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Il distretto dello sportsystem vola Scarpe e bici trainano l’export

Per il monitor Intesa Sanpaolo nel I semestre l’incremento di domanda è stato del 25%. Lo scorso anno il sistema ha superato la soglia di 1,5 miliardi di esportazioni: la filiera corta premia

di Valeria Zanetti

Diversificare premia. Il distretto ha allargato la produzione agli articoli sportivi, all'attrezzatura bike e da sci, fino a scarponi doposci, sci, tavole da snowboard e biciclette

4' di lettura

Diversificare per continuare a crescere. In attesa dei giochi olimpici di Milano – Cortina 2026, che assicureranno ulteriore slancio ad una filiera di successo, in grado di produrre, esportare e garantire posti di lavoro nel Trevigiano e non solo. La ricetta è del distretto della Calzatura sportiva e Sportsystem di Montebelluna, core business nella fabbricazione di scarpe per ciclismo, motociclismo, trekking, outdoor e pattini a rotelle, basato sul territorio di 17 Comuni, dove sono insediate circa 570 realtà produttive, che occupano più o meno 6.300 addetti.

Il cluster via via ha allargato la propria specializzazione produttiva anche agli articoli sportivi, all’attrezzatura bike e da sci, fino a scarponi doposci, sci, tavole da snowboard, biciclette e accessori. La diversificazione ha portato al perfezionamento di competenze su ampia scala, che vanno dalla progettazione e design di moda, alle lavorazioni delle parti in plastica e legno per le calzature, allo stampaggio di materiali particolari: kevlar, carbonio e plastiche, fino agli accessori e all’abbigliamento sportivo.

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Secondo la direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, nel 2021 il distretto ha superato soglia 1,5 miliardi di euro di esportazioni, il 68% da calzature sportive e scarponcini per l’outdoor, il 19% da scarponi e doposci, sci e tavole da snowboard, il 13% da biciclette ed accessori per biciclette. Il rimbalzo delle vendite estere è stato rilevante rispetto al 2020 (+18,1%), consentendo un completo recupero del valore degli scambi che si è riportato ai livelli pre-pandemici (+2,9% sul 2019).

Nel primo semestre di quest’anno lo slancio alla crescita è proseguito con un incremento di domanda a prezzi correnti del +24,7% sul 2021 e del +25,6% sul gennaio-giugno 2019. Un risultato rilevante, anche al netto dell’effetto del rialzo delle quotazioni delle materie prime (intorno al +12,5% da gennaio a giugno 2022). Il segmento di scarponi, doposci, sci e tavole da snowboard, con oltre 167 milioni di euro (+ 58% sul primo semestre 2021) si è rilevato il più performante. Mentre le calzature sportive e per il tempo libero, che hanno hanno sfiorato i 600 milioni di euro di valore, hanno evidenziato un incremento del +17,1%.

I primi cinque mercati di sbocco, che sommano il 51% delle esportazioni, sono la Francia, la Germania, gli Stati Uniti, la Spagna e la Romania. In particolare, su quest’ultima destinazione per la parte delle calzature sportive sono attive importanti piattaforme produttive e logistiche verso i Paesi dell’Est. Questa produzione è largamente dipendente dall’estero (67% delle imprese): già prima del 2008 l’esternalizzazione ha raggiunto l’Est Europeo e più recentemente l’Est Asiatico (Vietnam, Cambogia e Myanmar). Nel distretto sono state mantenute comunque le fasi a più alto valore aggiunto, non solo progettazione e design, ma soprattutto R&S, sfociata nel tempo in un alto numero di brevetti.

Tra i mercati a più alto tasso di crescita, gli Stati Uniti si sono dimostrati determinanti nell’aumento delle vendite per gli scarponi da sci e doposci, degli sci e delle tavole di snowboard (+22 milioni di euro pari al +61% rispetto al primo semestre 2021), seguiti da Francia e Canada. La Germania invece ha trainato, insieme agli Stati Uniti ed Austria, gli acquisti di biciclette ed accessori, ed è stato il mercato dall’incremento più marcato nel primo semestre 2022 anche per le calzature sportive (+19% rispetto al primo semestre 2021), seguito da Romania (+36%), Francia (+12%) e Spagna (+19%). A cosa si deve il successo del distretto è presto detto. La competitività del cluster – secondo i ricercatori della direzione di Intesa - si fonda sulla fitta rete di scambi di subfornitura dalle prime fasi di lavorazione delle calzature per parti in plastica, tessuto e metallo, soddisfatta all’interno del distretto (quantificabile nel 50% per il comparto delle calzature e nell’80% per gli scarponi e gli articoli sportivi).

La possibilità di intrattenere rapporti frequenti con le altre imprese del distretto costituisce un punto di forza, soprattutto per la trasmissione del processo di innovazione. «Integrando qualità, innovazione e tradizione artigianale, il cluster si contraddistingue per i livelli di competitività raggiunti sui mercati internazionali, con brand riconosciuti e ricercati», commenta Francesca Nieddu, direttore regionale Veneto Est e Friuli Venezia Giulia Intesa Sanpaolo, istituto che continuerà a sostenere il cluster con prodotti e servizi dedicati come i finanziamenti S Loan, accordati su raggiungimento di obiettivi di sostenibilità, i green bond e le soluzioni a valere sul plafond di 8 miliardi di euro per la circular economy.

«In questo momento, le imprese si trovano anche a dover gestire costi inattesi con rischi di ricadute su produzione a occupazione», riconosce Nieddu. Un’emergenza su cui le banche cercano di intervenire con misure straordinarie, a sostegno della liquidità dei clienti e per favorire nuovi investimenti, in particolare in energie rinnovabili.

Le criticità della congiuntura devono essere superate in vista della scadenza olimpica, occasione unica di sviluppo per la montagna veneta e per le eccellenze produttive locali.

«I giochi si svolgeranno in un territorio caratterizzato da una filiera dello sport particolarmente sviluppata, che unisce in “doppia corda” le province di Treviso e Belluno con il distretto dell’occhialeria e dello Sportsystem», fa notare il presidente di Unioncamere Veneto, Mario Pozza. Lo sport ed il suo indotto contribuiscono già ora al Pil nazionale per il 2%, la voce di spesa per abbigliamento e calzature si aggira intorno ai 6,7 miliardi di euro seguita dalle spese vere e proprie per lo sport attivo (3,3 miliardi) e dal turismo sportivo (2,9 miliardi). I giochi, prevedono dall’Unione degli enti camerali veneti, non faranno che amplificare il volume dell’attuale business.

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