L’analisi

Il fanalino di coda di un sistema che arranca

di Gian Primo Quagliano

(AdobeStock)

2' di lettura

Il 2021 probabilmente chiuderà con un calo del Pil rispetto al livello ante Covid, cioè rispetto al 2019, del 3,5%, mentre per l’auto il calo dovrebbe essere dell’11,3%. Non sono certo dati rassicuranti perché occorre considerare che anche la situazione ante Covid non era rassicurante. Il sistema italiano, unico fra quelli delle economie avanzate, non aveva ancora recuperato il livello di Pil e di vendite di auto del 2007, cioè il livello precedente la grande crisi deflagrata, negli Stati Uniti e in tutto il mondo, in seguito alla vicenda dei mutui subprime. Rispetto al 2007, nel 2019 il Pil italiano accusava infatti ancora un calo del 3,9%, mentre il mercato dell’auto era ancora sotto del 23,1%. Questi dati negativi ci dicono due cose. La prima è che il sistema Italia dal 2008 in poi non corre ma arranca e continua a perdere terreno rispetto al resto del mondo. La seconda è che il settore dell’auto, che, con i suoi annessi e connessi, vale il 12% del Pil, da quattordici anni è in sofferenza molto di più del sistema Italia.

Limitandosi al mondo dell’auto, che cosa si è fatto per porre rimedio a questa situazione? Nulla o quasi. Nel 2020 e nel 2021, oltre che per le auto elettriche e a basso impatto, sono stati introdotti incentivi anche per le vetture con emissioni di CO2 inferiori a 135 grammi per chilometro. Questi incentivi hanno però funzionato a singhiozzo perché gli stanziamenti previsti si sono ben presto rivelati insufficienti e la conseguenza è che, come si è detto, l’auto chiuderà il 2021 ancora molto al di sotto dei livelli precedenti le due ultime crisi.

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Il mondo dell’auto si chiede come può reggere in questa situazione e come può continuare a pagare fornitori e dipendenti. Il Presidente Draghi ha avuto dal Paese un’apertura di credito e poteri effettivi che nessuno aveva mai avuto prima da quando c’è la Repubblica. Gode di una credibilità indiscussa e anche il mondo dell’auto crede in lui, ma si chiede come pensi Draghi di operare per fare uscire finalmente l’auto dalla palude in cui sta sprofondando. Quello che occorre è abbandonare il sistema dei pannicelli caldi e varare un piano organico e credibile per il rilancio del settore che resta fondamentale per la mobilità e si avvia ad una difficilissima transizione verde. Le risorse e le condizioni per varare questo piano organico ci sono tutte. C’è anche la volontà politica del Governo? Il mondo dell’auto lo chiede.

(Presidente Centro Studi Promotor)

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