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Il Dow Jones risale sul Toro a tempo di record. Ma è vero rialzo?

È stato il mercato Orso più breve nella storia: soltanto 11 sedute. Superato con recuperi di Boeing e titoli dell’energia. A dominare è però la volatilità

di Marco Valsania

Il rimbalzo delle Borse

È stato il mercato Orso più breve nella storia: soltanto 11 sedute. Superato con recuperi di Boeing e titoli dell’energia. A dominare è però la volatilità


3' di lettura

New York – L’Orso aveva scacciato il Toro a Wall Street in 19 giorni, una caduta del 20% senza precedenti per rapidità avvenuta tra febbraio e marzo. Adesso, con il guadagno del 6,4% nel Dow Jones durante la seduta di giovedì 26 marzo, quel Toro fuggito a rotta di collo dal parterre dopo undici anni consecutivi di regno è tornato alla carica a tempi di record all’apparenza ancora più straordinari: dopo sole undici sedute di stagione dell’Orso, il Dow Jones ha recuperato un quinto del suo valore. Anzi, a dire il vero dai valori minimi alla nuova «vetta» gli ci sono volute solamente tre giornate.

Indici all’impazzata
La verità è che corse e ritirate all’impazzata degli indici - inseguiti dalla paura del coronavirus o spronati dalla speranza di risposte alla pandemia - hanno mandato in fibrillazione i mercati e all’aria anche tradizionali misure, quei simboli di tendenza che racchiudono i loro spiriti animali nell’immagine, appunto, di due animali: Bull and Bear, Toro rialzista e Orso ribassista. Ebbene Toro e Orso sono abitualmente segno d’un clima protratto. Non questa volta.

La vera forza? La volatilità
Questa volta si sono alternati a velocità vorticosa, il che lascia poco spzio a facili ottimismi e conferma soprattutto una realtà: che a dominare è oggi un’altra forza, ancora senza mascotte. È la volatilità: l’indicatore Vix, che la rispecchia, da quota 15 il 20 febbraio è schizzato oltre quota 82 e si trova oggi a 61. Un’impennata generata tuttora dall’altissima incertezza sul futuro, sull’avanzata globale negli Stati Uniti del Covid-19, che paralizza aziende e economia oltre a scatenare drammi sanitari, e sull’efficacia delle iniziative per contrastarne o attenuarne l’impatto. Gli Stati Uniti sono in serata passati in testa alla tragica classifica dei paesi per numero di casi di Covid-19, con ben oltre 80mila diagnosticati, quasi la metà a New York, con una escalation anche delle vittime, ormai più di 1.100.

L’Orso più breve nell’epopea del Dow
Il mercato dell’Orso è stato, come detto, il più breve nella storia delle piazze finanziarie americane e del suo più venerabile indice. Il Dow, risalendo del 20% dai suoi più recenti abissi, è così tecnicamente tornato in territorio del Toro. Questo perché ha preso del 21% tra martedì e giovedì sera, il massimo in un simile brevissimo arco temporale dal 1931. A temperare ogni entusiasmo basta però ricordare che, nonostante la galoppata di questi giorni, il grand indice resta tuttora sotto di altrettanto, del 21%, da inizio anno. E che non tutti gli analisti, niente affatto, concordano con i criteri che dovrebbero definire l’avvento di un nuovo Bull Market: se il mercato dell’Orso è uniformemente caratterizzato da flessioni del 20% da recenti massimi, per riconoscere un nuovo Toro molti investitori preferiscono aspettare che la Borsa evidenzi nuovi massimi.

S&P e Nasdaq restano ribassisti
Cautela è anche d’obbligo davanti alla constatazione che gli altri due principali indici azionari, lo S&P 500 e il Nasdaq, restano in fase ribassista dell’Orso pur avendo marciato al rialzo nelle ultime sedute. L’S&P ha a sua volta messo a segno il maggior incremento in tre sedute da 87 anni a questa parte. L’S&P 500 è finora risalito del 18% dai minimi e il Nasdaq del 14 per cento.

Titoli fragili
Fragilità è poi implicita in alcuni dei titoli e dei comparti improvvisamente saliti sugli scudi degli investitori: l’impennata del Dow è stata influenzata da alcuni dei suoi 30 grandi titoli. Boeing solo giovedì ha strappato il 14%, coronando un brusco recupero, perché potrebbe ricevere aiuti dal piano di soccorso economico del governo da duemila miliardi. Significativi incrementi in Borsa, per lo stesso motivo, hanno conosciuto inoltre i titoli di numerose compagnie aeree.

Bilanci nella bufera
Tutte queste aziende, come grandissima parte della Corporate America, restano però oggi e domani come ieri sotto assedio della crisi e men che a prova di ulteriori rovesci. Le società dell’energia, a loro volta recentemente in rialzo, tuttora fanno i conti con crolli del prezzo e della domanda di petrolio. Lo stesso chairman della Federal Reserve Jerome Powell ha previsto un declino «molto significativo» dell’attività economica nel secondo trimestre e i bilanci aziendali dovrebbero uscirne pesantemente martoriati.

PER APPROFONDIRE:
L’«equazione del panico» che aveva previsto il tracollo delle Borse
Perché non bisogna credere al re dei video complottisti sul virus

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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