risparmio

Il fondo H2O di Natixis nel caos, tra i sottoscrittori molti italiani

di Gianfranco Ursino


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(Reuters)

1' di lettura

La preoccupazione è alta, soprattutto in Italia, dove i fondi di H2o Asset Management sono stati super-gettonati negli ultimi anni sulla scia delle positive e accattivanti performance evidenziate soprattutto nel 2018, quando la quasi totalità dei fondi ha chiuso l’anno in negativo. Una parte consistente dei 30 miliardi di euro gestiti dalla società affiliata al gruppo Natixis Global Am proviene infatti dagli accordi di distribuzione che la società di gestione ha in essere con oltre 30 intermediari italiani: Azimut, Banca Generali , Bper, Bnl Bnp Paribas, Fineco, IWBank, Mediolanum e Widiba solo per citare le realtà più grandi.

A sollevare il polverone e far partire un’ondata di riscatti negli ultimi giorni sui fondi di H20 sono state le notizie di potenziali conflitti di interesse che coinvolgerebbero il fondatore Bruno Crastes. Una vicenda che ha acceso i riflettori sulla componente illiquida dei portafogli, in particolare sugli asset del fondo H20 Allegro che adotta una strategia global macro e lascia molta discrezionalità e flessibilità al gestore.

Nonostante le rassicuranti affermazioni diffuse con un comunicato da Natixis, nella giornata di ieri le azioni del gruppo parigino hanno perso in Borsa in una sola seduta l’11,8%. Lo stesso Bruno Crastes ha dichiarato che «le esposizioni complessive verso attività illiquide di H2O sono strettamente limitate tra il 5% e il 10% nei fondi Allegro, Adagio e Multibonds. La liquidità non è un problema e continueremo a fornire agli investitori aggiornamenti in piena trasparenza».

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