ACCERTAMENTi fiscali

False partite Iva, scattano i controlli per scoprire i «furbetti»

di Marco Mobili e Giovanni Parente


Regime forfettario: il test di convenienza in 8 domande

3' di lettura

Il Fisco prepara i controlli per scoprire abusi nell’ingresso e nella permanenza nel regime forfettario. Controlli che saranno articolati lungo due direttrici: accessi in sede e attività di analisi di rischio sulla base del patrimonio informativo disponibili. Controlli che saranno indirizzati sia nei confronti di chi è entrato da quest’anno (poco più di 411mila partite Iva finora tra nuove aperture e confluiti da vecchi regimi) sia verso chi era già nel regime.

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A tracciare la rotta del contrasto a eventuali fruizioni indebiti della flat tax al 15% (o addirittura al 5% per le start up) è la risposta fornita ieri dal Mef e letta dal sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, Simone Valente (M5s), al question time del Pd in commissione Finanze alla Camera.

Abusi nelle partite Iva, scattano i controlli

Le deputate democratiche Fregolent e Serracchiani hanno segnalato una serie di “buchi" nella flat tax in cui possono insinuarsi comportamenti evasivi o elusivi da parte delle partite Iva: si va dalla traslazione del fatturato dell’attività esercitata in forma societaria a quella come ditta individuale fino alla possibilità per il forfettario di poter cedere «parte dei propri ricavi o compensi a un altro contribuente al fine di “pagare” entrambi il 15% di imposte». Su quest’ultimo fronte, il Mef sottolinea che il «comportamento elusivo non è legato necessariamente a una “trasformazione” di società in ditte individuali», in quanto per rimanere sotto i 65mila euro di ricavi o compensi si può ricorrere a qualsiasi altro soggetto terzo per fatturare gli importi oltre la soglia. Comunque, secondo l’amministrazione finanziaria, saranno sufficienti le ordinarie attività di controllo per far emergere eventuali un esercizio fittizio di impresa o professione.

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Ma proprio alla luce dell’ampliamento della platea, dopo l’allargamento delle maglie nell’ultima manovra, il Fisco accenderà il faro sui soggetti che non possiedono i requisiti per accedere. Le direttrici, come sottolinea la risposta di ieri, saranno due: accessi diretti, ossia verifiche presso gli esercizi commerciali, le botteghe artigiane, gli studi professionali in cui svolgono l’attività; analisi del rischio per individuare sulla base delle informazioni in Anagrafe tributarie i contribuenti che hanno “barato” per accedere o restare nella flat tax.

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Analisi di rischio e utilizzo dei big data che caratterizzeranno anche le altre azioni di contrasto all’evasione. In un’altra risposta a un question time di Giulio Centemero (Lega), il ministero dell’Economia ha sintetizzato le misure in atto e quelle che saranno utilizzate nei prossimi mesi. A partire da quelle potenziate dal decreto fiscale dello scorso autunno (Dl 119/2018) che, tra l’altro, ha aperto le porte della Superanagrafe dei conti correnti anche alla Guardia di Finanze stabilendo inoltre la conservazione decennale dei dati di sintesi delle transazioni finanziarie comunicate da banche, Poste e altri intermediari. Rimanendo in tema di partite Iva e di soggetti di medie dimensioni non soggetti però alle pagelle fiscali (i nuovi Isa), saranno predisposti piani di intervento annuali costruiti attraverso l’elaborazione e l’incrocio dei dati della Superanagrafe e degli altri acquisiti in Anagrafe tributaria. In pratica, si metteranno a confronto entrate e uscite sui conti correnti (e non solo) con quanto fatturato (l’informazione ora è disponibile in tempo reale grazie all’e-fattura) e poi dichiarato.

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L’obiettivo di fondo è cercare di far emergere gli evasori seriali e i casi di frode più grave e più pericolosa, che generalmente sono collegati a un occultamento dei patrimoni per non consentire al Fisco di recuperare quanto spettante. Inoltre concentrando l’attività sui fenomeni più gravi l’amministrazione fiannziaria viene affrancata «da vincoli di presenza ispettiva correlati a rigidi parametri numerici, non connessi a concreti elementi espressivi di potenziale pericolosità fiscale». In un contesto, in cui più in generale «è stato rafforzato lo scambio automatico di informazioni per attività di controllo tributario o per finalità di analisi di rischio tra agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza».

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