Transizione energetica

Il freno alle rinnovabili rischia di far ritardare l’obiettivo verde

Cresce troppo lentamente il ricorso alle fonti pulite di elettricità. Puglia, Campania e Sicilia le regioni più attive. Gli ostacoli in Sardegna. Iniziative e progetti a confront

di Jacopo Giliberto

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3' di lettura

L’obiettivo appare sempre più coraggioso e sfidante. L’obiettivo da raggiungere è decarbonizzare l’economia del Mezzogiorno (e dell’Italia, e del pianeta) ma mille ostacoli, anche sociali e di accettazione, si frappongono allo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia e alla rinuncia dei combustibili fossili che emettono più anidride carbonica, come il carbone.

Al rallentatore
Lo scenario in cui si muovono le fonti rinnovabili nel Sud è presto riassunto. Il piano nazionale per ridurre le emissioni (si chiama Pniec) dice che entro il 2030 l’Italia taglierà di 51,4 milioni di tonnellate di petrolio-equivalente i consumi di energia, la prima fonte di produzione di anidride carbonica, il gas accusato di scaldare il mondo. Ma il green deal della Ue, cui sono legati i finanziamenti del piano di ripresa, è ancora più esigente e impone all’Italia di installare impianti alimentati a fonti rinnovabili (vento, sole, acqua e così via) per una potenza complessiva di 120mila megawatt, 6.500 megawatt l’anno. Ma per i no e la burocrazia non si riesce a realizzare più di mille megawatt l’anno, protesta l’associazione dei produttori elettrici Elettricità Futura. «Di questo passo — notava amareggiato il presidente Agostino Re Rebaudengo — l’Italia raggiungerà solo nel 2085 l’obiettivo europeo previsto per il 2030».

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Alta visibilità
Buona parte del piano deve essere realizzato nel Mezzogiorno. Le zone più ventose d’Italia sono nel cuore pulsante del Sud, cioè tra Puglia, Basilicata, Campania e Molise. Il sole diventa sempre più diretto e smagliante a mano a mano che si declina verso Mezzogiorno. Dove sono i problemi? Semplice. Primo: le rinnovabili si fanno dove c’è la materia prima del vento, del sole o dell’acqua, non dove sono innocue alla vista panoramica. Secondo: alcune delle fonti rinnovabili sono a “bassa densità”, cioè occupano molto spazio. Molti ventilatori eolici, sempre più grandi, e superfici sempre più vaste ricoperte dal nero lucido dei pannelli al silicio. Il consenso sociale è sempre più difficile.

Prima la Puglia
Secondo le stime più recenti del Gse, il Gestore dei servizi energetici, nel 2019 c’erano in Italia 900mila impianti di produzione elettrica rinnovabile, pari a 55.500 megawatt. La maggior parte, 880mila, sono fotovoltaici, soprattutto le centinaia di migliaia di microimpianti sui tetti di case e stabilimenti.

La Lombardia è la regione con la più alta concentrazione di impianti di produzione elettrica rinnovabile, la geotermia fa della Toscana la prima del Centro; nel Mezzogiorno la prima regione per potenza istallata è la Puglia (10,2% della potenza nazionale); seguono a distanza la Sicilia (6,5%) e la Campania (5,2%). Per l’idroelettrico (in testa Bolzano e Sondrio) nel Sud ha un ruolo Cosenza.

Il vento del Mezzogiorno
Nel Sud si concentra il 96,8% della potenza eolica complessiva del Paese e il 92,4% del parco impianti in termini di numerosità.

La regione con la maggiore potenza eolica è la Puglia, con 2.523,3 megawatt; seguono Sicilia e Campania. Insieme, queste tre regioni coprono il 58,1% della produzione eolica italiana.

Per gli impianti alimentati da bioenergie, a fine 2018 erano in testa Lombardia ed Emilia Romagna; al Sud sono prime Puglia, Campania e Calabria, seguite da Sardegna e Sicilia. Un’assurdità: il solare termico (cioè i pannelli ad acqua calda) vedono in testa Lombardia, Veneto e Piemonte e il Sud è marginale.

Le buone idee
Però ci sono molte buone idee. Per esempio a San Giovanni a Teduccio (Napoli) parte la prima comunità energetica da fonti rinnovabili: sul tetto della Fondazione Famiglia di Maria sarà istallato un impianto solare da 53 chilowatt la cui energia sarà condivisa con 40 famiglie del quartiere. In Puglia il Gse si è alleato con la Regione per offrire rinnovabili in autoconsumo per chi è in maggior difficoltà economica

Sono contestate dai comitati del no la centrale calabrese a biomasse del Mercure e i progetti eolici in mare al largo di Taranto e di Trapani, progetti che invece convincono Greenpeace, Legambiente e Wwf.

Tra gli investimenti in corso, di recente Proger e Edp Renewables hanno proposto un parco eolico a Fulgatore (Trapani); la tedesca Steag Solar e il fondo Kgal ampliano un parco solare in Sicilia; Solar Ventures completa due impianti fotovoltaici in Sardegna, che verranno connessi alla rete elettrica in autunno.

In Basilicata è nato il Manifesto per le energie rinnovabili promosso da Legambiente Basilicata, Alleanza per il Fotovoltaico in Italia e Rete degli Studenti medi Basilicata.

E adesso, una rassegna di alcuni dei no. Il Tar (su ricorso di Giuspubblicisti Associati) ha annullato il no paesaggistico della Regione Basilicata a un parco eolico. La Regione Sardegna, quella delle centrali a carbone, è quella più contraria alle rinnovabili: certo, guarda all’idrogeno verde con Italgas e Crs4, ma ha addotto un motivo paesaggistico per vietare un parco eolico a Florinas, ha paralizzato tutti gli otto progetti di solare termodinamico, frena iniziative idroelettriche.

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