Cassazione

Cassazione: il fidanzato che «fugge» prima delle nozze paga l’abito da sposa inutilizzato

Fare marcia indietro prima del «sì» è un diritto indiscutibile ma, se il ripensamento non ha un giustificato motivo, chi cambia idea sostiene la spesa

di Patrizia Maciocchi

Paga l’abito da sposa non utilizzato il fidanzato che “scappa” prima del sì

Fare marcia indietro prima del «sì» è un diritto indiscutibile ma, se il ripensamento non ha un giustificato motivo, chi cambia idea sostiene la spesa


2' di lettura

Il promesso sposo che fa marcia indietro pochi giorni prima del sì paga l’abito nuziale non utilizzato e le spese sostenute dalla donna “rifiutata”.

La Corte di cassazione (sentenza 17506), pur sottolineando che la scelta del matrimonio è libera e incoercibile, ricorda che la rottura della promessa, senza un giustificato motivo, comporta l’obbligo di rimborso. Nel caso esaminato, il “fuggitivo” aveva provato a giustificare il suo ripensamento, prima con l’opposizione di mamma e papà alle nozze, salvo poi spiegare il gran rifiuto con il dubbio che gli era sorto sui reali sentimenti della sua fidanzata, probabilmente interessata solo ai suoi soldi.

La sentenza

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I dubbi sul matrimonio di interesse

Denaro che evidentemente l’uomo non spendeva volentieri, visto che trascina la sua ex fiamma in tribunale per non restituirle 3.000 mila euro: il costo del vestito da sposa e piccole altre spese. Pur con il cuore a “pezzi” per la rottura del rapporto, il ricorrente aveva fatto un rapido calcolo e deciso che gli esborsi sostenuti dall’ex erano stati minori.

La Cassazione spiega, però, che il giudizio di legittimità non è la sede più adatta per fare i “conti”. I giudici non credono neppure al fatto che la decisione di rinunciare al giorno più bello fosse stata presa di comune accordo, né che fosse arrivata, venti giorni prima dell’altare. Circostanza non da poco: in tal caso la domanda di risarcimento sarebbe stata intempestiva perché arrivata oltre l’anno previsto.

I giudici danno maggiore credibilità ai testimoni, secondo i quali il cambio di “programma” era stato comunicato solo sei giorni prima della fatidica data e la donna lo aveva subìto. Al ricorrente non resta che pagare: neppure tanto, se è vero che la libertà non ha prezzo.

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