il quesito del lunedì

Il vicino è uno stalker? Via alla querela se la conciliazione fallisce

di Daniele Ciuti

2' di lettura

Il quesito. Da quando ci siamo trasferiti nell'attuale appartamento, l'inquilina del piano di sotto ha iniziato ad apostrofare i miei familiari con epiteti a volte poco gradevoli, ripetutamente. Ora, dichiarando il falso, è arrivata a querelare mio genero, che ha deciso di non presentarsi più, sine die, per evitare ulteriori incontri/scontri (e mia figlia è pronta a fare lo stesso).

Abbiamo presentato un esposto presso il locale commissariato di Polizia che, accogliendo la deposizione (falsa ) dell'inquilina, ha minimizzato consigliandoci di non far caso a questa situazione, sperando che nel tempo tali insulti cessino. La decisione di mio genero contrasta con quanto consigliato. Non posso veder divisa la mia famiglia per colpa di questa situazione. Cosa posso fare? A.V. - Roma

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La risposta. L'iniziativa dell'esposto all'autorità di Pubblica sicurezza appare corretta. Infatti, l'esposto (presentato ex articolo 1 del Testo unico sulle leggi di pubblica sicurezza, Rd 773/1931) si traduce nella richiesta di intervento dell'autorità a seguito di dissidi fra privati.
La composizione del litigio privato rientra fra i compiti istituzionali delle forze di polizia e carabinieri, per trovare una soluzione concordata e improntata a ragionevolezza delle controversie insorte fra i cittadini. Dopo la richiesta di intervento, l'ufficiale di Pubblica sicurezza provvede a convocare le parti in ufficio per tentare la conciliazione e redige un verbale, che può essere prodotto in un futuro giudizio con valore di scrittura privata.
L’ iniziativa non preclude il diritto di querela della persona offesa; peraltro, qualora dall'esposto emergano reati perseguibili d'ufficio, l'ufficiale è obbligato a trasmettere la notizia di reato all'autorità giudiziaria.
Nella situazione sommariamente rappresentata nel quesito potrebbero ricorrere gli estremi dei reati di ingiuria (articolo 594 del Codice penale, abrogato dal Dlgs 7/2016); diffamazione (articolo 595) o minaccia (articolo 612), perseguibili a querela della persona offesa. La falsa e consapevole attribuzione di un reato identifica la calunnia (articolo 368 del Codice penale).
Infine, il Dl 11/2009 ha introdotto nel Codice penale l'articolo 612–bis, che prevede il reato di atti persecutori (cosiddetto “stalking”), perseguibile a querela dell'offeso. È interessante considerare la sentenza della Cassazione 26878/2016, che ha confermato la condanna per stalking a carico di un condomino che aveva generato nel vicino ansia ed esasperazione. È punibile per stalking il comportamento minaccioso e molesto che provoca grave turbamento o costringe il malcapitato a modificare le proprie abitudini di vita (Cassazione 20895/2011).

Il quesito è tratto dall’inserto L’Esperto risponde, in edicola con Il Sole 24 Ore di lunedì 22 ottobre.

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