emergenza coronavirus

Il distretto della moda di Carpi pronto alla riconversione per produrre mascherine

Il tessuto è già stato individuato. Ora si attende l'esito dei test e il successivo via libera dell'Istituto superiore di sanità. A regime possibile una produzione di 250mila dispositivi alla settimana

di Natascia Ronchetti - Carpi (Modena)

(Seventyfour - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il tessuto c'è già. È un cotone puro al 100%, sterilizzabile. Adesso sono in corso i test per verificare se ha la caratteristiche adeguate per garantire protezione dal contagio da Covid-19. Grazie alla deroga prevista dal Governo potrà essere autocertificato. E con il via libera da parte dell'istituto superiore della sanità potrebbe fare del distretto della moda di Carpi, nel Modenese, un sistema di produzione di mascherine, per rifornire ospedali, Protezione civile, farmacie.

«Noi siamo pronti, aspettiamo solo l'esito dei test», dice Federico Poletti, uno dei tre soci fondatori di Staff Jersey, azienda del distretto che produce tessuti. Il tipo di cotone individuato arriva dalla sua attività di ricerca e sviluppo. Sono pronte anche le aziende che confezionano abiti e maglieria, che operano nella catena della subfornitura o che producono propri marchi.

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È così che il distretto del Modenese, un colosso della che conta più di 780 imprese, si prepara a riconvertire parte della produzione per dare un contributo al sistema sanitario travolto dall'emergenza.

Un progetto di filiera di cui tira le fila Carpi Fashion System, che riunisce Confindustria Emilia, Cna, Lapam-Confartigianato, Camera di Commercio di Modena e Comune di Carpi, con il supporto della locale Fondazione CR. Le aziende si sono messe a diposizione della filiera istituzionale individuata dal commissario straordinario per l'emergenza Domenico Arcuri. Non potranno produrre mascherine chirurgiche o FFP2, quelle necessarie ai medici dei reparti di terapia intensiva, ma potranno comunque garantire l'approvvigionamento di dispositivi di protezione.

«Tutto nel rispetto delle norme di fabbricazione rigorosamente indicate dal decreto 18 del 17 marzo scorso del premier Giuseppe Conte - dice il vice sindaco di Carpi Stefani Gasparini -. Gli imprenditori si sono resi disponibili ad avviare una produzione. Noi ci siamo, e questo testimonia la serietà e la qualità della nostra classe imprenditoriale che non ha esitato a farsi avanti per il bene dell'intero Paese».

I test sul tessuto individuato sono in corso in questi giorni nei due laboratori carpigiani che certificano la qualità dei tessuti, il Centro qualità tessile e Lart: devono compararlo con le mascherine attualmente sul mercato. Se ci sarà il via libera anche dalle istituzioni sanitarie, potrebbero essere già tagliati e confezionati da subito 40mila dispositivi, per arrivare a 100mila nei prossimi giorni.

«Per fare questo abbiamo già riconvertito cinque macchine - spiega Poletti -. L'idea è quella di avviare una produzione che a regime potrà raggiungere 250mila mascherine alla settimana. Siamo in tanti, ognuno di noi imprenditori può dare un contributo con le proprie competenze».

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