istituzioni ed emergenza

Il Fondo monetario internazionale grande assente nel fronte anti Covid-19

Con un trilione di dollari in pancia, il Fondo ha una potenza di fuoco enorme ma, nonostante le richieste avanzate da diversi paese, non ha aperto il portafoglio

di Alessandro Plateroti

Coronavirus, Fmi: "Segnali di ripresa, previsioni in leggero rialzo"

Con un trilione di dollari in pancia, il Fondo ha una potenza di fuoco enorme ma, nonostante le richieste avanzate da diversi paese, non ha aperto il portafoglio


2' di lettura

Chi l'ha visto? Parlo del Fondo Monetario Internazionale: è il grande assente nel fronte anti Covid. Governi e banche centrali sono in trincea, ma l'unica istituzione internazionale che potrebbe aiutare a sostenere le spese non apre il portafoglio. Con un trilione di dollari in cassa, l'Fmi ha la potenza di fuoco del bazooka di Draghi. Il Fondo, in quanto agenzia incaricata di gestire i problemi finanziari globali immediati, dovrebbe essere in prima linea: solo nelle ultime settimane, più di 100 paesi, ovvero più della metà dei membri delle Nazioni Unite, hanno chiesto aiuto al Fondo Monetario.

La richiesta della Cina

In testa al gruppo, c’è ovviamente la Cina: Pechino ha chiesto formalmente al Fmi di aiutare tutti i governi in difficoltà attraverso una nuova assegnazione di diritti speciali di prelievo (SDR in inglese). I Dsp creati dal Fmi potrebbero essere utilizzati dai paesi per ottenere valuta forte senza condizioni e, a differenza di un tipico prestito del Fmi, non richiederebbero il rimborso: denaro gratis, non altri debiti col mercato. Per l'Italia, che al Fondo Monetario ha già staccato un assegno di oltre 20 miliardi di euro solo per le “quote associative”, sarebbero soldi benedetti. Ma gestire denaro non fa banchieri. La cassa resta chiusa per tutti: soprattutto alla richiesta di assegnare 2mila miliardi di DSP - equivalenti a circa 2,8 trilioni di dollari - ai 189 paesi membri dell'FMI in guerra contro il Covid.

Il veto degli americani

Per il governo americano, che ha il diritto di veto sui soldi del fondo, il rischio politico conta più del merito di credito. Con buona pace di alleati e bisognosi. Con la divisione pro-quota dei nuovi Diritti di prelievo, infatti, la Cina incasserebbe 170 miliardi di dollari in aiuti straordinari, mentre oltre 20 miliardi di dollari e andrebbero all'Iran. Non solo: quasi 75 miliardi di dollari al Cremlino, 17 miliardi di dollari per il regime di Assad in Siria e altri 20 miliardi di dollari al Venezuela. Piuttosto che regalare decine miliardi da usare senza vincoli a governi e regimi ritenuti da Trump tra i più brutali del mondo, meglio niente per tutti.

La partita sugli aiuti resta aperta

Che dire? Secondo fonti diplomatiche, la partita sugli aiuti non è chiusa e marcia insieme alla riforma dei meccanismi che regolano l'uso dei Ddp e la missione del Fondo Monetario. Durante la crisi del debito sovrano in Europa, se ne era già discusso tra i grandi governi, ma anche questo problema è sparito sotto il fiume di liquidità che ha inondato i mercati internazionali. Ma i tassi a zero non fermano i contagi: la missione del Fondo va rivista. Altrimenti, pensando all'Italia, pagare 20 miliardi di euro (più le spese) per avere solo brutte pagelle a fine anno, diventa davvero una spesa eccessiva... o uno “spreco” come dice il Fondo.


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