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Il Dragone di Musk mette in orbita astronauti americani

Per la prima volta dal 2011 una navetta made in Usa e privata decolla con un equipaggio Nasa. La Space X del fondatore di Tesla ora vale 36 miliardi

di Marco Valsania

Navetta Crew Dragon pronta, apre nuova era volo spaziale

Per la prima volta dal 2011 una navetta made in Usa e privata decolla con un equipaggio Nasa. La Space X del fondatore di Tesla ora vale 36 miliardi


4' di lettura

È stato definito un evento storico. E storia intende farla, il primo lancio in orbita di astronauti statunitensi dal territorio americano in nove anni, e il primo su una navetta spaziale privata, per la precisione della Space X dell’enfant terrible dell’hi-tech Elon Musk. La sua Crew Dragon mercoledì 27 maggio, a metà pomeriggio, decollerà dal Kennedy Space Center della Florida con due veterani del vecchio Space Shuttle a bordo.

In questi decenni, mentre appunto il programma governativo dello shuttle spaziale era archiviato tra troppi costi e incidenti, la Nasa era stata costretta a far ricorso alle russe Soyuz per i viaggi alla volta della Stazione spaziale internazionale.

Il volo del Dragone

Il volo della Crew Dragon - su un razzo della famiglia Falcon, il Falcon 9 creato dalla stessa Space X – è adesso il segnale più evidente dello sforzo di Washington di reimpossessarsi a pieno titolo dell’esplorazione oltre l’atmosfera, con una nuova formula di partership pubblico-privato. È il frutto della combinazione di finanziamenti governativi pluriennali e dell’innovazione tecnologica di un’azienda quale Space X, l’altra avventura di Musk accanto alla regina dell’auto elettrica Tesla. Una start up che è leader sulle frontiere del capitalismo siderale con altre due grandi iniziative che affiancano Dragon: Starlink, una costellazione di satelliti per collegamenti Internet onnipresenti ad alta velocità, e Starship, una nuova generazione di giganteschi razzi riutilizzabili per viaggi di “massa” andata e ritorno tra la Terra, la Luna e Marte.

Immune alla pandemia

Sono programmi in pista di lancio anche durante l’attuale, grave crisi da coronavirus. Unica concessione alla pandemia: le folle che abitualmente assistono a simili missioni non ci saranno al decollo di Crew Dragon, perchè il centro Kennedy non sarà aperto al pubblico e avrà l’accesso limitato al personale strettamente necessario (per vedere il momento storico bisognerà accontentarsi delle immagini televisive).

Una startup da 36 miliardi

L’exploit arriva a coronamento di una rapida ascesa del gruppo di Musk, nello spazio come nel business e nella finanza. Nei suoi vari sforzi di raccolta fondi, l’ultimo a marzo da circa 500 milioni, ha conquistato una valutazione lei stessa da stratosfera, circa 36 miliardi di dollari, aumentata di tre miliardi soltanto dall’anno scorso. L’anno scorso, in segno della fiducia che riscuote, aveva rastrellato 1,33 miliardi. Ipotesi di Ipo, di uno sbarco in Borsa, si susseguono, come di una parte del business che potrebbe essere scorporata, quale Starlink.

Gli astronauti della Nasa Douglas Hurley e Robert Behnken con le tute SpaceX al centro spaziale Kennedy

Il Demo-2

Crew Dragon ha l’obiettivo concreto di aumentare fino a sette il numero di astronauti - quattro della Nasa e di enti spaziali suoi partner – che eventualmente saranno a bordo della Space Station e del suo laboratorio da cento miliardi. Il volo attuale è il “Demo 2”, vale a dire la seconda missione di prova (quella iniziale fu all’inizio dell’anno scorso) ma la prima in assoluto con un equipaggio, formato dal comandante Douglas Hurley e da Robert Behnken. I due astronauti hanno volato in passato due volte sullo Space Shuttle e hanno assieme speso 1.400 ore nello spazio.

Il Demo-2, con Hurley e Behnken a bordo, rappresenta il passo decisivo per la certificazione di ulteriori missioni che portino astronauti alla stazione orbitante, a cominciare da quattro - tre uomini e una donna - già quest’autunno. In prospettiva la Nasa vede poi una evoluzione della tecnologia in direzione anche di voli commerciali e stazioni spaziali private. La frontiera di Space X, insomma, è in un futuro forse non troppo distante quella del vero e proprio turismo nello spazio.

I contratti con la Nasa

Crew Dragon è nato sull’onda di contratti da 3,1 miliardi della Nasa a partire dall’inizio del decennio scorso. Al costo complessivo del progetto della navetta devono essere aggiunti centinaia di milioni investiti direttamente da Space X, il cui nome completo è Space Exploration Technologies, che dalla sua fondazione nel 2002 ha il quartier generale a Hawthorne in California. In questi anni ha surclassato la ben più blasonata rivale nel varo di una nuova navetta, la Boeing, il cui Starliner è finito al centro di ritardi e problemi tecnici, rivelatori della crisi del colosso aerospaziale americano scosso anche dalle tragedie del velivolo 737 Max. Space X è così passata nettamente in testa nella corsa concepita dalla Nasa, la cui divisione Commercial Crew Program ha ormai un accordo con lei per sei missioni con astronauti grazie al Dragon.

Starlink e Starship

La navetta che sostituisce lo shuttle, come accennato, non è l’unico, ambizioso disegno del gruppo. Starlink, altro grande progetto del valore stimato in circa dieci miliardi di dollari, dal maggio 2019 ha messo in orbita, a bassa altitudine, oltre 300 satelliti a grappoli di 60 alla volta, parte di quella che dovrebbe diventare una rete di forse 12mila satelliti destinata a garantire collegamenti internet ultra-veloci ovunque nel mondo. Starship, la terza iniziativa dell’azienda, incarna il sogno dei viaggi fino a Marte e di una colonizzazione del pianeta rosso, con la capacità di trasportare a destinazione fino a cento persone. Una struttura per lavorare all’enorme “astronave”, che sarebbe riutilizzabile come il Dragon, è stata ideata in Texas con addizionali facilities in Florida.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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