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La sostenibilità in etichetta fa crescere il fatturato del 7,6%

Osservatorio Immagino GS1: sono oltre 26mila i prodotti di largo consumo, alimentari e non, che presentano sulle confezioni un claim relativo alla sostenibilità

di Emiliano Sgambato

Sempre più etichette informano sulle caratteristiche di sostenibilità del prodotto

3' di lettura

La sostenibilità è un tema sempre più centrale nell’indirizzare i consumi degli italiani e non è certo un caso che siano in crescita le indicazioni “green” contenute nelle etichette alimentari, con le aziende che scelgono di aumentare lo spazio sulle confezioni dedicato a comunicare i loro impegni in questo campo.
A misurare l'andamento di questa tendenza – tra le altre – è la nuova edizione dell’Osservatorio Immagino realizzato semestralmente da GS1 Italy, di cui è stata appena pubblicata la nona edizione (consultabile online).

Il peso della comunicazione green

Per la seconda volta sono stati rilevati 24 “claim green” presenti sulle etichette dei prodotti di largo consumo e sono stati organizzati in quattro aree tematiche: 1) Management sostenibile delle risorse; 2) Agricoltura e allevamento sostenibili; 3) Responsabilità sociale; 4) Rispetto degli animali.
Nel 2020 sono saliti a oltre 26 mila i prodotti di largo consumo, alimentari e non, che presentano sulle confezioni un claim relativo alla sostenibilità. Una quota pari al 22% del totale che «l'anno scorso – recita una nota – hanno realizzato oltre 10 miliardi di euro di giro d’affari, in crescita del 7,6% rispetto al 2019.

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L’analisi GS1 – a cui aderiscono oltre 1.874 aziende industriali del largo consumo e 49 retailer – parte dalle informazioni riportate sulle etichette dei prodotti (ingredienti, tabelle nutrizionali, loghi e certificazioni, claim e indicazioni di consumo). Queste poi vengono digitalizzate e incrociate con le rilevazioni sulle vendite effettuate da Nielsen. I prodotti monitorati sono oltre 120mila e hanno sviluppato quasi 39 miliardi di euro di vendite e che rappresentano l'82,6% del sell-out realizzato nel 2020 da ipermercati e supermercati nel mercato totale del largo consumo in Italia.

«Questo lavoro di analisi – commenta Marco Cuppini, research and communication director di GS1 Italy – ha consentito di misurare quanto la sostenibilità sia diventata sempre più un tema di comunicazione e come questo fenomeno coinvolga sia l’offerta che la domanda: nel corso del 2020 abbiamo rilevato un maggior impegno da parte delle aziende, sia di produzione che di distribuzione, a fronte di una crescente sensibilità da parte del consumatore».

Circolarità e riciclo delle confezioni

L'attenzione al tema della sostenibilità «si sposa con quello della circolarità in ogni fase del ciclo di vita dei prodotti – recita l’Osservatorio – dalla loro produzione sino alla gestione dei rifiuti». Anche i consumatori sono coinvolti: «La “call to action” è rappresentata dalle informazioni sulla riciclabilità delle confezioni che sono sempre più presenti sulle etichette dei prodotti venduti in Gdo». L'Osservatorio Immagino le ha trovate nel 30,1% dei casi.

«Rispetto allo scorso giugno il numero dei prodotti che indicano in etichetta se e come riciclare il packaging è cresciuto di +3%» aggiunge Cuppini. «E questa informazione “paga”: nel corso del 2020 sono aumentate le vendite dei prodotti che comunicano la riciclabilità del packaging, mentre, al contrario, il bilancio è stato negativo per chi non ha comunicato nulla».

Dal free from al rich in: gli altri claim di successo

Anche nel 2020, come fa dal 2016, l'Osservatorio Immagino ha seguito l'evoluzione di 10 panieri, che rappresentano altrettanti fenomeni di consumo. Nel food continuano ad avere successo i claim legati al “Free from” – cioè quei prodotti privi di alcuni elementi, dal glutine al lattosio, ai polifosfati – o al contrario al “Rich-in”, cioè i prodotti arricchiti ad esempio di vitamine o altri elementi ritenuti salutari (in particolari nel periodo del lockdown). Trend importanti sono anche quelli denominati “Lifestyle” (vegetariano, vegano, biologico, halal e kosher) e legati al “made in Italy” e a loghi e certificazioni (Fairtrade, Ecolabel, Cruelty free).


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