imposta di registro

Fisco, quell’odissea per annullare un tributo già pagato da 17 euro

Forse non è un caso che l’imposta di registro nel 2017 sia emersa come uno dei tributi con il più alto tasso di litigiosità tra Fisco e contribuenti in rapporto al gettito

di Cristiano Dell'Oste


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2' di lettura

Molto rumore per nulla. Anzi, per 17 euro. Esattamente la cifra che il Fisco ha contestato come «mancato versamento» a un contribuente, per l’imposta di registro annuale sull’affitto di un box auto. Il tributo era stato pagato in anticipo, come ha segnalato il commercialista che ha seguito il caso, abbonato al Sole 24 Ore. Ma arrivare all’annullamento non è stata una passeggiata.

Il caso riguarda un box affittato a 70 euro al mese. Il contribuente sfrutta la possibilità di pagare l’imposta di registro in anticipo per l’intera durata del contratto (17 euro all’anno per quattro anni, in tutto 68 euro). Un’opzione utilizzata di solito quando gli importi sono molto bassi, visto che il tributo ha una soglia minima di 67 euro per la prima annualità e pagando un anno alla volta si sarebbero spesi 118 euro.

Per il primo e il secondo anno tutto fila liscio. Poi, in occasione della terza annualità contrattuale, forse per un disguido, arriva l’avviso di liquidazione. Per un totale di 43,57 euro, così suddivisi: 17 euro di imposta, 5,10 euro di sanzioni, 17 centesimi di interessi e 21,30 euro di spese di notifica. E già qui ci sarebbe da riflettere, perché il costo necessario a portare l’atto a conoscenza del contribuente pesa più del tributo. Ma è soprattutto l’iter successivo a imporre qualche riflessione: il contribuente va dal suo commercialista, che ha curato il pagamento; il professionista prende un primo appuntamento con l’ufficio territoriale delle Entrate, poi deve tornare una seconda volta, infine una terza; la questione lentamente si dipana, ma per chiudere la pratica bisogna inviare la richiesta tramite il canale telematico di assistenza Civis. Poi l’avviso di liquidazione viene annullato, finalmente.

La conclusione del lettore è amara: «Quanto tempo è stato sprecato inutilmente da parte dei pubblici dipendenti e fatto sprecare ai cittadini per 17 euro? È valsa la pena metter in moto questo circo per non aver controllato attentamente?»

Quanti contribuenti – si potrebbe aggiungere – scelgono di lasciar perdere, e pagano lo stesso? Resta l’impressione che l’imposta di registro sia uno dei tributi che si prestano di più a questi rilievi minori, come testimonia anche la prassi recente di contestare la mancata tassazione in via autonoma (20o euro) delle clausole penali nei contratti di locazione (si veda Il Sole 24 Ore del 23 ottobre scorso).

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