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Il Fmi lancia l’allarme: «Emergenza mamme»

«Per riprendersi completamente l'economia mondiale ha bisogno di reintegrare completamente le donne nella forza lavoro»

di Simona Rossitto

3' di lettura

Mamme con bambini piccoli: sono loro le più colpite dalla ricadute della pandemia Covid-19 a livello occupazionale. Una vera e propria "emergenza mamme" come la definiscono nel loro post sul sito dell'Imf Kristalina Georgieva (managing director del Fondo monetario internazionale), Stefania Fabrizio, Diego Gomes, e Marina Tavares. Basti un dato: negli Stati Uniti, tra aprile e dicembre 2020, essere madre di almeno un bambino di età inferiore a 12 anni ha ridotto di 3 punti percentuali la probabilità di essere occupati rispetto a un uomo. Sono i risultati del working paper del Fondo monetario internazionale intitolato "She-Cession: The Employment Penalty of Taking Care of Young Children". Lo studio rileva inoltre che l'onere che grava sulle madri con bambini piccoli rappresenta il 45% dell'aumento del divario di genere nell'occupazione totale. Un fenomeno che ha anche causato una perdita economica stimata in quasi lo 0,4% della produzione tra aprile e novembre 2020. La pandemia potrebbe finire per aggravare non solo le disparità di genere ma anche quelle di reddito e razza. Negli Usa le madri con meno di una laurea e di colore hanno perso o hanno lasciato il lavoro in numero maggiore durante le prime fasi della pandemia e stanno tornando a lavorare a un ritmo molto più lento rispetto ad altri gruppi.

Analizzando il caso degli Usa a fronte di altri due Paesi colpiti dalla pandemia, Spagna e Regno Unito, emergono scenari differenti legati alle diverse politiche occupazionali attuate. Gli Stati Uniti hanno favorito il sostegno ai disoccupati attraverso sussidi più elevati e per periodi più lunghi mentre Regno Unito e Spagna hanno optato per sistemi volti a preservare i legami tra dipendenti e datori di lavoro. Nonostante le differenze, tutti e tre i Paesi condividono un dato in comune: le madri di bambini piccoli sono state colpite in modo sproporzionato dal lockdown e dalle misure di contenimento della pandemia. La chiusura delle scuole e l'avvio della didattica a distanza hanno avuto come contraltare un accumulo di responsabilità sulle spalle dei genitori e, in particolare, delle madri.

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Di conseguenza, molte donne, che in gran parte stavano sostenendo il peso della cura dei bambini e dei lavori domestici anche prima della pandemia, hanno dovuto lasciare l'occupazione o ridurre il numero di ore lavorate. In tutti e tre i Paesi le donne con bambini piccoli hanno subito perdite di posti di lavoro maggiori e/o un calo delle ore lavorate rispetto ad altre donne e uomini. «Un anno fa – commentano Kristalina Georgieva, Stefania Fabrizio, Diego Gomes, and Marina Tavares nel loro post intitolato proprio "L'emergenza delle mamme" - il mondo è cambiato. Mentre l'effetto della pandemia sui lavoratori è variato in tutto il mondo, la nuova realtà ha lasciato molte madri in difficoltà. Con le scuole e gli asili nido chiusi, molti sono stati costretti a lasciare il lavoro o ridurre le ore lavorative. Le nuove stime del Fmi confermano l'impatto fuori misura sulle madri lavoratrici e sull'economia nel suo complesso. In breve, nel mondo del lavoro, le donne con bambini piccoli sono state tra le maggiori vittime».

Di fronte a un problema sotto gli occhi di tutti, gli autori del post propongono soluzioni mirate. Occorrono, secondo loro, sostegno finanziario attraverso misure quali crediti d'imposta per le famiglie a basso reddito con figli, estensione dei sussidi di disoccupazione; assistenza all'infanzia e scuole, includendo queste ultime tra le priorità nelle campagne di vaccinazione; politiche di riallocazione, facilitazioni nell' accesso ai finanziamenti. «Le madri – scrivono - hanno svolto un ruolo cruciale durante questa pandemia, prendendosi cura dei bambini e assorbendo molti dei costi associati alle misure di contenimento introdotte per fermare la diffusione del virus». Adesso occorre occuparsi di loro anche perché «per riprendersi completamente l'economia mondiale ha bisogno di reintegrare completamente le donne nella forza lavoro». Per l'Italia basti un dato: a dicembre 2020 il 98% dei 101mila posti di lavoro persi erano occupati da donne; nell'intero anno scorso, dice l'Istat, il 70 per cento.

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