Il riciclo del cashmere

Il distretto di Prato fa rivivere i filati pregiati

Filpucci e Filati Naturali, due storie di innovazione e impegno per la sostenibilità che hanno attratto anche i big della moda

di Silvia Pieraccini

La manifattura di Filpucci a Prato

2' di lettura

Se c’è un luogo in Italia in cui il riciclo di fibre tessili è un affare consolidato, al punto da esistere una storica filiera di lavorazioni e figure ad hoc, quello è Prato. La novità è che nel distretto tessile pratese, che dalla metà dell'Ottocento è specializzato nel riciclo della lana, si sta ora affermando una declinazione nuova, prestigiosa e attraente: la rigenerazione (o riciclo) del cashmere.

La locale Confindustria stima una produzione di 1.000 tonnellate all’anno di cashmere riciclato che, per una fibra di pregio, è considerata una quantità di rilievo. E la prospettiva - adesso che il settore moda guarda con crescente interesse alle produzioni ecosostenibili e che la qualità del rigenerato ha poco da invidiare alla fibra vergine - è lo sviluppo di questo segmento, spinto dalla domanda di mercato. Tra le aziende che producono filati di cashmere rigenerato (di solito presente al 70-95%, mai puro per l’impossibilità di garantire l’origine), destinati perlopiù alla maglieria, ci sono nomi leader del distretto pratese come Filpucci e Filati Naturali (gruppo Pecci), che li vendono a marchi internazionali, da Stella McCartney a Patagonia, da Zegna a Pangaia, e non solo.

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Da Filati Naturali 40 tonnellate di cashmere “eco” all’anno

Il rispetto dell’ambiente è assicurato dal risparmio di fibra vergine ma anche di acqua, energia e tinture, e certificato da enti internazionali come Grs (Global recycle standard). «Con l’azienda Filati Naturali produciamo circa 40mila kg di ecocashmere all’anno – spiega Pierluigi Marrani, amministratore delegato del gruppo Pecci - che proviene da maglie usate o da sottoprodotti di filatura, adeguatamente trattati dagli specialisti della filiera. È anche grazie al cashmere riciclato, che pesa per il 50-60% sul totale, se l’anno scorso Filati Naturali ha aumentato il fatturato del 7%, arrivando a 7 milioni».

Anche H&M acquista i filati rigenerati di Filpucci

Il cashmere rigenerato ha dalla sua pure il prezzo, solitamente più basso del 30-50% rispetto a quello fatto con fibra vergine. «Noi siamo stati i primi a Prato a fare cashmere riciclato 12 anni fa – spiega Federico Gualtieri titolare della Filpucci Filati – e siamo stati i primi a valorizzarlo. Oggi ne produciamo 90mila kg all’anno e siamo ripagati da decisioni come quella del gruppo H&M che, per il proprio marchio Arket, quest’anno ha utilizzato solo filati in cachemire rigenerato, acquistandone 24mila kg».

Filpucci è anche partner della catena di fornitura pre-consumer Reverso, che riutilizza scarti di lavorazione, pannelli e prove di tessitura, mai usurati né lavati, per fare un prodotto riciclato di alta qualità. Oggi più del 15% dei filati prodotti dall’azienda pratese è rigenerato. «Stiamo facendo una battaglia a livello europeo – conclude Gualtieri – per far capire che rigenerare un capo tessile non aggiunge inquinamento, anzi evita che quel capo debba essere smaltito nell'inceneritore». Per valorizzare i filati riciclati di Prato stanno nascendo i primi marchi di moda come il giovane “Rifò” che punta sull'economia circolare a km zero.

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