IMMOBILI&TASSE

Il fisco inglese a caccia di redditi immobiliari in Italia

Centinaia di lettere arrivate agli italiani che vivono in Gran Bretagna: i redditi da immobili in Italia, e mai dichiarati al fisco inglese, sono evasione. In arrivo multe e indagini penali

di Simone Filippetti

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4' di lettura

Il fisco inglese ha messo nel mirino gli italiani con case in Gran Bretagna. È partita la caccia a chi risiede nel Regno Unito, ha un immobile in Italia, ma non lo ha mai dichiarato in Inghilterra. Anche se ha pagato le tasse in Italia, per i britannici fuori dall'Europa è un “evasore”.

Lettere da HMRC

Nella casella delle lettere dei concittadini che vivono in Gran Bretagna sta arrivando una pioggia di lettere da HMRC, sigla che sta Her Majesty Revenue & Custom, l'Agenzia delle Entrate inglese, come quella datata 25 febbraio e arrivata a Paola (il nome è stato modificato per la privacy), che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare. Il tono è molto secco e categorico: «Abbiamo informazioni che dimostrano come lei abbia percepito redditi o guadagni all'estero, sui quali deva pagare le tasse in Gran Bretagna». Paola vive e lavora in Inghilterra, ha tre immobili in Italia, mai dichiarati Oltremanica. La casistica è enorme: nel Regno Unito vivono 700mila italiani “ufficiali”, quelli registrati dal Consolato Generale nell'elenco Aire, ma il numero effettivo è più alto. E tantissimi di loro, anche il ragazzotto giovane che fa il barista da Caffè Nero o Costa Coffee, hanno una casa in Italia, spesso ereditata o regalata dai genitori: Italia è il paese con il più alto tasso di case di proprietà al mondo. E quando si sono trasferiti in Inghilterra, tutti hanno affittato i loro immobili. Su quell'affitto hanno magari pagato anche le tasse in Italia, ma non basta. E ora il fisco inglese sta andando a stanare uno a uno tutti i proprietari di immobili.

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Effetti collaterali da CRS

Non è un accanimento contro l'ltalia. Ma uno degli effetti collaterali della normativa CRS (Common Reporting Standard), introdotto dall'Ocse (organismo internazionale che riunisce tutti i paesi sviluppati): l'obbligo di comunicare al fisco di ogni paese i dati bancari dei residenti esteri. Basta che un paese incroci i dati per vedere se qualche cittadino ha redditi “nascosti” da qualche parte nel mondo. Per il fisco di Sua Maestà non è sufficiente aver pagato le tasse sui redditi da immobili in Italia, bisogna anche averle inserire nel Tax Return, la dichiarazione dei redditi. Gli inglesi, che sono metodici nella gestione dello Stato, sono andati in ordine alfabetico con l'applicazione della normativa CRS: sono partiti dalla lettera di A di Albania e ora sono arrivati al I. E dopo aver mandato lettere ai cittadini di India e Irlanda che vivono in UK è la volta dell'Italia: il controllo fiscale di routine, però, è diventato un “caso” perché gli italiani sono la terza nazionalità in Uk dopo polacchi e rumeni; Londra è la quarta città italiana per abitanti.

Le lettere hanno gettato nel panico migliaia di concittadini. È il caso opposto a quello della stangata IMU nel Regno Unito: con la Brexit, i residenti italiani che hanno un immobile in UK hanno subìto un'impennata della tassa italiana sulla casa. Nel caso di HMRC, invece, la tegola cade sugli italiani residenti in UK per le case che possiedono in Italia.

Rischio penale

Dritto e rovescio della medaglia immobiliare: in ogni caso, è super lavoro per i fiscalisti e commercialisti italiani a Londra: «Stiamo ricevendo decine di richieste di aiuto - esordisce Guido Ravaglia dello Studio Statura - Prima era anti-economico per qualsiasi paese andare alla ricerca di questi redditi, un'attività troppo faticosa per importi spesso modesti». Ora sono le banche che inviano in automatico i dati ai paesi. Per il fisco di Sua Maestà è facile e conveniente. «Molti connazionali non hanno mai dichiarato i redditi da immobili italiani nel Regno Unito», prosegue Ravaglia. In molti casi c'è buona fede, in altri c'è superficialità da parte di chi ha consigliato gli italiani in UK: il principio generale è che case e appartamenti si tassano sempre nel paese dove sono, perché appunto immobili. E la presunzione del divieto di doppia imposizione, ossia che non si possono pagare due volte le tasse, ha indotto molti italiani residenti in Gran Bretagna in errore, a pensare che non fosse necessario dichiarare quei redditi già tassati. Errore che ora rischia di costare caro: oltre all'ammanco (per il fisco inglese quei redditi italiani sono imposte evase), c'è anche una sanzione che spesso è il 100% della tassa non versata. Se il fisco inglese sospetta che ci sia stata una frode, e non un banale errore, parte un processo penale: «Le tempistiche e i costi di un'indagine penale sono molto rilevanti, perciò ciascun contribuente dovrebbe verificare eventuali redditi non dichiarati e affidarsi a un professionista per valutare più nel dettaglio la propria posizione ed eventuali criticità» consiglia Alessandro Belluzzo, fondatore della Belluzzo International a Londra. Che ammonisce: «Non sottovalutare la lettera ricevuta». Sembra un avviso bonario, ma non lo è.

Beffa e Danno

La lettera non porta solo la cattiva notizia della possibile multa. In Inghilterra c'è una No Tax area fino a 12.500 sterline: i redditi fino a quella somma non pagano alcuna tassa. Ma è una somma che spesso coincide con lo stipendio annuale di un cameriere, specie in provincia. Ora il cameriere italiano che prima non pagava tasse in UK, dovendo anche “importare” il reddito italiano, supera la soglia e diventa un taxpayer. E anche se ha già versato le tasse in Italia sui suoi immobili, scattano aliquote diverse e rischia di dover pagare ulteriori tasse anche in Regno Unito. Dopo il danno, anche la beffa.

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