auto elettrica

Il fondo saudita Pif fa bingo con l’operazione Lucid: super plusvalenza

La partecipazione sarebbe valutata circa 32 miliardi, in base al prezzo corrente delle azioni della Spac Church Capital IV del finanziere Michael Klein

di Al.An.

3' di lettura

Persa la grande occasione del super rally di Tesla per avere venduto troppo presto la sua quota del 5%, il fondo sovrano saudita Pif (Public investment fund), potenza di fuoco da 400 miliardi di dollari di asset gestiti, al secondo tentativo pare abbia fatto centro: con un investimento da 1 miliardo potrebbe vederne tornare indietro oltre una trentina. In fondo le auto elettriche sono il prossimo Eldorado e per qualcuno (uno a caso, Elon Musk, ma anche i suoi emuli cinesi) già lo sono. Altri, soprattutto le case europee, per ora non raccolgono quanto investono.

Pif ha investito nel 2018 1 miliardo per la quota di maggioranza di Lucid Motors, il costruttore di auto elettriche basato a Newark (California), con il quale ha un accordo per produrre anche in Arabia Saudita. La  fabbrica dovrebbe sorgere vicino a Jeddah, sul Mar Rosso, anche se il ceo della casa automobilistica, Peter Rawlinson, ha dichiarato martedì scorso che non ci sono scadenze a breve. Intanto dalla fabbrica Lucid di Casa Grande, in Arizona, ultimata in dicembre,  non è ancora uscita un'auto (la berlina di lusso Air da 70mila dollari doveva vedere la luce in primavera ma il debutto ha subito un nuovo rinvio a fine anno, se non agli inizi del 2022). Questo non ha fermato l'operazione finanziaria di fusione con la Spac Churchill Capital IV, in vista di un'Ipo nel secondo trimestre. Il fondo saudita deterrà una partecipazione del 62% in Lucid una volta completata l'acquisizione della casa automobilistica da parte del veicolo CCIV.

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La partecipazione, secondo i calcoli di Bloomberg, varrebbe circa 32 miliardi, in base al prezzo corrente delle azioni di Churchill Capital IV, cresciute di oltre il 470% in febbraio e crollate del 38% dopo l'annuncio a inizio settimana. Bingo per Pif, che dovrebbe fornire ulteriori 600 milioni di finanziamenti alla società prima che l'accordo con la Spac del finanziere Michael Klein sia completato. Nell'operazione Lucid Pif ha anche partecipato a un private placement di 2,5 miliardi di dollari in public equity, o Pipe, il più grande mai registrato per una Spac. Con il fondo saudita hanno partecipato BlackRock, Fidelity Management, Franklin Templeton, Neuberger Berman, Wellington Management e Winslow Capital, secondo una dichiarazione congiunta di Lucid e Churchill Capital.

Sotto la guida di Yasir Al-Rumayyan, Pif ha spostato le priorità di investimento dalle partecipazioni in società statali alla creazione di partecipazioni in società come Uber e Jio Platforms, società di servizi digitali controllata dal miliardario indiano Mukesh Ambani. Il rendimento degli investimenti è aumentato da circa il 3% tra il 2014 e il 2016 all'8% tra il 2018 e il 2020, secondo quanto si legge sul sito del fondo saudita.

Mohammed bin Salman

Il fondo ha incrementato vertiginosamente i suoi beni nei cinque anni di presidenza del principe ereditario Mohammed bin Salman, nelle ultime settimane tornato sotto i riflettori per le responsabilità nell'omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi. Lo stesso principe ha annunciato a fine gennaio che il volume del fondo toccherà quota 1,07 trilioni di dollari. Gli investimenti fanno parte di una strategia che mira ad aumentare i rendimenti della ricchezza del regno, diversificando l'economia saudita, rendendola sempre meno dipendente dal petrolio, e creando posti di lavoro: si stima che possano essere 1,8 milioni entro cinque anni.

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