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Così il franco svizzero continua a essere un bene rifugio

Nonostante la valuta elvetica non sia a livelli altissimi, l’acuirsi delle tensioni geopolitiche la rende interessante agli occhi di molti investitori

di Lino Terlizzi

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(Joseph Maniquet - stock.adobe.com)

Nonostante la valuta elvetica non sia a livelli altissimi, l’acuirsi delle tensioni geopolitiche la rende interessante agli occhi di molti investitori


3' di lettura


Il franco svizzero in questi giorni è ancora una volta uno dei beni rifugio preferiti da una parte del mercato, sull’onda soprattutto dell’acuirsi delle tensioni geopolitiche internazionali. Ma, per quanto sia ancora molto forte, la valuta elvetica non è ai livelli stratosferici di cinque anni fa, quando si verificò un evento che fece clamore.

L’abbandono della soglia minima
Il 15 gennaio 2015, infatti, la Banca nazionale svizzera stupiva i mercati e buona parte della stessa Confederazione elvetica, abbandonando a sorpresa la soglia minima di cambio di 1 euro per 1,20 franchi, che aveva introdotto e difeso con forza dal 6 settembre 2011. Per la Bns l’obiettivo della soglia (che non era un cambio fisso ma era comunque una sorta di aggancio all'euro) era chiaramente quello di frenare un apprezzamento del franco che avrebbe ostacolato l’export elvetico e quindi l’economia svizzera nel suo complesso. Ma, dopo oltre tre anni di interventi sul mercato dei cambi, nel gennaio 2015 per la Bns non era più possibile utilizzare quel livello di risorse per difendere la soglia. Il franco tendeva ancora ad apprezzarsi come bene rifugio, l’euro scendeva nei suoi confronti e il dollaro pure. Nel braccio di ferro il mercato stava vincendo. Alla Bns occorreva una trincea più flessibile. L’abbandono della soglia ha provocato nell'immediato un’impennata del franco, con l’euro in discesa a 1 a 1 e il dollaro in calo a 0,70-0,80 franchi.

Le mosse della banca nazionale svizzera
Poi, piano piano, la moneta elvetica ha ceduto un po’ di terreno, anche perché la Banca nazionale svizzera, pur senza soglia, ha continuato comunque ad acquistare valute estere, ampliando ancora il suo bilancio, ed ha insistito con i tassi di interesse negativi sul franco, che ancora oggi sono in vigore. Tra aprile e maggio 2018 si è rivisto brevemente il cambio di 1,20 franchi per 1 euro. Ma è stato appunto un passaggio, perché poi è subentrata nuovamente una graduale tendenza al rialzo per il franco. Oggi siamo a 1,07 franchi per 1 euro, non ci sono i picchi del gennaio 2015 ma la forza della valuta elvetica resta marcata. Il dollaro, dopo alcuni passaggi attorno all'1 a 1 nella fase precedente, è ora a 0,96 franchi.

I timori sull’export
Il quel gennaio del 2015 la Borsa svizzera ha subìto un forte contraccolpo, con una perdita dell’8,6% in un solo giorno. Si temeva per le sorti delle esportazioni, voce importante del Pil elvetico. Una parte dell’industria rossocrociata in quei giorni ha attaccato duramente l’abbandono della soglia di cambio da parte della Bns. Nick Hayek, azionista e ceo di Swatch Group, ha parlato di “tsunami per l'economia svizzera”. I sindacati hanno per la loro parte criticato la mossa della Bns.

La tenuta dell’economia e del mercato
A cinque anni di distanza, il bilancio secondo molti analisti è misto. L’economia elvetica ha subìto alcuni rallentamenti, ma non c'è stata una recessione e la tenuta è stata decisamente superiore alle previsioni. Le imprese svizzere orientate all’export hanno subìto una riduzione dei margini, ma sono riuscite a mantenere le posizioni grazie alla qualità dei beni e dei servizi e grazie alla diversificazione dei prodotti e dei mercati. Le esportazioni nel complesso hanno tenuto. La Borsa svizzera è rimasta uno dei punti di riferimento europei in campo azionario. I tassi negativi sul franco sono oggetto di critiche, perché incidono sul settore bancario e finanziario e penalizzano una parte degli investitori, ma la Bns sin qui ha potuto rispondere con la buona tenuta complessiva dell’economia. Lo stesso dicasi per le critiche a un bilancio della Bns ormai molto ingrossato dagli acquisti di valute estere. Il franco per ora non è tornato ai massimi del gennaio 2015, anche se resta un bene rifugio, come conferma il suo apprezzamento di questi giorni.

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