Intervista

Il fondo Amber: «Popolare di Sondrio vale, ora serve un’aggregazione»

Il fondatore e managing partner: «È la banca più sottovalutata in Italia, servono progressi nel rapporto con il mercato». In caso di hard Brexit «Amber è pronta a trasferire tutte le attività in Italia»

di Simone Filippetti


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(Ansa)

3' di lettura

LONDRA - Nella piccola saletta riunioni, le pareti sono abbellite da foto di una imponente montagna innevata. Gli uffici sono quelli del quartiere generale, a Londra, di Amber Capital, il fondo attivista che in Italia ha dato da torcere a molti. La montagna in questione è l’Ararat, il luogo simbolo dell’Armenia, che ricorda al fondatore e managing partner Joseph Oughurlian le sue origini. Ma in questi giorni il finanziere armeno-americano guarda ad altre montagne: le Alpi. Dall’Arca di Noè alla Valtellina. L’ultima mossa è stata salire al 6% della Banca Popolare di Sondrio. C’è grande attesa sulla banca resa grande da Piero Melazzini: la storia degli ultimi dieci anni insegna che dove Amber è entrata e ha fatto le sue battaglie sulla governance, gli azionisti hanno (quasi) sempre brindato.

Da Parmalat, dove Amber ha costretto Lactalis a ben due Opa; a Save, l’aeroporto di Venezia. E ancor prima con Impregilo quando Amber fiancheggiò l’allora semisconosciuto Pietro Salini nella scalata che ha creato il colosso italiano delle costruzioni. Ora la fiche è stata puntata su una piccola banca italiana che capitalizza 760 milioni di euro. Una mossa che ancora una volta spariglia le carte. Ourghulian è un contrarian da sempre: dopo anni difficili, le banche si sono ripulite dai prestiti tossici. E a giudicare dall’exploit di Borsa sulle voci di un matrimonio Banco-Bpm e Ubi, forse Oughurlian ha visto giusto ancora una volta.

Perché Amber investe in Popolare di Sondrio? Le banche italiane sembrano dei cavi dell’alta tensione. Chi le tocca, rimane fulminato…

Guardi, agli occhi di un investitore straniero le banche italiane in generale a prima vista sembrano poco attraenti. Invece, dopo una notevole pulizia di NPL, sono tornate a essere interessanti. Sulla Sondrio in particolare posso dire che abbiamo imparato a conoscerla bene: crediamo sia tra le migliori banche del settore. Eravamo azionisti già dal 2015. Abbiamo semplicemente incrementato di un 1%.

Non è poco per una popolare. Sono banche con una governance “discutibile”: voto capitario, piccoli feudi locali, logiche lontane da quelle anglosassoni di mercato…

La Sondrio ha 160mila soci, la maggior parte dei quali clienti. C’è un legame molto forte con il territorio. A differenza di altre popolari, la Sondrio non ha fatto operazioni avventate né ha distrutto valore. È stata gestita bene senza logiche clientelari. Questo ci piace molto. Detto questo, c’è però una legge che ha stabilito che le popolari devono trasformarsi in spa e anche la Sondrio dovrà realizzare questo passaggio.

Al di là del diritto societario, avrà visto la Borsa: nell’ultimo anno la banca ha dimezzato il suo valore…

Il prezzo di borsa è abbastanza deludente, è vero: la Popolare di Sondrio, secondo noi, è oggi la banca più sottovalutata del paese. La banca ha ancora in pancia tanti NPL ma proprio di recente ha avviato un derisking e vanta sufficienti provisioning (accantonamenti, Ndr). In realtà la banca è super-patrimonializzata: il Cet 1 è al 15% ben sopra la media nazionale. Ma la banca non è abbastanza brava a raccontare quello che fa. Ci attendiamo progressi nel rapporto con gli investitori.

Avete bussato alla porta della banca per un posto in cda?

No, per ora non lo abbiamo fatto. Apprezziamo lo sforzo di rinnovamento. E abbiamo costruito un buon rapporto con il management: nemmeno loro sono contenti di vedere il titolo così depresso.

Dove c'è Amber, c'è Opa. Sarà lo stesso per la Sondrio?

La questione delle banche è più ampia. Le popolari dovranno per forza aggregarsi. Il consolidamento era già iniziato con la Riforma Renzi, ma poi si era bloccato perché la Bce ha imposto rafforzamenti di capitale importanti per gli NPL. Ora possono riprendere le aggregazioni.

Avete abbandonato le aziende industriali italiane per la banche?

Tutti guardano al nostro investimento nella Popolare di Sondrio perché lì abbia incrementato la nostra quota . Ma in realtà continuiamo a investire in tante belle realtà industriali italiane: Ascopiave, IVS, Fila e in realtà più piccole come SIT e IEG.

Vista da qui, l'Italia è vicina, e la città lì fuori invece lontanissima. Ma che succede con Brexit?

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