la partita delle nomine

Il Fondo monetario a caccia del successore della Lagarde

Una regola non scritta assegna da sempre all’Europa la direzione dell’organismo internazionale: in attesa della decisione, il 4 ottobre prossimo, i membri europei dell’Fmi hanno ristretto il campo a una rosa di cinque candidati

di Gianluca Di Donfrancesco


Due donne alla guida dell'Europa

3' di lettura

Con Christine Lagarde in uscita nel giro di qualche mese, per sostituire Mario Draghi alla Bce, il Fondo monetario internazionale si prepara a nominare il suo successore. Il processo di selezione si è aperto ufficialmente ieri e sarà concluso il 4 ottobre, con il nome del prossimo direttore generale.

Dal 2 luglio, la funzione è temporaneamente svolta da David Lipton, il vice di Lagarde, che si è autosospesa quando è stata nominata alla guida della Banca centrale europea (le dimissioni diventeranno ufficiali il 12 settembre). Per settimane si è immaginato un suggestivo scambio di poltrone tra Lagarde e Draghi. Giovedì, però, l’italiano ha deciso di sfilarsi ufficialmente dalla corsa alla guida dell’Fmi, dichiarandosi «indisponibile».

Christine Lagarde ha rassegnato le dimissioni come direttore generale dell’Fmi: dal 1° novembre sarà presidente della Banca centrale europea al posto di Mario Draghi

L’apprezzamento per Draghi è unanime e Parigi lo appoggia con forza. Contro di lui giocherebbe il vincolo anagrafico: per statuto, il direttore del Fondo non può avere più di 65 anni quando viene nominato e non può restare in carica oltre i 70 anni. Draghi ne ha 71, ma pur di avere «Super Mario», la Francia non ha esitato a proporre l’eliminazione del paletto.

Monopolio europeo

Il direttore generale viene scelto senza riguardo per la sua provenienza geografica, recitano le regole del Fondo. Ma sin dall’istituzione, nel 1945, alla sua guida c’è sempre stato un europeo, in base al principio non scritto che assegna in cambio agli Usa la scelta del capo della Banca mondiale. Dove ad aprile la Casa Bianca ha piazzato l’americano David Malpass. L’Europa non intende rinunciare al proprio diritto acquisito. C’è però qualche difficoltà.

In primo luogo, la spartizione delle poltrone tra europei e americani è indigesta ai Paesi emergenti, che denunciano di non essere adeguatamente rappresentati nelle due istituzioni, nonostante il loro peso economico e demografico. In secondo luogo, resta da vedere se Donald Trump rispetterà la tradizione e non metterà i bastoni tra le ruote all’Europa. Soprattutto se il Vecchio Continente stenta a compattarsi dietro il nome di chi dovrà reggere il Fondo nei prossimi cinque anni.

A spingere per arrivare a una soluzione in tempi rapidi è soprattutto la Francia, che ha espresso 5 degli 11 direttori generali dell’Fmi. Christine Lagarde, prima donna al vertice dell’istituto, prese il posto di Dominique Strauss-Kahn, travolto da uno scandalo sessuale che lo costrinse a dimettersi prima della scadenza del mandato.

La scorsa settimana, il ministro delle Finanze francese, Bruno Le Maire, che coordina la selezione europea, ha provato a tirare le fila: «Quello che vogliamo in Francia è una decisione in fretta e un candidato unitario, presentato dalla Ue, senza rivalità inutili». Ieri, i membri europei del board dell’Fmi si sono riuniti per portare avanti la discussione, ma una decisione non arriverà fino alla prossima settimana.

I possibili candidati

Con Draghi che si è chiamato fuori, gli Stati europei avrebbero definito una rosa di cinque nomi, secondo il ministero delle Finanze francese: Olli Rehn, governatore della Banca centrale finlandese ed ex commissario Ue; Jeroen Dijsselbloem, ex ministro delle Finanze olandese ed ex presidente dell’Eurogruppo (protagonista di aspre polemiche con l’Italia); la spagnola Nadia Calvino, ministro dello Finanze; l’attuale presidente dell’Eurogruppo e ministro delle Finanze portoghese, Mario Centeno; Kristalina Georgieva, direttore generale della Banca mondiale, sulla quale però pesa il vincolo anagrafico: ha già 65 anni. Rehn ieri ha detto di «essere pronto» all’incarico, secondo un quotidiano finlandese.

Sembra ormai fuori dalla corsa il governatore della Bank of England, Mark Carney, cittadino canadese con passaporto irlandese e inglese: non ha il sostegno di Parigi. Stessa sorte per altri nomi che erano stati accostati a una possibile candidatura: il francese Benoit Coeuré, membro del board della Bce; il tedesco Wolfgang Schäuble, ex ministro delle Finanze; il greco Euclides Tsakalotos, l’ex ministro delle Finanze che ha attuato il terzo piano di salvataggio di Atene.

Le regole

La selezione del direttore generale dell’Fmi spetta al Consiglio esecutivo, composto da 24 membri eletti da Paesi o gruppi di Paesi, al quale spetta indicare le candidature. Anche i governatori delle Banche centrali e i ministri delle Finanze possono proporre candidati. Le candidature potranno essere presentate a partire dal 29 luglio e non oltre il 6 settembre e saranno tenute riservate. Tocca al Consiglio esecutivo restringere la lista a una rosa di tre candidati, che sarà resa pubblica, e procedere alle loro audizioni. Al termine, i 24 membri potranno votano il nuovo direttore generale a maggioranza, «anche se l’obiettivo è arrivare a una decisione consensuale», come sottolinea l’Fmi.

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