trasporti

Il fondatore di Waze: «La mobilità condivisa salverà il mondo»

«pazio, ci muoviamo in maniera inefficiente»: per Uri Levine le soluzioni per la mobilità sono a portata di mano

di Elena Comelli


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3' di lettura

Occupiamo “troppo spazio”. E se lo dice Uri Levine, fondatore di Waze, l’app mobile di navigazione stradale utilizzata da oltre 250 milioni di persone nel mondo per schivare gli ingorghi, dev’essere vero. A margine della conferenza Innovation for Good Life, organizzata a Tel Aviv dal forum internazionale di responsabilità sociale Maala, Levine sostiene che nel giro di due generazioni il concetto di auto privata è destinato a sparire. «I nostri nipoti non riusciranno nemmeno a concepire l’idea di possedere un’auto», prevede Levine. E sarà meglio così, perché già oggi chi usa l’auto passa la maggior parte del tempo bloccato in un ingorgo oppure a cercare parcheggio, con o senza Waze. L’imprenditore - che ha lasciato Waze dopo l’acquisizione da parte di Google nel 2013 - si è detto convinto che solo la mobilità condivisa risolverà la totale irrazionalità dei sistemi attuali di trasporto, in cui il 90% degli automobilisti viaggia da sola in un veicolo che potrebbe contenere cinque persone.

«Non ha senso parlare di sostenibilità dei trasporti finché andrà avanti questa enorme inefficienza», ragiona Levine, che dopo Waze ha lanciato Moovit, Engie e una serie di altre app incentrate sul mondo dei trasporti: «Basti pensare a una corsia autostradale lunga un chilometro, occupata da una quarantina di veicoli, che contengono meno di 50 persone. Ve l’immaginate? 50 persone in un chilometro di strada, è davvero troppo spazio. Ci sono solo due soluzioni: o si aumenta la densità di persone nei veicoli - trasferendo tutti sui mezzi pubblici o su sistemi come Waze Carpool e BlaBlaCar - oppure si riduce la dimensione dei veicoli, ad esempio usando di più bici e scooter». Ovviamente per ottenere questo risultato ci vogliono politiche pubbliche di supporto, ma non nel senso di incentivi alle auto elettriche, che secondo Levine non risolveranno alla radice il problema della mobilità: «Ci vogliono corsie diverse per veicoli diversi e in tutte le strade bisogna privilegiare i trasporti in comune e i veicoli piccoli, come le bici e gli scooter, sui veicoli grandi e vuoti come le auto private».

Per evitare la paralisi totale del traffico, che in molti sistemi crea già enormi danni allo sviluppo economico, le città e le regioni circostanti dovranno per forza arrivare a soluzioni di questo tipo, utilizzando i dati del traffico raccolti dalle app come Waze, che proprio in questi giorni sta collaborando con grandi metropoli come Toronto o Philadelphia per fluidificare i trasporti. «Chi troverà una soluzione efficace a questo problema renderà al tempo stesso un servizio all’economia e al clima, riducendo il numero di veicoli in circolazione e quindi le emissioni, che al momento nel settore dei trasporti stanno aumentando», sostiene Levine. «Le imprese private, come Waze o Moovit, potranno fornire strumenti per l’efficientamento della mobilità, ma la vera svolta avverrà facendo cambiare abitudini alle persone, che di solito agiscono solo mosse dalla gratificazione istantanea oppure da un interesse economico». In questo senso solo l’intervento pubblico può spingerle verso la mobilità sostenibile, ad esempio rendendo i trasporti in comune più competitivi, come nelle città dove si comincia a renderli gratuiti, oppure facendo pagare i parcheggi delle auto nei centri cittadini al reale prezzo dello spazio pubblico che occupano, e quindi molto di più di quanto sia comune oggi, come a Copenhagen.

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