NAMELESS

Il festival in stand-by sogna la ripartenza

La società brianzola organizza la kermesse di musica elettronica

di Giampaolo Colletti

La società brianzola organizza la kermesse di musica elettronica


2' di lettura

Una crescita verticale negli anni. E poi l’arrivo di questo 2020 che ha bloccato tutto il comparto degli eventi musicali. In fondo è come se il disco si fosse inceppato.

«In questo periodo così fragile e incerto siamo tra le aziende che hanno subito i maggiori problemi derivanti dalla pandemia e ci stiamo muovendo per essere nelle condizioni di poter lavorare liberamente nel 2021 e ricominciare il cammino di crescita che purtroppo quest’anno per forza di cose si è interrotto», racconta Alberto Fumagalli, Ceo di Nameless Music Festival, kermesse di musica elettronica di Annone di Brianza, meno di tremila anime in provincia di Lecco.

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Inizialmente e per i primi due anni l’appuntamento si è svolto proprio a Lecco, per poi spostarsi in Valsassina, precisamente a Barzio, sempre nel lecchese. Un’impresa nel segno della musica e nel solco degli eventi live, oggi falcidiati dallo tsunami del virus: nel corso delle sue sette edizioni il festival ha ospitato dj e artisti di fama internazionale, intercettando nei tre stage fino a 50mila persone proprio nell’ultima edizione, quella del 2019.

«Di sicuro il nostro asso nella manica è il valore del marchio che oggi fa sì che i nostri clienti siano lì con noi in attesa e credano insieme a noi nel nostro sogno», precisa Fumagalli. L’azienda ha come unica attività l’organizzazione dell’omonimo festival: la squadra è composta da 6 dipendenti operativi tutto l’anno e oltre 500 persone che collaborano nei giorni di produzione del festival.

«Abbiamo superato i 2 milioni di euro di fatturato nel 2019 con una crescita del 30 per cento da un anno all’altro. Abbiamo l’obiettivo di riuscire ad arrivare, nei prossimi cinque anni, ad un fatturato complessivo di 5 milioni di euro per essere competitivi nell’industria dei festival a livello europeo», dice Fumagalli, per il quale il riconoscimento di Statista con l’inserimento nella classifica è doppiamente motivo di orgoglio in un periodo difficile come questo.

«Di fatto - continua Fumagalli - testimonia come negli anni passati abbiamo operato nella giusta direzione. Abbiamo raggiunto questo risultato sicuramente grazie alla passione e alla dedizione che abbiamo messo nel nostro lavoro e grazie al fatto che abbiamo sempre avuto un ideale ben preciso fin dal 2013 e lo abbiamo perseguito senza mai scendere a compromessi».

Il digitale rimane necessario solo ed unicamente nella fase promozionale e di marketing del lavoro perché tutto vive nell’evento live. Di questo è convinto Fumagalli: «Le emozioni che si vivono in un evento vanno provate sulla propria pelle. Sicuramente siamo nati e cresciuti con la tecnologia e siamo stati bravi negli anni a sfruttarla per diventare virali. Ma quello che facciamo è creare eventi dal vivo. E auspichiamo che presto si possa tornare a farli».

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