reindustrializzazione

Il dossier ex Embraco al vaglio della Ue

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(ANSA)


3' di lettura

L’Europa prende tempo sul dossier industriale dell’ex Embraco, entrata nel progetto per la creazione di un polo italiano dei compressosi (Italcomp), insieme alla Acc di Mel, nel Bellunese. Con un paradosso: mettere in pericolo un piano industriale da 56 milioni sostenuto dal Governo italiano, attraverso Invitalia, e dalle Regioni Piemonte e Veneto. «La Direzione Generale alla Concorrenza della Commissione Europea – racconta il commissario straordinario di Acc Maurizio Castro che sta seguendo il dossier – non ha ancora autorizzato l’aiuto di Stato richiesto dal Governo italiano lo scorso 3 agosto a favore di Acc, consistente nell’erogazione da parte di tre istituti di credito, UniCredit, Intesa e Ifis, di finanziamenti per 12,45 milioni garantiti dal Tesoro come prevede l’art. 55 della Prodi-bis». Un ritardo «inatteso e insidioso», aggiunge il commissario, perché corre il rischio di lacerare la tenuta finanziaria di una società in amministrazione straordinaria e dunque per definizione in carenza di liquidità.

Entro il 12 gennaio sarà necessario presentare a Bruxelles le integrazioni richieste per poter sbloccare la partita finanziaria a favore dell’Acc. «Il Governo è impegnato sia per rimuovere lo stallo in sede europea sia per rinvenire un “cavaliere bianco” interessato a soccorrere un’azienda che sta producendo a pieno regime con volumi che non si vedevano da oltre 10 anni». Al centro del progetto Italcomp c’è il mercato mondiale dei compressori (per frigoriferi) - 170 milioni di pezzi, 140 dei quali in Cina – e dei motori elettrici per elettrodomestici. E la consapevolezza che la dipendenza dal Made in China rappresenta un rischio per i produttori europei, che vedrebbero di buon occhio un’alternativa nel Vecchio Continente. Un progetto ambizioso, che avrà come strumento operativo una Newco a partecipazione mista che dovebbe nascere entro giugno. «Con Invitalia le finanziarie delle Regioni Piemonte e Veneto, che hanno già dichiarato la loro disponibilità in tal senso» spiega Castro. La parte forse più complessa riguarda la ricerca di partner privati che possano prendere il 30% delle quote. Su questo il commissario Castro è ottimista: «L’interesse del mercato intorno al progetto di un polo integrato del compressore italiano, capace di agire come leader internazionale del segmento premium, è molto alto. Sarà agevole intercettare gli azionisti tra i principali fornitori di Acc, tra i suoi clienti, soprattutto fra i campioni nazionali della refrigerazione commerciale e tra le imprese della componentistica per elettrodomestico».

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La situazione dei due siti industriali in realtà è molto diversa. «Il polo nel Bellunese – racconta Castro – è gestito dal commissario straordinario ed è in piena espansione: ha riassunto lavoratori licenziati nel 2018 dalla proprietà cinese, ha appena lanciato un nuovo modello di compressore ad alte prestazioni, ha ordini in crescita per tutto il 2021. Purtroppo, invece, lo stabilimento di Chieri è fermo da qualche anno e i suoi addetti sono in cig». La partenza di ItalComp, aggiunge, «porterebbe immediatamente importanti investimenti produttivi e il progressivo riassorbimento degli addetti». Quattrocento i lavoratori del polo torinese, 300 quelli del Bellunese, con i sindacati che hanno chiesto un intervento urgente del ministro Stefano Patuanelli. In 5 anni, «tempo previsto prima dell’obbligatoria privatizzazione della quota pubblica» spiega Castro, sono previsti investimenti per 56 milioni con l’obiettivo di «produrre 6 milioni di motori per compressori a Chieri e assemblare 6 milioni di compressori per refrigerazione a Mel. Il piano ha inoltre ampliato la mission degli stabilimenti aggiungendo una linea per 2 milioni di motori per lavatrici e asciugabiancheria ad alte performance e un volume non ancora pianificato di motori elettrici per applicazioni nel settore della mobilità. Fatturato stimato a regime: 155 milioni. Redditività al 5%.

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