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Il divorzio tra Borse e realtà: listini da record, economia in frenata

Stime sugli utili globali calate del 13% in un anno. Previsioni economiche ridimensionate. Eppure le Borse volano sui massimi. Ecco perché finanza e realtà si sono separate

di Morya Longo


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3' di lettura

C’erano una volta i mercati finanziari che seguivano l’economia reale. Se le aziende aumentavano gli utili, le azioni salivano. Se un Paese cresceva, la sua Borsa correva. E viceversa. Oggi quel piccolo mondo antico non esiste più: tra finanza e realtà sembra in atto un vero e proprio divorzio. Le Borse corrono e toccano vette mai raggiunte proprio nell’anno in cui gli utili delle aziende cadono e l’economia frena.

È vero che la stagione delle trimestrali ha battuto le attese degli analisti, ma è anche vero che le attese degli analisti erano state più e più volte ribassate. È vero che l’economia sta frenando meno rispetto a quanto non si temesse mesi fa, ma è anche vero che - comunque - rallenta. È vero che Cina e Stati Uniti si avvicinano a un accordo commerciale, ma è anche vero che questa intesa ancora non c’è.

La domanda, dunque, nasce spontanea: la realtà dei fatti, nuda e cruda, giustifica Borse così esuberanti e in alcuni casi sui massimi storici? Giustifica un rally che da inizio anno è stato pari al 24% negli Usa, al 23% in Europa, al 25% sulla Borsa di Francoforte e al 28% su quella di Milano?

Il divorzio tra finanza e realtà
I numeri qualche dubbio lo creano. Calcola Thomas Bucher, equity strategist di DWS, che negli ultimi 12 mesi le stime degli analisti sugli utili2020 delle aziende sono calate del 13% a livello globale, dell’8,6% in Europa, dell’8,6% a Wall Street e circa del 14% sulla Borsa di Francoforte. Bene inteso: gli utili sono ancora previsti in crescita, ma molto meno rispetto a tempo fa. Le Borse, che seguono le aspettative, dovrebbero dunque ridimensionarsi se le previsioni peggiorano. Invece no: volano.

Stesso discorso se si guarda l’economia: secondo le stime di consensus su Bloomberg, i n Eurozona un anno fa si prevedeva per il 2020 una crescita del Pil pari all’1,70%, mentre ora si stima un più modesto 1%. Negli Stati Uniti il ridimensionamento delle previsioni sul 2020 è meno marcato, ma comunque c’è: da un più 2% previsto un anno fa, ora la media degli economisti ipotizza l’1,8%.

Secondo un grafico elaborato da JP Morgan As, un anno fa la maggior parte dei Paesi del G20 aveva stime economiche in miglioramento, mentre ora questa fortuna non ce l’ha quasi più nessuno. E se si guardano il commercio globale (che a inizio 2018 cresceva a un ritmo quasi del 5% annuo mentre ora non aumenta più), gli investimenti delle aziende a livello mondiale e la fiducia delle imprese, il trend è sempre lo stesso: calo, calo, calo. E le Borse? Rialzo, rialzo, rialzo.

Il «game changer»
Ovvio che il motivo del grande rally sia da cercare in un fenomeno che ha cambiato radicalmente le carte in tavola dopo un dicembre 2018 nero: l’inversione di rotta delle banche centrali. Questo - per esempio secondo Matt King di Citigroup - è fondamentale per capire tale esuberanza sui mercati: a fine 2018 le banche centrali si ritiravano, ora tagliano i tassi e tornano in campo con i loro bazooka. La Bce ha appena riavviato il quantitative easing e la Fed è tornata a iniettare liquidità. Questo (unito allo scampato pericolo di recessione e al quasi-scampato pericolo di guerra commerciale) ha dato benzina alle Borse. Quanto può durare? Fintanto che finanza e realtà non decidono di incontrarsi.

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    Morya LongoVicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese

    Argomenti: Finanza, mercati azionari e obbligazionari

    Premi: Vincitore del premio State Street 2018 – Giornalista dell’anno, autore del miglior scoop

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