liguria

Il distretto della nautica fa rotta sui presidi difensivi

Non solo vele o bandiere: le imprese del diporto ora producono mascherine

di Raoul de Forcade

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I lavoratori della Canepa & Campi attrezzati contro il virus

Non solo vele o bandiere: le imprese del diporto ora producono mascherine


3' di lettura

Produttori di dispositivi di salvataggio per barche, velerie, aziende che creano bandiere, società di servizi e forniture per la nautica e perfino una maison di moda. L’insorgere dell’epidemia di covid-19 ha spinto numerose aziende liguri a riconvertire la produzione, indirizzandola verso la realizzazione di protezioni contro il virus, per lo più mascherine. Una task force composta da Regione Liguria, Confindustria, Cciaa, Cna, Confartigianato, Rina e Iit, intanto, è stata creata per dare supporto alle imprese (ne sono state individuate più di 40) che intendono seguire quella strada e reindirizzarsi sul materiale sanitario.

Tra quelle già partite c’è la Veleria San Giorgio di Casarza Ligure (nata nel 1926) che, a dispetto del nome, dalla fine degli anni ’70 fabbrica giubbotti di salvataggio e conta 25 dipendenti. «Con l’arrivo del virus – dice Anton Francesco Albertoni, patron dell’azienda – abbiamo dovuto ripensare la produzione italiana. Ci siamo resi conto che potevamo fare mascherine e abbiamo iniziato lavorando con la Asl 4, realizzandole in deroga, come prevede l’articolo 16 del dpcm 18/2020, del 17 marzo scorso. Ne stiamo facendo 3mila al giorno. Ma volevamo anche avere la certificazione dell’Istituto superiore della sanità, come prevede l’articolo 15 dello stesso dpcm, per allargare la produzione. Abbiamo presentato domanda e, anziché avere riscontro nei tre giorni previsti dal decreto, ne abbiamo attesi 15 e alla fine è arrivata una risposta parziale. Insomma, siamo già in balia della burocrazia». Anche la storica (1901) fabbrica di bandiere Canepa & Campi di Arenzano ha puntato sulle mascherine. «Col coronavirus – spiega Martino Muller, alla guida della società – il mercato si è azzerato e stavamo pensando di chiedere la Cig per i nostri dipendenti (12 persone, ndr). Proprio da loro, però, è partita la proposta di fare mascherine. Ci siamo attrezzati e ora ne produciamo 3mila giorno, con autocertificazione, come previsto dal dpcm del 17 marzo. Sono in tessuto ecotex tedesco, molto spesso, che può essere lavato e messo a bagno nel disinfettante. Per realizzarle abbiamo assunto due persone in più».

C’è, poi, chi sta già pensando a una produzione di mascherine glamour. Si tratta della maison Daphné di Sanremo, azienda che, dagli anni ’50, crea collezioni di abiti (ha vestito anche Grace Kelly e Dalida), di foulard e di profumi. «Nelle ultime settimane – afferma Barbara Borsotto, con la sorella Monica al vertice dell’azienda fondata dalla madre – abbiamo riconvertito la nostra attività producendo gratuitamente più di 700 mascherine, in “tessuto non tessuto” fornitoci dalla Asl 1, destinate a medici, operatori sanitari, comunità di Sant’Egidio, casa di riposo Chiossone e centri anti-violenza genovesi. Sono realizzate a mano, in sinergia anche con la veleria Zaoli Sails (che a sua volta ha riconvertito la produzione in mascherine, ndr). Col protrarsi dell’emergenza, abbiamo avviato la realizzazione di mascherine in cotone 100% sostenibile e traspirante, con caratteristiche antibatteriche. L’idea è di farne alcune personalizzabili su richiesta delle aziende e altre più glamour, magari abbinabili ai nostri foulard».

Sempre sul versante delle protezioni, la genovese Rimeta, società di servizi e forniture per la nautica, ha cominciato a produrre, con una riconversione degli impianti, la visiera protettiva in policarbonato trasparente Shield. «Si tratta, dice Luca Marano, titolare dell’azienda – di un progetto open source, con la condivisione immediata dei file e della scheda tecnica con tutti i produttori italiani che intendono replicare il progetto. Stiamo già fornendo migliaia di pezzi a società di salvamento e aziende ospedaliere a costi risibili (3 euro più Iva, ndr)».

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