la giornata dei mercati

Il fermento nell'auto annulla l’effetto hi-tech, l’Europa chiude positiva

di Flavia Carletti


default onloading pic

6' di lettura

Chiusura positiva per le Borse europee nell'ultima seduta della settimana e del mese di marzo. In un clima prefestivo - domani Milano e le principali Borse continentali saranno chiuse - a Piazza Affari il Ftse Mib ha terminato in progresso dello 0,36%, sotto ai massimi di giornata. Hanno fatto meglio Francoforte e Parigi, con il settore auto assoluto protagonista sulla scia dei rumors di una possibile fusione tra la francese Renault e la giapponese Nissan. A Milano hanno chiuso in testa al listino Recordati (+3,88% a 29,98 euro) e Mediaset (+3,18% a 3,112 euro).

Mese di marzo negativo per l'Europa, nel trimestre si salva Milano

Il mese di marzo, anche se la seduta di oggi è stata positiva, si chiude comunque con il segno meno per i mercati continentali. Nella seduta di oggi, il Ftse Mib ha preso lo 0,36% e il Ftse All Share lo 0,42, quando a Parigi il Cac40 è salito dello 0,72%, il Dax30 a Francoforte dell'1,31% e il Ftse100 a Londra dello 0,17 per cento. In un mese, invece, il Ftse Mib ha lasciato sul terreno un punto percentuale, il Cac40 a Parigi circa il 3,8%, il Dax30 a Francoforte il 3,7% e il Ftse100 a Londra il 3% circa. Anche la performance a tre mesi, dall’inizio dell’anno, risulta in rosso per i principali listini continentali, con Piazza Affari che ha retto meglio, facendo segnare un +0,9 per cento.

Mediaset sostenuta da indiscrezioni trattative con Mediapro

A sostenere i titoli del Biscione le indiscrezioni stampa sulla possibilità di trattative in corso con Mediapro sui diritti tv della serie A di calcio. Mediapro starebbe negoziando con Mediaset un accordo commercial-distributivo, perché per i prossimi 3 anni Mediapro potrà agire solo come intermediario dei diritti della Serie A. Una intesa in questo senso potrebbe permettere a Mediaset di avere i diritti della Serie A dal 2018 e quindi avvantaggiarsi rispetto a Sky che è ancora in fase di negoziazione dei diritti.

Occhi puntati su Telecom Italia

Attenzione anche su Telecom Italia (+0,52% a 0,771 euro), nel giorno del consiglio di amministrazione e in attesa di evoluzioni sul braccio di ferro con il fondo americano Elliott, quando è stato convocato un nuovo consiglio per il 9 aprile prossimo «per discutere delle eventuali azioni a valle della decisione del collegio sindacale di integrare l’agenda dei lavori dell’assemblea (già convocata per il 24 aprile 2018), sulla base della richiesta formulata dai soci Elliott International LP, Elliott Associates LP e The Liverpool Limited Partnership». Dopo la decisione dei sindaci di chiedere l'integrazione dell'ordine del giorno dell'assemblea del 24 aprile con le richieste di Elliott, si è aperto uno scontro legale tra Elliott e Vivendi sulla ricostituzione del Cda. Secondo Il Sole 24 Ore, Vivendi si appresta a fare un ricorso di urgenza al tribunale contro la decisione del collegio sindacale di inserire il voto sui consiglieri in agenda. Gli analisti di Equita ritengono che «lo scenario prospettato da Elliott aumenterebbe le chance di successo del fondo, anche perché eliminerebbe il problema legato alla presentazione di una lista di minoranza da parte di Assogestioni». Inoltre, hanno spiegato, «una rappresentanza di Vivendi significativa, ma di minoranza nel Board di Tim migliorerebbe la governance del gruppo, riducendo i conflitti di interessi e garantendo meglio i diritti delle minoranze, e contribuirebbe quindi a ridurre lo sconto sui peers». Secondo un'altra primaria Sim milanese, «la questione è incerta» ed è possibile che «il titolo continui a essere sostenuto da appeal speculativo legato allo stake building in corso».

Settore auto europeo sotto i riflettori su rumors fusione Renault-Nissan

Dopo un avvio sottotono, ha recuperato terreno Fca per poi chiudere sotto i massimi a 16,502 euro (+0,32%) sulla scia dell’andamento positivo del comparto auto europeo, galvanizzato dalle indiscrezioni stampa su una possibile fusione tra Renault e Nissan. Alla Borsa di Parigi Renault è balzata del 5,79% a 98,50 euro, trascinando anche la concorrente Peugeot (+3,38% a 19,55 euro). Gli acquisti hanno premiato anche il comparto in Germania con Volkswagen (+4,12% a 161,38 euro), Daimler (+4,03% a 68,97 euro), e Bmw (+3,03 à 88,15 euro). Secondo quanto riportato dall'agenzia Bloomberg, Renault e Nissan, alleate dal 1999, stanno discutendo su una possibile fusione. Ad ogni modo, «nessuna decisione è stata presa e le discussioni, che durano da diversi mesi, potrebbero non avere successo», secondo le fonti citate dall'agenzia. Un'eventuale fusione richiederebbe l'approvazione sia del governo francese, che detiene il 15% della Renault, sia delle autorità giapponesi. Contattate da Afp a Parigi e Tokyo, Renault e Nissan hanno dichiarato di non «commentare le voci e le speculazioni». Attualmente l'alleanza comprende entità distinte, collegate da partecipazioni inferiori al 50%. Renault possiede il 43% di Nissan e il giapponese possiede il 15% del marchio francese, come parte di una partnership creata nel 1999.

Banche contrastate, Gedi sugli scudi

Contrastato a Piazza Affari il settore bancario. Nel Ftse Mib bene soprattutto Unicredit (+0,96%). Poco mosse Mediobanca (+0,10%), Intesa Sanpaolo (+0,02%), Bper (invariata), quando le vendite hanno colpito Ubi Banca (-1,04%) e Banco Bpm (-0,72%). Fuori dal paniere principale, ha cercato di recuperare terreno Banca Mps (+3,71%), che nei giorni scorsi aveva aggiornato i minimi. Dopo un avvio in rosso, si è portata sulla parità Banca Carige nel giorno dell’assemblea dei soci, che ha approvato il bilancio 2017. Non sono però mancate tensioni tra gli azionisti e il management con il primo socio della banca, Malacalza Investimenti, che è tornato a chiedere chiarimenti sull’operazione di aumento di capitale realizzata. Tra gli altri titoli, chiusura in deciso rialzo anche sotto i massimi di giornata per Gedi (+5,04%). Il gruppo editoriale in avvio di contrattazioni è balzato anche di oltre 7 punti percentuali, spinto dalle indiscrezioni stampa sul fatto che il gruppo Iliad, che a breve lancerà la propria offerta tlc in Italia, sarebbe interessato ad un’operazione con Gedi. Xavier Niel, principale azionista di Iliad, è azionista di riferimento a titolo personale di Le Monde (salvato nel 2010) e di Le Nuovel Observateur e sarebbe intenzionato a creare un gruppo europeo dei quotidiani (entrando anche in Spagna), che coinvolgerebbe il Gruppo Gedi in Italia. Nel corso della seduta poi Gedi ha definito «prive di fondamento» le ipotesi di stampa.

Nuova tornata di dati macroeconomici dall'Europa e dagli Usa

Intanto, nel corso della seduta di oggi sono arrivati una serie di nuovi dati macroeconomici sia dall’Europa che da Oltreoceano. Mentre il dato tedesco sulla disoccupazione (scesa al 5,3%) è apparso positivo, per la moneta unica non lo è stato altrettanto quello sull’inflazione sempre in Germania. Il dato sull’indice dei prezzi al consumo per il mese di marzo è risultato sotto le attese e, secondo gli analisti di Mps Capital Services, «questo dato, insieme a quello sull’inflazione spagnola (pubblicato martedì scorso), anch’esso deludente, potrebbe riflettersi negativamente anche sull’indice dei prezzi al consumo dell’intera area euro». Dal Regno Unito, invece, è arrivato il dato sul Pil del quarto trimestre 2017, salito dello 0,4% su base trimestrale e dell'1,4% su anno, confermando le precedenti stime. Dagli Usa, invece sono arrivate indicazioni su mercato del lavoro, consumi e inflazione Pce. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono scese di 12mila unità a 215mila,facendo meglio di stime, quando l’inflazione Pce di febbraio ha registrato un +0,2% su mese e un +1,8% annuale, attestandosi sotto il target della Federal Reserve. Per quanto riguarda le spese per consumi, nel mese di febbraio sono salite dello 0,2% dal mese precedente, in linea alle stime degli analisti ma con meno slancio rispetto al +0,5% di dicembre e al +0,7% di novembre. I redditi personali sono aumentati dello 0,4% come da previsioni, dopo il +1% mensile registrato a gennaio. Ai minimi annuali, l'indice Pmi di Chicago che, nel mese di febbraio è calato a 57,4 punti dai 61,9 punti del mese precedente. Le attese erano per una flessione più limitata a 61,5 punti, anche se va ricordato che l'indice resta comunque in territorio di espansione economica (sopra i 50 punti). In calo anche la fiducia dei consumatori, secondo l’indice calcolato dall’università del Michicagan: è sceso a 101,4 punti, sotto le stime.

Euro sotto la soglia di 1,23 dollari, petrolio in rialzo

Sul fronte dei cambi, la moneta unica passa di mano a 1,2290 dollari (1,2308 in avvio e 1,2398 ieri sera), alla cui debolezza ha contribuito il dato sull'inflazioni tedesca, e 130,691 yen (131,273 e 131,6), quando il biglietto verde vale 106,339 yen (106,65 in avvio). Il contratto sul petrolio Wti consegna Maggio sale dello 0,56% a 64,74 dollari al barile, con il Brent del Mare del Nord che guadagna lo 0,42% a 69,82 dollari al barile.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...