli i disegni delle tavole teologiche florensi dell’abate. E ai suoi tempi scambiava nuove fedi nuziali e oggetti d’arte sacra con antichi monili di famiglia. Così oggi i Maestri Orafi Spadafora vantano una eccezionale collezione di ori antichi, 700 pezzi, di cui più della metà tutelati dalla Soprintendenza. Si attende la loro musealizzazione.

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