Cassazione

Il doppio binario di Avanguardia Ordinovista: attentati e un partito legale

Depositate le motivazioni della condanna del leadar dell’Associazione creata con finalità terroristiche. Il manifesto di un gruppo che sognava una nuova Italia, ripulita dagli extracomunitari e con le donne a casa

di Patrizia Maciocchi

Roma, migliaia di persone alla manifestazione 'Mai più fascismi'

3' di lettura

Ripulire la nazione dalla presenza di stranieri, riportare le donne al loro ruolo di casalinghe, colpire il presidente della Repubblica, fare attentati contro Equitalia, Agenzia delle entrate, rom ed extracomunitari. Il tutto pensato da chi voleva fondare un partito per entrare legalmente nella competizione politica. La Corte di cassazione (sentenza 46210) ha depositato le motivazioni con le quali, il 12 ottobre scorso, ha reso definitiva la condanna nei confronti di Stefano Manni, uno dei leader di “Avanguardia Ordinovista”, responsabile di aver promosso, costituito e organizzato, con finalità terroristiche, l’associazione che si rifaceva al disciolto movimento “Ordine nuovo” e che progettava atti di violenza per destabilizzare l’ordine pubblico, reperendo armi e tentando di autofinanziarsi commettendo rapine.

Il doppio binario: partito legale ed eversione

Gli incontri, monitorati dagli inquirenti, dimostravano che il gruppo clandestino aspirava a muoversi su un doppio binario. Da una parte si meditava l’omicidio del “traditore” di alcuni appartenenti a Ordine Nuovo, Marco Affatigato ex estremista nero collaboratore dei servizi segreti, più in generale, c’era un piano di destabilizzazione dell’ordine pubblico, attraverso attentati in più città italiane contemporaneamente, mentre dall’altra si progettava di gestire il potere politico entrando dalla porta principale, presentando alle elezioni popolari un nuovo partito. Il tutto «sotto l’influenza di Rutilio Sermonti poi deceduto, intellettuale e scrittore già appartenente al disciolto movimento Ordine Nuovo». Icona degli intellettuali di estrema destra che, secondo i Ros, forniva sostegno ideologico alla struttura, tanto da redigere lo «Statuto della Repubblica dell’Italia Unita».

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Una nuova Costituzione della Repubblica per disegnare una Carta della nazione esplicitamente ispirata al fascismo. La rivendicazione di un’ideologia aveva portato lo stesso imputato a rivendicare il ruolo di fondatore della scuola politica Triskele e del Centro studi Progetto Olimpo. La Suprema corte sottolinea come il complesso delle conversazioni dimostrasse i due livelli di intervento. C’erano il richiamo a Ordine Nuovo e al terrorista Gianni Nardi - con la consapevolezza dell’illegalità della disciolta associazione, e la precisa volontà di destabilizzare il Paese con azioni terroristiche mirate - e l’idea di gestire il potere legalmente. Considerata dai giudici di merito anche la autopresentazione dell’imputato come “erede” dell’ideologo Rutilio Sermonti e la natura eversiva delle idee propagandate. Effettive erano le attività finalizzate a reperire armi, come effettivo era il progetto di uccidere Affatigato, che non viveva stabilmente in Francia ma tornava anche in Italia, circostanza di cui i correi erano al corrente.

L’attività investigativa

C’è la prova degli incontri avuti con i gruppi di altre città, con conversazioni sia di carattere “ideologico” nazista, sia “pratico” sulla necessità di trovare armi e reclutare persone fidate per gli attentati da realizzare: dalla rete ferroviaria, ad Equitalia (con dentro i dipendenti) fino ai politici. Nel mirino l’allora presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Laura Boldrini, il senatore a vita ed ex presidente del Consiglio dei ministri Mario Monti e l’allora ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge. I giudici di legittimità, nel confermare la finalità di terrorismo, reato più grave dell’associazione sovversiva , ad iniziare dal metodo usato - chiariscono che per il reato non si richiede che il compimento di fatti terroristici sia “probabile” ma soltanto che sia “possibile”. Dalle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, unite ai pedinamenti e alle operazioni sotto copertura, era emerso che il gruppo utilizzava i social network per trovare nuovi adepti, mentre clandestinamente progettava un nuovo ordine sociale, da raggiungere con stragi ed omicidi.

La sentenza alla quale si è arrivati è frutto di un’attività investigativa, guidata dal procuratore dell'Aquila Fausto Cardella e dal pm, Antonietta Picardi, avviata nel 2013 dai carabinieri del Ros. In particolare, le indagini sono partite attorno al gruppo “Avanguardia ordinovista” guidato da Stefano Manni, classe ’66, congedato dall’arma dei carabinieri, che vantava un legame di parentela con Gianni Nardi, terrorista neofascista che negli anni ’70 insieme a Stefano Delle Chiaie, Giancarlo Esposti e Salvatore Vivirito, era uno dei maggiori esponenti di Ordine Nuovo. “Avanguardia ordinovista” intratteneva contatti con altri gruppi di estrema destra con cui intendeva unirsi nel processo di destabilizzazione e lotta politica.

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