Lo studio

Il factoring con la tecnologia che trasforma la finanza

Presentato a Londra uno studio di Assifact, l’associazione che riunisce gli operatori italiani del settore, realizzato con Accenture Strategy sull’impatto del fintech sul factoring e l’invoice finance, il finanziamento/anticipo delle fatture

di Nicol Degli Innocenti


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2' di lettura

Assifact, l’associazione che riunisce gli operatori italiani del settore, ha presentato oggi a Londra presso la sede di Intesa Sanpaolo una ricerca realizzata con Accenture Strategy sull’impatto del fintech sul factoring e l’invoice finance, il finanziamento/anticipo delle fatture, una vera e propria mappa di un settore in costante accelerazione.

La ricerca
La ricerca, dal titolo “Trend ed evoluzioni dell’invoice fintech a livello globale”, analizza i dati e studia le prospettive dell’evoluzione tecnologica e come la trasformazione digitale del modello di business e i nuovi strumenti a disposizione possano generare nuove opportunità e migliorare la redditività della società.

«È un’occasione per confrontare esperienze e accelerare e strutturare forme di collaborazione tra due settori che sono complementari, non in competizione -, ha spiegato Alessandro Carretta, segretario generale di Assifact e professore di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Roma Tor Vergata -. L’evento di oggi vuole sottolineare il tema del fintech nell’ottica di una sempre maggiore integrazione dei servizi».

Lo scenario che cambia
Il fintech offre soluzioni innovative, immediatezza e automatismo ma «ha bisogno di spalle più robuste per crescere e di expertise nella valutazione del rischio di credito, nella quale abbiamo accumulato una grande esperienza», ha sottolineato Carretta. Nuovi protagonisti grandi e piccoli del fintech presentano soluzioni basate su nuove tecnologie per l’invoice financing e fanno ricorso a machine learning e intelligenza artificiale, soprattutto per rafforzare i processi interni e la rilevazione delle frodi.
«Nell’invoice fintech si evidenzia la tendenza a collaborazioni tra banche e società tecnologiche, con le fintech focalizzate sulla copertura delle fasi più a monte della catena di valore, come la fatturazione elettronica e l’istruttoria iniziale, mentre è predominante il posizionamento delle banche su processi più a valle di incasso e gestione dei crediti», ha detto Carretta.

Le cifre in Italia
Il settore del factoring in Italia continua a crescere e ha un volume di affari di 247 miiardi di euro, pari al 14% del Pil, percentuale in linea con la Gran Bretagna, dove vale il 13% del Pil. Peso relativo simile ma dimensioni diverse, dato che il factoring britannico rappresenta da solo il 55% del totale europeo. «Londra è avanti, aiutata da una regolamentazione più snella e meno invasiva che lascia spazio all’iniziativa, mentre in Italia gli intermediari finanziari sono regolamentati come banche - spiega Diego Tavecchia, responsabile commissioni tecniche e relazioni internazionali di Assifact -. Anche in Italia però c'è fermento e siamo leader nell’analisi e nella ricerca, come l’evento di oggi dimostra».

Nuove realtà
Sul fintech la Gran Bretagna è indubbiamente avanti, ma anche in Italia stanno emergendo realtà interessanti come Illimity e Credimi, società specializzata nel factoring digitale. Il factoring, strumento che permette di trasformare in liquidità i crediti commerciali, ha avuto un ruolo particolarmente importante di sostegno e finanziamento alle imprese e alle catene di fornitura negli ultimi dieci anni di crisi o stagnazione economica. Il mercato è raddoppiato dalla crisi finanziaria in poi e gli anticipi erogati alle imprese hanno raggiunto i 55 miliardi di euro. La previsione di Assifact è di una crescita del settore del 7,12% quest'anno (era all’8% a fine ottobre).

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