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Il dramma di un padre solo nel film di Uberto Pasolini

James Norton è un ragazzo -padre che ha i giorni contati e cerca una nuova famiglia per il figlio. «La morte è una scusa per parlare della vita»

di Cristina Battocletti

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Da sinistra, Daniel Lamont e James Northon e in «Nowhere special» di Uberto Pasolini

James Norton è un ragazzo -padre che ha i giorni contati e cerca una nuova famiglia per il figlio. «La morte è una scusa per parlare della vita»


2' di lettura

Uberto Pasolini porta con sé il giornale da cui ha tratto ispirazione per girare Nowhere Special , film alla Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, dove nel 2013 aveva vinto il premio per la miglior regia con Still life.

Tratto da un fatto vero, Nowhere special racconta la storia di un lavavetri, interpretato da James Norton (Piccole donne di Greta Gerwigh e Mr. Jones di Agnieszka Holland, entrambi del 2019), orfano e ragazzo-padre, che, sapendo di avere poco tempo da vivere, cerca una coppia cui affidare, dopo la sua scomparsa, il figlio Michael (Daniel Lamont) di quattro anni.

James Northon è un padre in cerca di famiglia per il figlio

Regista e produttore, Pasolini (il padre è un cugino dell’intellettuale friulano) narra la quotidianità attraverso piccoli quadri, dove risaltano inquadrature che sono l’occhio incantato del regista verso piccole cose su cui raramente ci soffermiamo e su cui si poggia lo sguardo del lavavetri John, mentre lavora. Attraverso di lui Pasolini fissa le immagini di due anziani che condividono un momento di riposo e di dolcezza in un bar, di due buffe statuine che si guardano nella cornice di una finestra, dell’apparire fugace di un bimbo che entra nella propria camera. Sono specchi che non distraggono lo spettatore dal filo rosso del film: la ricerca di una famiglia che possa crescere nel migliore dei modi Michael.

Padre, figlio e assistente sociale, implacabilmente incontrano situazioni di ogni tipo: dalla coppia sofisticata dell’upper class inglese, alla famiglia iper allargata. In tutti gli incontri John spia le reazioni del figlio verso coloro che potrebbero essere i prossimi genitori, nel tentativo di fare la scelta migliore.

Nowhere special sembra, per la tematica del fine vita, molto connesso a Still life, storia di un funzionario comunale che per lavoro rintraccia i parenti più prossimi delle persone morte in solitudine.
«La morte è una scusa per parlare della vita - spiega il regista -e per darle significato».

Ma Nowhere special è anche un film sulla genitorialità: «Ho tre figlie e sono incostante ricerca di chiarezza sul mestiere del padre per capire come indirizzare senza imporre», continua Pasolini.

Daniel Lamont, che al tempo delle riprese aveva quattro anni, è meravigliosamente aderente alla serietà della vicenda e alla tenerezza che condivide con il padre. Tra Northon e il piccolo attore sullo schermo c’è una grande intesa, «creata passando molto tempo con lui a giocare, a parlare», spiega il protagonista.

È possibile che un bambino di quell’età abbia capito che cos’è la morte? «No, perché nemmeno io ne ho capito il significato - interviene Pasolini-. Daniel ha inteso che parlavamo di cose serie. Quando doveva recitare era molto professionale, appena finito tornava Daniel, un bambino di quattro anni. James mi ha molto aiutato, ricordandogli quello che doveva fare, motivandolo. È accaduto un piccolo miracolo. Se domani rigirassimo il film con un altro bambino non sarebbe la stessa cosa».

Una volta sola Daniel ha fatto i capricci durante le riprese. «È stato quando gli avevano spiegato che avrebbe dovuto recitare esprimendo un comportamento spiacevole - ha raccontato Northon -. E ha pianto. Non voleva essere cattivo».

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