I RAPPORTI CON PECHINO

Il divario Europa-Cina e la Spada di Damocle delle terre rare

Il Business Survey diffuso di recente dalla Camera di Commercio Europea in Cina - di cui Il Sole24Ore ha dato ampiamente conto - conferma le conseguenze negative sullo stato di salute delle aziende europee, il 38% delle quali ha dichiarato di aver subito conseguenze negative, contro un 4% che, invece, ha ammesso di aver ottenuto vantaggi dalla competizione Usa-Cina. Non solo. Diversi studi indicano tra i maggiori beneficiari europei Francia e Germania, con l'Italia in una posizione più defilata

di Rita Fatiguso


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3' di lettura

Il Business Survey diffuso di recente dalla Camera di Commercio Europea in Cina - di cui Il Sole24Ore ha dato ampiamente conto - conferma le conseguenze negative sullo stato di salute delle aziende europee, il 38% delle quali ha dichiarato di aver subito conseguenze negative, contro un 4% che, invece, ha ammesso di aver ottenuto vantaggi dalla competizione Usa-Cina. Non solo. Diversi studi indicano tra i maggiori beneficiari europei Francia e Germania, con l'Italia in una posizione più defilata. Il futuro è incerto. Se la tensione commerciale tra Pechino e Washington ha contribuito al rallentamento di molte economie europee, la possibilità che un accordo preveda maggiori importazioni in Cina di prodotti americani indebolirebbe la posizione europea.

Il ritardo italiano nel commercio con la Cina
Il gap dell'Italia rispetto alle altre due grandi economie dell'Eurozona viene approfondito nel X Rapporto Annuale CeSIF che sarà presentato oggi in Farnesina. «La comunità imprenditoriale italiana è preoccupata – dice Vincenzo Petrone, Direttore Generale della Fondazione Italia Cina –. In tema di obiettivi, si chiede, se si sta trattando sul commercio, sul capitalismo di Stato cinese o sugli scontri tecnologici? La richiesta, urgente, da parte delle aziende italiane è quella di concentrarsi sulle tariffe, sulla libertà di commercio e sulla libertà di fare impresa in Cina».
«La Cina nel 2019 - Scenari e prospettive per le imprese» è alla decima edizione. Il Rapporto, elaborato dal Centro Studi per l'Impresa della Fondazione Italia Cina (CeSIF), fornisce un'analisi sugli scenari politici, economici e di accesso al business in Cina, con un approfondimento sui settori di maggior interesse per le imprese italiane e sullo stato attuale degli investimenti cinesi nel nostro Paese.

Apre il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Elisabetta Belloni, al cui intervento fa seguito quello del Presidente della Fondazione Italia Cina, Alberto Bombassei. la presentazione del rapporto annuale con gli interventi di Filippo Fasulo, Direttore CeSIF, Giovanni Lovisetti, Senior Associate Business Advisory Team, Italian Desk Milan Liaison office, Dezan Shira & Associates, Antonella Bertossi, Partner Relationships & Marketing Manager, Global Blue e Fausto Palombelli, Direttore Marketing e Sviluppo Aviation, Aeroporti di Roma. Modera l'evento Vincenzo de Luca, Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Alfredo Cerciello, Presidente Nordmeccanica Machinery Shanghai e Pierluigi Garuti, Direttore Generale Pelliconi parlano della loro esperienza manageriale in Cina.

Le incertezze sul futuro dietro l'angolo
Dice il direttore CeSIF, Filippo Fasulo: «Per quanto finora non ci siano stati crolli di Borsa (come auspicato da Trump), la guerra commerciale ha comunque impattato negativamente sul Pil cinese. Gli effetti su determinati settori, primo tra tutti il comparto automotive, sono stati pesanti e in generale la Cina, già in un periodo di rallentamento strutturale dovuto alla fase di transizione dei modelli economici, ha ulteriormente ridotto la crescita proprio a causa dei dazi. Maggiori dazi significano anche meno reddito disponibile, oltre al rinnovato nazionalismo economico che porta i cinesi a preferire i prodotti nazionali ogni qualvolta sia possibile». La rivalità tecnologica e le terre rare. Nonostante venga spesso definita «guerra commerciale», il tema della rivalità tecnologica tra le due superpotenze riveste un ruolo di primissimo piano nelle tensioni tra Washington e Pechino. Problemi quali il trasferimento tecnologico forzato e il mancato rispetto della proprietà intellettuale sono aspramente criticati e poche restano le concessioni fatte finora dalla Cina su questo fronte.

In reazione alle sanzioni americane contro Huawei, il Governo di Pechino ha minacciato il bando delle proprie esportazioni di terre rare verso gli Stati Uniti. Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi fondamentali per l'industria tecnologica, sui quali la Cina gode un netto vantaggio, trattandosi del primo produttore (come si evince dal grafico sotto riportato) ed esportatore mondiale. L'effettiva efficacia di questa minaccia, però, è da verificare. Sebbene possa avere un effetto immediato, nel medio periodo altri Paesi potrebbero utilizzare in maniera più efficace le proprie riserve e ridefinire i processi produttivi. Pechino ha già utilizzato lo strumento della limitazione delle esportazioni durante un contrasto di confine con il Giappone nel 2010. Ma se la Cina primeggia in questo campo, risulta tuttavia scoperta sul fronte dei semiconduttori, quanto mai fondamentali per il settore delle innovazioni industriali, come la produzione di macchine elettriche. Secondo alcune fonti, circa l'85% dei semiconduttori attualmente utilizzati da Pechino verrebbe infatti importato dall'estero, in particolare dagli Usa, rendendo la Cina a sua volta esposta a possibili ritorsioni americane.

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