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Il franco svizzero torna a mostrare i muscoli contro euro e dollaro

Nonostante gli sforzi della banca centrale l’emergenza sui mercati spinge una parte degli investitori verso il tradizionale bene rifugio con targa elvetica. La rinnovata forza del franco, inoltre, non è una buona notizia per le esportazioni rossocrociate

di Lino Terlizzi

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Nonostante gli sforzi della banca centrale l’emergenza sui mercati spinge una parte degli investitori verso il tradizionale bene rifugio con targa elvetica. La rinnovata forza del franco, inoltre, non è una buona notizia per le esportazioni rossocrociate


2' di lettura

Senza clamore ma con chiara direzione di marcia, il franco svizzero si sta nuovamente rafforzando. Le bufere legate al coronavirus spingono una parte degli investitori verso il tradizionale bene rifugio con targa elvetica. Già nei mesi precedenti, sull'onda della guerra dei dazi e delle tensioni geopolitiche internazionali, la valuta svizzera aveva registrato una graduale tendenza al rialzo. Il virus e gli scossoni sui mercati di queste settimane hanno poi impresso una spinta maggiore.

L'euro ha perso altre frazioni sulla moneta elvetica ed è ora nella fascia 1,05-1,06 franchi, contro gli 1,13 di un anno fa e gli 1,08 di inizio anno. Nel contempo la valuta svizzera ha guadagnato terreno anche sul dollaro Usa, che è ora attorno a 0,95 franchi, contro l'1 a 1 di un anno fa e lo 0,96-0,97 di inizio anno. C'è da notare che nei giorni scorsi il biglietto verde americano, durante gli scossoni sui mercati, era sceso sino a un minimo di periodo di 0,92 franchi.

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La nuova ascesa rafforza gli investimenti in franchi, fatti sia da quanti dall'estero puntano su un approdo in tempi di acque agitate sui mercati internazionali, sia da quanti dall'interno – investitori istituzionali e privati elvetici – puntano sulla propria robusta moneta anziché guardare altrove. Tutto questo può presentare alcuni vantaggi per la piazza finanziaria svizzera. D'altro canto, però, la rinnovata forza del franco non è una buona notizia per le esportazioni elvetiche, che hanno qualche ostacolo in più. In questi anni l'export svizzero ha nella sostanza tenuto, ma un franco un po' meno forte darebbe più fiato all'industria d'esportazione.

La Banca nazionale svizzera (Bns) da tempo cerca di frenare il franco, attraverso acquisti di valute estere e attraverso i tassi negativi. Nel gennaio 2015 la Bns ha dovuto abbandonare la soglia di cambio con l'euro a 1,20 franchi, dopo averla a lungo difesa. In quei giorni il franco è andato all'1 a 1 con l'euro, poi gli interventi della Bns e i tassi negativi hanno frenato la valuta svizzera; ma l'1,20 con l'euro si è rivisto solo per un breve periodo, tra aprile e maggio del 2018.

È vero che l'azione della Bns ha permesso di non tornare ai livelli del gennaio 2015, ma è anche vero che ora – a 1,05-1,06 – quei livelli tornano ad avvicinarsi. Il 19 marzo la Bns si pronuncerà sulla politica monetaria e molti in Svizzera si chiedono se l'istituto centrale renderà i tassi di riferimento ancor più negativi, magari portandoli dall'attuale -0,75% al -1%, sempre per frenare il franco. Una parte di operatori e analisti ritiene che ciò accadrà, più avanti se non già il 19 marzo, un'altra parte ritiene invece che la Bns accentuerà nel caso gli acquisti di valute estere sul mercato ma cercherà di evitare tassi ancora più negativi, visto che i tassi negativi hanno qualche efficacia sul cambio ma creano anche alcuni problemi al settore finanziario e ai risparmiatori. Il franco si rafforza nuovamente, i riflettori sono sulla Banca nazionale svizzera.

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