sicilia

Il flop Blutec ha affossato Termini Imerese

Mai partito l'accordo da 240 milioni per l'area industriale ex Fiat

di Nino Amadore


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L'impianto di Termini Imerese era stato ceduto da Fiat a Blutec per il rilancio

2' di lettura

Poteva (doveva?) essere l’occasione giusta per il rilancio dello stabilimento che fu della Fiat a Termini Imerese (Palermo). Passerà alla storia come il grande fallimento di una iniziativa che aveva tutti i crismi per arrivare al successo. C’erano per esempio i fondi messi a disposizione da Regione siciliana e ministero per lo Sviluppo economico (Mise) a valere, appunto, sui Contratti di sviluppo: l’accordo firmato il 22 luglio 2015 puntava all’attrazione di nuovi investimenti produttivi grazie agli incentivi messi in campo.

La dotazione finanziaria era di tutto rispetto: 240 milioni, di cui 150 milioni stanziati dal Mise e 90 milioni stanziati dalla Regione siciliana. Ma non basta: per sviluppare nuove attività imprenditoriali la Regione siciliana aveva riservato 50 milioni alla prestazione di garanzie a favore delle imprese che avrebbero investito nell’area industriale e si era impegnata ad attivare specifici interventi per la riqualificazione professionale degli ex lavoratori del Gruppo Fiat. L’accordo è scaduto a luglio dell’anno scorso e non si hanno notizie su un suo possibile rinnovo. Nel frattempo la situazione si è parecchio complicata con l’inchiesta che ha coinvolto i vertici di Blutec, l’azienda che avrebbe dovuto far ripartire lo stabilimento ex Fiat di Termini Imerese grazie anche agli incentivi: la proposta contrattualizzata con Invitalia il 15 febbraio 2016 prevedeva quasi 95 milioni di euro di investimenti ammissibili alle agevolazioni e una ricaduta occupazionale di 400 addetti. Blutec, che ha incassato una prima tranche di finanziamento di 20 milioni, secondo Invitalia (ma anche secondo i magistrati) pur avendo incassato i fondi non ha realizzato l’investimento: l'imprenditore Roberto Ginatta proprietario di Blutec e l'amministratore delegato della società Cosimo Di Cursi sono accusati dalla procura di Termini Imerese di malversazione ai danni dello Stato. Così ad aprile dell’anno scorso è stata sottoposta alla procedura di revoca delle agevolazioni concesse da parte di Invitalia che ha anche avviato il procedimento per recuperare il denaro erogato. Qual è oggi lo stato delle cose? Un migliaio di lavoratori ex Fiat sono in Cassa integrazione fino al 31 dicembre, la Blutec è in amministrazione giudiziaria,a Termini Imerese resta la preoccupazione per il futuro. L’ultimo comunicato sindacale sulla vicenda è di qualche giorno fa: «La Cassa integrazione – afferma Leonardo La Piana segretario generale Cisl Palermo Trapani -, non risolve i problemi dei lavoratori di Termini Imerese, che chiedono di tornare a lavorare. Per questo chiediamo alla Regione un ulteriore impegno e al governo Conte bis, di mettere in campo atti concreti per l’attesa svolta industriale che vadano oltre gli annunci. Si intervenga in maniera decisa sulla vertenza per non abbandonare i lavoratori, le loro famiglie e il futuro di un intero territorio». Sul sito di Invitalia si continua a leggere che al Mise «è attivo un tavolo di coordinamento, con il compito di monitorare lo stato di avanzamento del piano di sviluppo dello stabilimento e che la struttura del Mise, incaricata di sviluppare strumenti di contrasto al declino dell'apparato produttivo italiano, sta valutando nuovi percorsi di insediamento industriale nell'area di crisi di Termini Imerese». Ma all’orizzonte non si vede nulla.

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