AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca che sfrutta l'esperienza e la competenza specifica dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni al servizio dei lettori. Può includere previsioni di possibili evoluzioni di eventi sulla base dell'esperienza.Scopri di piùIL GOVERNO

Il duello ora è tra Conte e Salvini (Di Maio convalescente in panchina)

di Barbara Fiammeri

Governo, vertice Conte-Salvini-Di Maio


3' di lettura

Dalla notte scorsa abbiamo avuto conferma di quanto era già emerso giusto una settimana fa. Quando Giuseppe Conte uscì allo scoperto chiedendo ai suoi due vice che intenzioni avessero, sia con riferimento alla prosecuzione del governo ma anche (se non soprattutto) nel confronto con l’Europa. La domanda era posta al plurale ma aveva un unico destinatario: Matteo Salvini a cui l’altro vice premier, dopo la batosta subita alle europee e alle amministrative, ha deciso di cedere il passo mettendoglisi in scia.

Il nuovo ruolo rivendicato dal premier
Una strategia che ha come unico scopo quello di evitare un ritorno a breve alle urne, che per Luigi Di Maio potrebbe significare non solo la fine dell’esperienza di governo ma anche il futuro della sua stessa sopravvivenza politica. Un ragionamento che non vale però per il premier. Conte, consapevole dell’estrema fragilità del leader M5s, ha reagito rivendicando il ruolo e le prerogative del presidente del Consiglio e minacciando le dimissioni qualora ritenesse di non poterlo esercitare. Un primo test è già in atto. Il vicepremier della Lega ha chiesto pubblicamente che venga immediatamente scelto il successore di Paolo Savona al ministero per le politiche comunitarie, le cui deleghe sono rimaste nelle mani del premier.

Loading...

Il primo test è sull’euroscettico Bagnai alle politiche comunitarie
Salvini sostiene di non rivendicare la poltrona per il suo partito. Ma in questo caso a pesare non è tanto il colore di appartenenza - giallo o verde che sia - del futuro ministro quanto il suo profilo. Tra i nomi in circolazione è stato inserito anche quello del presidente della commissione Finanze del Senato, il leghista Alberto Bagnai, che fa parte di quella pattuglia di economisti entrati nel Carroccio i quali, almeno fino a un recente passato, si schieravano tra gli Euroscettici. Conte per ora non sembra intenzionato a mollare la presa. L’oggetto del contendere è appunto il rapporto con Bruxelles e il rischio di diventare il governo che per primo in Europa ha subito l’apertura di una procedura d’infrazione per debito eccessivo.

GUARDA IL VIDEO - Governo, vertice Conte-Salvini-Di Maio

Vertice non risolutivo
Ebbene il vertice della notte scorsa non ha dato risposte risolutive. Ha confermato però quali siano le squadre in campo e quali siano le rispettive strategie. Per Salvini è quella del picconatore. Appena uscito dal summit con Conte e Di Maio ha ribadito che non ci sarà alcuna manovra correttiva e ha rilanciato il taglio delle tasse. Nel frattempo aveva scagliato la bomba dei minibot che rappresentano, al di la delle smentite, nient’altro che una moneta parallela (o un aumento del debito).

Ritorno al voto più lontano
Il leader della Lega sembra aver rinunciato a un ritorno a breve alle urne. E non solo perché non ha alcuna voglia di far contento Berlusconi resuscitando il vetusto centrodestra. Ma perché forse l’idea di essere premier non è che poi lo entusiasmi più di tanto. Almeno non in questa fase e con la prospettiva di gestire una manovra dalle premesse gia preoccupanti (basti pensare ai 23 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva) e il rischio di non riuscire a soddisfare le mirabolanti promesse elettorali. Da lì non avrebbe chi picconare. Una volta a palazzo Chigi la responsabilità sarebbe solo la sua e non potrebbe condividere o tantomeno trasferire su qualcun’altro le conseguenze di quelle scelte.

Italia isolata in Europa
Per questo Conte è uscito allo scoperto. Si è difeso attaccando, visto che ormai Di Maio aveva rinunciato a farlo. Qualcuno però in questa partita sta bluffando e presto lo capiremo. In ballo c’è tuttavia molto più che la sorte del governo, del premier e dei suoi vice. L’Italia è isolata come mai è stata. Nessuno dei due partiti di governo fa parte di uno dei maggiori gruppi che decideranno il futuro assetto dell’Unione. Salvini aveva prospettato la grande alleanza sovranista con Orban e Kaczyński che invece si sono dileguati, lasciandolo solo con Marine Le Pen e i tedeschi di Afd. Peggio addirittura il M5s: per poter ambire a un gruppo saranno costretti di nuovo ad allearsi con il Brexiter Farage. Ma a rendere ancora più pericoloso questo isolamento è la scadenza a breve del mandato di Mario Draghi alla guida della Bce. Sono queste le condizioni in cui dovranno trattare Conte e Tria. Forse qualcuno sta giocando al tanto peggio tanto meglio. Ma non ci ha mai portato bene.

Riproduzione riservata ©
Per saperne di più

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti