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Il fenomeno green bond: crescita del 120% sul 2018

di Mara Monti


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(AdobeStock)

3' di lettura

Lenti, ma in costante crescita. I green bond italiani stanno aumentando velocemente avendo superato da gennaio il totale collocato nel 2018: da inizio anno sono state 10 le emissioni green per un totale di 4,25 miliardi contro soltanto 2 miliardi (+120%) nel 2018. Complessivamente, le obbligazioni verdi in circolazione sono 17 per un controvalore complessivo di 10,25 miliardi di euro, secondo i dati Bloomberg. Il mercato italiano rappresenta il 3,6% del totale, guidato dalla Francia con una quota pari al 13,4%, gli Stati Uniti l’11,3% e la Cina il 9,6%. Nei primi sei mesi il controvalore delle emissioni a livello globale ha raggiunto 86,4 miliardi di dollari, +26,2% rispetto allo stesso periodo del 2018 e il numero +14,9 per cento, secondo Refinitiv. L’Europa rappresenta il 47,7% del mercato, contro il 21,9% dell’Asia, e il 16% degli Stati Uniti.

In Italia, l’ultima emissione è stata quella di Terna per 500 milioni di euro, ma non ci sono soltanto le big companies a ricorrere a questa asset class. E’ il caso della società di Ravenna, Tozzi green specializzata nelle energie rinnovabili con un fatturato consolidato di 127 milioni di euro, arrivata sul mercato con un green bond da 222 milioni di dollari ad un tasso di 4,87%, scadenza 2034. Scopo del bond avviare un progetto di elettrificazione delle zone rurali del Perù. La società non quotata, è riuscita a raccogliere dagli investitori esteri richieste pari a quattro volte l’offerta. «Le emissioni green si confermano il trend più significativo registrato nel mercato dei bond nella prima parte del 2019 - spiega Carolina Marazzini, head of debt capital market Italy di UniCredit -. Gli emittenti si adoperano, con green framework e opinion, per accedere al mercato in formato green anche per rafforzare la propria strategia di crescita nell'ottica della sustainability. Ci sono poi effetti benefici specifici legati all’emissione in termini di base di investitori più ampia, richieste elevate e miglior pricing finale».

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Non ci sono soltanto gli aspetti di mercato ad interessare gli investitori. Perché questi bond per ottenere il brand green devono dimostrare di andare a finanziare progetti specifici con l’obbligo di presentare un rendiconto annuale. Nel caso, ad esempio, del bond Hera da 500 milioni collocato nel 2017, tra i progetti finanziati c’è il piano per la balneazione di Rimini che entro il 2020 dovrà eliminare 11 scarichi in mare della città; 120 milioni sono serviti per lo sviluppo delle reti di teleriscaldamento delle aree di Ferrara, Forlì-Cesena, Imola-Faenza, Modena e Bologna; altri 95 milioni di euro sono stati allocati per interventi di efficientamento energetico di una centrale di cogenerazione e 42 milioni per impianti in grado di produrre energia rinnovabile dai rifiuti organici.

I green bond di Ferrovie dello Stato (due obbligazioni da 500 milioni di euro ciascuna) sono serviti per oltre il 70% all’acquisto di 70 treni regionali Pop e Rock e delle locomotive elettriche per il trasporto merci.

Accanto alle società industriali, ci sono le banche che emettono green bond non per loro stesse, ma per finanziare progetti green di terzi. Il bond di Intesa Sanpaolo collocato nel 2017 per 500 milioni di euro, ha finanziato per il 64% progetti legati al fotovoltaico, il 12,6% all’eolico, il 12,5% alle bioenergie, il 9,3% all'idroelettrico e l’1,6% all'efficienza energetica,secondo quanto riportato dal green bond report pubblicato lo scorso mese. Sono 75 progetti i cui benefici in termini di emissioni risparmiate sono pari a 353 mila tonnellate di CO2 che equivalgono alle emissioni annuali di circa 66mila abitanti, secondo i dati dell'IEA International Energy Agency. Un risultato che ha consentito al green bond di ottenere il punteggio più elevato, GB1 Excellent.

«I progetti finanziati dal green bond sono circa il 60% rifinanziamenti del portafoglio energy di Mediocredito e circa il 40% nuovi progetti -spiega Elena Flor, responsabile corporate social responsibility di Intesa Sanpaolo -. Questo impegno si aggiunge a quello verso la Circular Economy, per il quale l’istituto ha stanzionato un platfond di 5 miliardi di euro per il 2018-2021 con l’impegno di sostenere progetti innovativi per le PMI e le grandi aziende ispirati ai principi dell’economia circolare».

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