la legge sirchia

Il divieto di fumo 15 anni dopo, addio alla sigaretta per un milione di italiani

Al calo si è arrivati soprattutto nei primi anni, quando a dare l’addio alla sigaretta sarebbero stato soprattutto chi era già intenzionato a smettere. Oggi a fumare sono 11,6 milioni di individui .

di Barbara Gobbi

Manovra, tassa sul fumo: interventi anche su cartine e filtri per le sigarette

Al calo si è arrivati soprattutto nei primi anni, quando a dare l’addio alla sigaretta sarebbero stato soprattutto chi era già intenzionato a smettere. Oggi a fumare sono 11,6 milioni di individui .


3' di lettura

Un milione di fumatori in meno: questo il risultato - con ricadute dirette sulla salute – certificato a 15 anni dall’entrata in vigore della “legge Sirchia” sul divieto di fumo nei locali pubblici e nei luoghi di lavoro. Era il 10 gennaio 2005 quando scattò il divieto: contro ogni previsione la maggioranza degli italiani accolse di buon grado la nuova normativa tanto che la “messa al bando delle bionde” fu rispettato con percentuali altissime fin dai primi anni. Al chiuso non si è fumato più da subito.

Calo di fumatori subito dopo il divieto
Se si guarda ai consumi al milione di fumatori in meno certificato dall'Istituto superiore di sanità (Iss) si è arrivati soprattutto grazie al calo immediato dei primi anni, quando a dare l’addio alla sigaretta sarebbero state soprattutto le persone già intenzionate a smettere e che aspettavano per farlo solo l'occasione giusta. La legge Sirchia, appunto, che già nel 2008 portò alla quota attuale del 22% la percentuale dei fumatori (26,4% gli uomini e 17,9% le donne), confermata purtroppo nel 2019 senza ulteriori passi avanti. Oggi a fumare sono 11,6 milioni di individui dai 15 anni in su e il minimo storico di 10,8 milioni registrato nel 2012 non è più stato toccato. Largo alle sigarette elettroniche. Perché a cambiare sono soprattutto i consumi e a fronte di un calo delle vendite di sigarette tradizionali dalle quasi 93mila tonnellate del 2005 alle 67.500 tonnellate del 2018 (-27,3%) si è avuta un’impennata nelle vendite di tabacco trinciato (+500%). Dall’altra parte, la comparsa sul mercato di prodotti alternativi alla sigaretta – spiegano dall’Iss – non ha contribuito a ridurre la prevalenza dei fumatori visto che i consumatori di sigarette elettroniche (l'1,7% degli italiani) o di prodotti a tabacco riscaldato (l'1,1%) sono

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Fumatori duali o non fumatori
La legge Sirchia insomma ha avuto sì l'effetto iniziale di ridurre i consumi, ma soprattutto quello di educare a fumare solo dove si può limitando almeno in pubblico il fumo passivo e sensibilizzando la popolazione nei confronti dei danni che questo provoca. Dal 2005 il numero delle telefonate mirate a “smettere” al Numero verde Fumo dell’Iss è cresciuto da 2.600 a 11.100 del 2019. E al 2018 il divieto di fumo nei locali è rispettato nel 73% dei casi. Con l'insidia però di quanti si sentono liberi di fumare e-sigarette o prodotti a tabacco riscaldato su mezzi di trasporto, in locali o nei bar

Ricoveri per cardiopatie ridotti del 4%
A passare in rassegna tutti gli effetti benefici per la salute in occasione del “compleanno” della legge è il movimento “Tobacco endgame”. Lavoratori della ristorazione prima esposti ma anche avventori di locali e luoghi pubblici e neonati che prima scontavano un basso peso alla nascita traggono benefici. E certamente i cardiopatici, visto che i ricoveri ospedalieri per malattie ischemiche del cuore si sono ridotti con il divieto, in Italia, di circa il 4%, un guadagno in salute e minori costi per gli ospedali. E anche le Ferrovie dello Stato - che infatti aderirono con entusiasmo al divieto di fumo estendendolo alle stazioni, tranne che in aree dedicate, ricordano dal think tank - e poterono ridurre i costi della pulizia.

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