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Il fascino dell’Etna in bicicletta. Ma tutta la Sicilia si visita su due ruote

Il vulcano rappresenta l’attrazione maggiore dell’isola con diversi percorsi. Aumenta l’offerta di percorsi in tutta la Sicilia

di Manlio Pisu

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Il vulcano rappresenta l’attrazione maggiore dell’isola con diversi percorsi. Aumenta l’offerta di percorsi in tutta la Sicilia


5' di lettura

Narra l'imperatore Adriano, per bocca di Marguerite Yourcenar, che nel 128 d. C. volle salire sulla vetta dell'Etna per il piacere di ammirare l'alba dalla sommità del vulcano. «Fu uno dei momenti supremi della mia vita», un'esperienza di «felicità», annota l'uomo più potente del suo tempo, stando al diario immaginato quasi 2000 anni dopo dalla scrittrice francese nelle Memorie di Adriano. Prima di lui Empedocle, filosofo e scienziato del V secolo a.C., era rimasto incantato dalla bellezza terrificante dei crateri e, secondo la tradizione, morì cadendoci dentro.

Molto più tardi, in pieno Romanticismo, il viaggiatore scozzese Patrick Brydone volle anch'egli salire ai crateri sommitali per godersi da 3300 metri di altezza lo spettacolo del sole nascente con vista mozzafiato su mezzo Mediterraneo. Era il 1773. Il suo racconto influenzò i viaggiatori di tutta Europa e contribuì a fare dell'Etna una tappa obbligata del Grand Tour sette-ottocentesco.

Da allora l'Etna - “a' muntagna”, come la chiamano i siciliani o il Mongibello - continua ad attrarre turisti da ogni parte del mondo. Nel 2013 il vulcano attivo più alto d'Europa è stato dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità, non solo per la sua primordiale magnificenza, ma anche per l'impulso che l'Etna, da quasi tre millenni il vulcano più studiato del mondo, ha dato allo sviluppo della scienza e della vulcanologia moderna.

“A’ muntagna” a due ruote

Oggi l'Etna è una grande attrazione anche per il cicloturismo. In bici da corsa, in mountain bike, “muscolare” o a pedalata assistita, il vulcano esercita il suo fascino sui ciclisti da ogni angolo del pianeta. «Il 90% della nostra clientela viene dall'estero, per lo più dagli Stati Uniti», commenta Maurizio Scalia, titolare di Etna Bike Tours, micro-impresa di Milo, specializzata nell'offerta cicloturistica sul vulcano.

In bicicletta sulle pendici dell’Etna

«Il Covid ha avuto un forte impatto. Speravamo quest'anno di raddoppiare il fatturato rispetto ai 100.000 euro del 2019. Non sarà così, ma stiamo ripartendo. Salvo contraccolpi epidemiologici, il 2021 dovrebbe andare alla grande», aggiunge Scalia, che guarda in avanti ai suoi progetti di crescita e ai prossimi investimenti: più bici a noleggio, più escursioni in offerta, ampliamento dell'area di attività anche alla Calabria e al Pollino in Basilicata.

L'Etna, in effetti, offre ai ciclisti esperienze indimenticabili. La pista alto-montana è uno dei gioielli di questo territorio. È una strada forestale che gira intorno al vulcano, formando in quota un ferro di cavallo tra i 1900 e i 1400 metri sul mare. La si può prendere dal Rifugio Sapienza del Club Alpino Italiano sul versante Sud sopra Nicolosi. La varietà di paesaggi è sorprendente.

Foreste rigogliosissime di castagni, faggi e pini si alternano ai campi lavici creati nei secoli dalle eruzioni del vulcano. Ovunque fanno capolino le macchie gialle e profumatissime della ginestra etnea. Mano a mano che si procede, i panorami cambiano di continuo, dai Monti Nebrodi alla Valle del Bove.

La strada è molto ben tenuta. Lungo il percorso numerosi i “rifugi”, casette in pietra lavica aperte giorno e notte, che offrono gratis ospitalità ai viandanti, mettendo a disposizione camino e legna da ardere.

La pista alto-montana è un itinerario di quelli che non possono mancare nel carnet di un cicloturista. Lo stupore è paragonabile ai più bei percorsi di montagna sulle Dolomiti. Fatto con e-bike, è alla portata quasi di tutti.

L’ascesa tra i campi lavici

Un altro must è l'ascesa in mountain bike da Piano Provenzana fino alla base dei crateri sommitali, a circa 3000 metri di altitudine, pedalando attraverso campi lavici sconfinati. La maggior parte dei ciclisti la fa con mountain bike a pedalata assistita.

Per i più audaci il giro può trasformarsi in traversata del vulcano. Bisogna, però, mettere in conto di caricarsi in spalla la bici (muscolare, perché la e-bike sarebbe troppo pesante) e di saltellare per un breve tratto su una colata recente non pedalabile. Superato l'ostacolo, si prende la discesa spettacolare fino al Rifugio Sapienza. Per entrambi i giri è consigliata una guida locale.

Non solo Etna

Ma la Sicilia naturalmente non è solo Etna. «È un mini-continente con mare, montagne, foreste, vulcani, dune, un interno verdissimo e poco frequentato», osserva Giovanni Guarneri di Ciclabili Siciliane, un marchio al quale fanno capo l'omonima associazione no profit per la promozione del territorio attraverso la bici e il tour operator Inspiring Tours.

«In Sicilia – osserva - il cicloturismo è partito da pochi anni, ma è in fortissima crescita. E crescerebbe ancora di più se le istituzioni locali si convincessero a scommettere sulla bici» come motore di sviluppo. «Abbiamo una rete di 12.000 km di strade provinciali. C'è talmente poco traffico, che di fatto sono piste ciclabili - osserva Guarneri - Qui nessuno ha fretta. I pochi automobilisti che passano vanno piano e sono ben disposti verso i ciclisti». «Abbiamo – aggiunge Scalia - centinaia di chilometri di ferrovie dismesse, che potrebbero facilmente essere riconvertite in piste ciclabili».

Percorso in bici nella Sicilia centrale (Foto: Gianluca Ricceri)

Anche per Inspiring Tours i numeri sono piccoli ma in espansione. L'obiettivo pre-covid per il 2020 era un fatturato di 250.000 euro all'anno dai 100.000 del 2019, racconta Guarneri: «L'epidemia ha ridotto molto l'attività, però continuiamo a lavorare, sia pure al 30% rispetto all'anno scorso. Ma ripartiremo». Per lo più internazionale la clientela, in particolare da Usa, Australia, Canada e Scandinavia.

La stagione qui è lunga: in Sicilia si pedala tutto l'anno, anche se la domanda si concentra tra aprile e fine ottobre. Molto varia l'offerta per ogni esigenza. Per chi vuole pedalare da solo e senza guida c'è in catalogo la formula Adventure Pack. Comprende noleggio bici, fornitura di una traccia Gpx d'autore, quindi affidabilissima, assistenza telefonica giorno e notte, descrizione dell'itinerario e segnalazione dei luoghi di maggior interesse.

Una proposta variegata

Per chi voglia, invece, viaggiare leggero, senza bagaglio, la formula Self Guided replica l'Adventure Pack, ma con il trasporto bagagli di tappa in tappa e le prenotazioni alberghiere pre-definite. Per chi, infine, preferisce girare con la guida, c'è il pacchetto completo. «Gli itinerari che proponiamo promuovono le strade più belle della Sicilia», afferma Guarneri.

Tra i percorsi più richiesti ci sono “The Best of the West”, 340 km da Palermo ad Agrigento, toccando Trapani e le sue splendide saline. Il percorso passa su stradine costiere sterrate a pochi metri dal mare; il “Secret South” nella Sicilia barocca, tra Ragusa, Modica e Siracusa; la Magna Via Francigena. Da quest'anno l'offerta è stata ampliata con una nuova iniziativa: il Sicily Divide, un itinerario di 430 km che da Palermo o a scelta da Trapani attraversa la Sicilia interna e la divide in due fino a Catania, passando per Gibellina, Sambuca, Enna e Regalbuto. «Sta avendo un enorme successo», commenta Guarneri.

L'intento è quello di dischiudere al turismo le zone più remote dell'isola e contribuire con ciò a contrastare la tendenza allo spopolamento dei borghi, offrendo ai locali una nuova fonte di reddito legata al turismo: B&B, locande ecc Il progetto è promosso dalla onlus e non ha fini di lucro. Scaricare dal web la traccia Gpx del Sicily Divide è gratis. Da quel momento può iniziare l'avventura.

C'è poi l'ultimo arrivato: il Periplo della Sicilia, che può essere suddiviso in tre semi-peripli: Palermo-Agrigento; Agrigento-Catania; Catania-Palermo. Dal punto di vista cicloturistico la Sicilia promette bene. Potrebbe diventare una delle nuove frontiere per gli amanti delle due ruote.

Del resto gli ingredienti ci sono tutti. Pochi altri luoghi nel Mediterraneo raccontano una stratificazione storica così lunga. Qui tutti hanno lasciato traccia del loro passaggio: i fenici, i greci, i cartaginesi, i romani, gli arabi, i normanni, gli spagnoli, i francesi. Qui si toccano cristianesimo e Islam nelle chiese trasformate in moschee e riconvertite in chiese. La cucina di mare e di terra raggiunge, insieme alla pasticceria, vette ineguagliabili.

Mancava solo l'iniziativa. Adesso c'è. E ancora una volta parte dal basso, dalla passione lungimirante di qualche appassionato, trasformatosi in micro-imprenditore. Seguiranno, si spera, le istituzioni e le amministrazioni locali in attesa di vedere le prime, vere, infrastrutture ciclabili.

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