ambiente e inquinamento

Il falso mito della qualità dell’aria: le auto inquinano meno del previsto

Lo studio dell’Arpa rileva che nell’anno del lockdown il Pm10 non ha avuto miglioramenti significativi: incidono le caldaie a legna e l’agricoltura

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(ValentinValkov - stock.adobe.com)

Lo studio dell’Arpa rileva che nell’anno del lockdown il Pm10 non ha avuto miglioramenti significativi: incidono le caldaie a legna e l’agricoltura


3' di lettura

Inquina più l’agricoltura (o meglio, alcune pratiche agricole) delle auto. È il dato che emerge dall’analisi di Arpa, l’agenzia lombarda ambientale che ha presentato i dati relativi alla presenza di Pm10, le famigerate particelle che indicano la qualità dell’aria. Più presente è il Pm10, meno l’aria è respirabile. Il paradosso è che nell’anno del lockdown, durante il quale gli spostamenti con le macchine sono nettamente diminuiti per via dello smart working, dell’impossibilità di uscire e della chiusura delle scuole, la presenza di Pm10 non è affatto diminuito come sperato.

La situazione non è ovviamente peggiorata, ma il miglioramento, registrato nel complesso su base pluriennale, non è stato proporzionale alla riduzione del traffico durante il 2020.

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A condizionare fortemente la qualità dell’aria, secondo gli studi dell’Arpa, sono ancora le caldaie a legna e l’utilizzo in agricoltura della concimazione carica di nitrati. Per migliorare la situazione la Regione Lombardia ha attivato un pacchetto di incentivi da 100 milioni per il biennio 2021-2022.

Il traffico inquina meno del previsto

Secondo Stefano Cecchin, presidente dell’Arpa, «nel 2020 su tutto il territorio regionale è stato rispettato il valore del limite medio annuo di 40 µg/m³ per il Pm10. I dati sono comunque sorprendenti perché il lockdown, con il conseguente blocco del traffico veicolare, non ha portato a una significativa diminuzione dei giorni di superamento del valore limite giornaliero (50 µg/m³). Al contrario c’è stato un leggero incremento rispetto al biennio precedente, per il prevalere di fattori meteorologici negativi. Questo a dimostrazione che il traffico non è la principale causa dell'inquinamento».

Il fattore climatico è stato fondamentale. Nei mesi di gennaio, febbraio e novembre le precipitazioni sono state addirittura inferiori ai valori minimi degli ultimi 15 anni. Questo ha creato situazioni particolarmente sfavorevoli alla dispersione degli inquinanti e in diverse centraline è stato superato il numero dei 35 giorni, sebbene in misura variabile a seconda delle città.

L’analisi

L’analisi dell’Arpa ha monitorato molte sostanze per tutto l’anno. Si tratta di: No2 (biossido di Azoto), So2 (Ossido di Zolfo), Co (Monossido di Carbonio), O3 (Ozono), Pm10 (particolato con diametro inferiore ai 10 micron), PM2.5 (particolato con diametro inferiore ai 2.5 micron) e benzene. Quello che emerge è che i livelli di No2 (biossido di Azoto quelli più direttamente riferibili al traffico veicolare) risultano i più bassi di sempre, con superamenti della media annua limitati a poche stazioni, quelli di Pm10 rispettano ovunque la media annuale, ma superano anche nel 2020 in modo diffuso i limiti sul numero massimo di giorni oltre la soglia di 50 µg/m3.

I superamenti del Pm2.5 sono circoscritti a un numero molto limitato di stazioni del programma di valutazione, mentre benzene, monossido di carbonio e biossido di zolfo sono ampiamente sotto i limiti. L’ozono, invece, ha fatto registrare un numero inferiore di sforamenti delle soglie d’informazione e di allarme rispetto agli anni precedenti, pur con un quadro di diffuso superamento degli obiettivi previsti dalla normativa per la protezione della salute e della vegetazione.

Il miglioramento e le contraddizioni

Siamo in un trend complessivamente positivo - ha detto l’assessore lombardo all’Ambiente Raffaele Cattaneo - e in miglioramento su base pluriennale. Quanto ho detto prima conferma la complessità del tema della qualità dell’aria. Talvolta risulta addirittura contraddittorio e necessita di un quadro di interventi che agiscano su una molteplicità di fattori. Dalla mobilità al riscaldamento domestico, dalle limitazioni delle emissioni in agricoltura alla riduzione dei fattori che determinano la formazione di particolato secondario in atmosfera.


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