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Il flop dei bonus per internet e pc: misura chiusa, usato solo il 53% dei fondi

La campagna di incentivi è terminata il 9 novembre: impegnati solo 106,4 milioni dei 200 disponibili

di Andrea Biondi e Carmine Fotina

3' di lettura

Stop ai voucher per internet. La campagna di incentivi si è chiusa il 9 novembre, a un anno esatto dalla partenza. E il bilancio appare fallimentare se rapportato alle attese: sono stati impegnati 106,4 milioni, pari cioè solo al 53% dei fondi disponibili. Il voucher, di importo fino a 500 euro, era destinato alle famiglie con Isee inferiore a 20mila euro per connessione ad almeno 30 megabit/secondo. Ci si aspettava una corsa senza precedenti ai bonus, anche perché includevano anche un tablet o un pc, ed invece alla fine avanzano 93,6 milioni.

Lo stallo della “fase 2”

Le risorse residue teoricamente potrebbero andare a integrare quelle già previste dalla “fase 2”, che nei piani originari del ministero dello Sviluppo economico doveva rivolgersi alle famiglie senza più limite Isee e alle Pmi. Tuttavia, anche alla luce degli scarsi risultati della prima fase, questa misura è ancora bloccata, anche per rilievi della Commissione europea, da oltre un anno. Si profila il via libera solo per gli incentivi alle imprese, per ora, ma non prima della fine dell’anno o della prima parte del 2022.

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Le offerte degli operatori

Per tornare ai voucher della “fase 1”, i 106,4 milioni impegnati sono la somma di circa 98,1 milioni già erogati e 8,3 milioni prenotati. Il bilancio è stato pubblicato da Infratel, la società in house del ministero dello Sviluppo economico che ha gestito l’intervento. Complessivamente, dal 9 novembre 2020, sono stati attivati oltre 200mila voucher in tutta Italia, per un totale di 98,1 milioni di euro erogati e un valore medio quindi di 490 euro.

Le prenotazioni si sono chiuse. Gli operatori accreditati, comunque non oltre il 25 novembre, potranno inserire nel portale esclusivamente quelle relative a domande sottoscritte dai consumatori entro il 9 novembre 2021. I gestori che avevano presentato domanda per essere accreditati sulla piattaforma sono 229, e 169 quelli ammessi alla fase operativa della misura. Infratel ha calcolato un totale di 1.388 offerte da 113 diversi operatori. Di queste, però solo 824 - relative a 107 diversi gestori –- sono state approvate.

Alla molteplicità dell’offerta ha tuttavia fatto da contraltare una certa concentrazione dei voucher sul mercato, con Tim a giocare da protagonista. Lo scorso aprile, nel corso di un’audizione alla Camera, il ministro per l’Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao spiegava che «Il 76% del richiesto è arrivato da un operatore, il 20% ripartito tra secondo, terzo e quarto, il rimanente tra tutti gli altri». Sono state invece 564 le offerte rifiutate a causa di clausole contrattuali difformi da quanto indicato nella convenzione (ad esempio il rinnovo tacito alla scadenza del contratto), livelli di servizio non sufficienti (come la banda in upload), dispositivi tablet o pc non in linea con le specifiche tecniche minime richieste, difformità tra i documenti presentati e i dati caricati sul portale gestito da Infratel.

Le difficoltà

Proprio il tema delle elevate specifiche tecniche richieste ai tablet e ai pc, soprattutto all’inizio, ha frenato l’incentivo ed è stato necessario apportare dei correttivi in corso. Tuttavia, a giudicare dal bilancio, non è bastato. Troppo debole la campagna informativa del governo, e anche le compagnie telefoniche non hanno spinto come ci si aspettava. Fin dal lancio della misura le associazioni dei consumatori, a partire da Altroconsumo, hanno criticato diversi aspetti come l’obbligo di scegliere il pc o il tablet tra quelli proposti dai gestori senza poter rivolgersi ai negozi di elettronica. e i vincoli temporali molto lunghi che legano il sottoscrittore all’operatore.

Destinare i voucher anche alle famiglie che già possiedono un contratto a banda larga fisso per ottenere una connessione con performance migliori è apparso poi poco attraente per gli utenti, visto che in assenza dei voucher, gli operatore comunque non applicavano costi aggiuntivi nei casi di upgrade tecnologico. Nel primo periodo, inoltre, fino a marzo 2021, l’incentivo non è stato operativo su tutto il territorio nazionale perché nelle regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Toscana, e su richiesta di queste regioni, la misura era applicabile solo ad utenze localizzate nei Comuni con peggiori performance di copertura.

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