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Il freno da energia e materiali Ma l’industria cresce ancora

di Luca Orlando

. In numerose cartiere prima di decidere se produrre, si guarda al prezzo giornaliero del gas

3' di lettura

Si può vedere il bicchiere mezzo pieno. Con una saturazione degli impianti a ridosso dell’80%, ai massimi storici, così come da record sono i giorni di produzione assicurata, oltre quota 80.

Oppure si può guardare alla parte del calice mezzo vuota, con la produzione a rallentare il passo, le aspettative che si fanno più cupe, i margini che si assottigliano di fronte all’impennata dei costi dell’energia e dei materiali.

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Due mondi che coesistono tra le aziende della Lombardia, alle prese con fenomeni contrastanti, in un mix mai sperimentato in passato. Se infatti la massa di commesse raccolte testimonia una domanda ancora tonica, quasi ovunque è impossibile scaricare a terra l’intera produzione possibile a causa dei nuovi vincoli che ostacolano le aziende.

Crisi dei chip, carenza di materie prime e componenti, impennata continua dei prezzi dell’energia rappresentano i nodi che le imprese devono affrontare ogni giorno. In numerose cartiere, ad esempio, prima di decidere se produrre, si guarda al prezzo giornaliero del gas. E spesso, qui come in altri settori, si prosegue con la commessa solo dopo aver chiesto al cliente un sovraprezzo straordinario per tenere conto dei rincari.

Il che crea ovviamente difficoltà crescenti nel mantenere attiva e stabile la produzione, così come nel formulare offerte che abbiano senso dal punto di vista economico.

Così, i risultati del primo trimestre sono una sintesi di queste dinamiche opposte, spinte e ostacoli che nel complesso frenano ma non abbattono la manifattura.

La produzione cresce rispetto al periodo precedente dell’1,8%, rallentando così il passo rispetto ai progressi superiori al 2% dei quattro trimestri precedenti. Nel confronto annuo, tuttavia, l’aumento resta robusto. La variazione tendenziale della produzione sfiora infatti l’11% e ancora più alta (+19%) è quella del fatturato, dove però pesa in modo evidente l’adeguamento al rialzo dei listini, che da fine 2021 rappresenta ormai una costante nelle negoziazioni.

Ad ogni modo, a confortare è la pervasività del recupero: tra i settori monitorati nel rapporto congiunturale realizzato da Unioncamere Lombardia non vi è un solo segno meno. A guidare la ripresa sono i comparti più penalizzati dal Covid, come Pelli-Calzature, Abbigliamento e Tessile, aree che in termini di produzione annua crescono tra il 23 e il 29%. L’abbigliamento, inoltre, presenta il tasso di utilizzo maggiore degli impianti, superando l’86%. Progressi a doppia cifra anche per la meccanica mentre il settore meno brillante è quello dei mezzi di trasporto, in progresso solo del 3,4%.

Anche il mercato del lavoro al momento continua ad avere un’intonazione positiva. L'occupazione in questo primo trimestre 2022 presenta infatti dati positivi, sia sul versante dei flussi occupazionali che su quello della Cassa Integrazione. I tassi di ingresso e di uscita del trimestre sono entrambi in aumento, ma la maggior vivacità degli ingressi e l'assestamento delle uscite, portano ad un saldo positivo dello 0,7%. In parallelo, il ricorso alla Cig continua a diminuire raggiungendo il livello minimo, con una quota sul monte ore trimestrale di appena lo 0,5%, in linea con quanto accadeva nella fase pre-Covid. Soltanto quattro settori presentano ancora una quota di Cig superiore all'1% e tra questi spicca l'Abbigliamento, il settore più colpito dalla pandemia, con una quota del 3,3%.

Come anticipato, se il presente tutto sommato ancora pare confortante, si registra invece una pesante caduta delle attese future. Il primo trimestre 2022 rileva così forte sensibilità ai conflitti internazionali ed alle conseguenze che si determinano nell'economia, e che si sommano alle difficoltà già evidenti nel 2021. Così, se le aspettative restano al momento positive per tutti gli indicatori, vi è una evidente tendenza al ribasso. In particolare, si rileva un leggero calo nelle attese sull'occupazione (ma erano salite a fine 2021 e si posizionano ora sul livello del terzo trimestre 2021 e sul fatturato). Le contrazioni più significative sono attese sulla domanda, estera e interna, e sulla produzione. Cambio di umore legato anche all’impennata dei prezzi e ai nuovi rischi in arrivo per effetto dell’inflazione. Rispetto al primo trimestre 2021 i listini delle materie prime per le aziende sono cresciuti mediamente del 57,6% per le imprese industriali e del 76,8% per le artigiane. Nel settore siderurgico, dove è rilevante il peso dell’energia, gli aumenti valgono in un anno quasi il 75%.

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